fbpx

Viviamo tempi bui

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in Il Palazzo

nebbia

Non in Italia, per fortuna, bensì nelle realtà locali. Comprendo le ragioni dell’ottimismo di Renzi dopo i risultati della Calabria e dell’Emilia. Valorizzare le vittorie del Pd fa bene alla salute. E rilancia il progetto riformista, che ha bisogno di consenso (non dimentichiamo che in Italia i riformisti sono sempre stati in minoranza, a sinistra, a destra e al centro). Del resto l’ottimismo, come disse D’Alema, è la malattia professionale dei politici. E comunque il piglio futurista non può mascherare le difficoltà che ci sono.

Sono un po’ dappertutto, al centro, dove gli ostacoli sono facilmente rinvenibili in tutte le resistenze che i poteri conservatori oppongono al necessario cambiamento nelle strutture operative dello Stato e, soprattutto, in periferia dove non è ancora neanche arrivato il vento innovatore del renzismo, al nord come al sud.

Innanzitutto al Sud. E’ vero, in Calabria si è vinto meglio che in Emilia. Ma non son certo che indichi una autentica volontà di strutturale cambiamento. Vedremo.

In Campania e a Napoli siamo nel bel mezzo di un imprevedibile inverno. Non ci son certezze e non siamo neanche con l’ancora gettata. Non Salvini, ma la fitta nebbia padana sta invadendo la nostra terra.

Non abbiamo certezza perfino della data delle elezioni regionali. I bene informati (bah!) giurano che saranno rinviate di due mesi, da marzo a maggio. E quindi si continua a manovrare per tenere o evitare le primarie del Pd e nello stesso centro destra, a sfogliare la margherita a favore e contro Caldoro.

La frittata comincia a dare un odore pessimo.

E per di più De Magistris ha ripreso a scassare a più non posso, mettendosi all’opposizione dello Stato nazionale come l’ultimo degli antagonisti, preso dalla sindrome di Sansone. Solo cha a morire non sarà lui ma la città di Napoli, che davvero non si capisce perché non possa avere un sindaco decente e normale.

Ma da politico, sebbene aderente allo SPI CGIL, non posso rinunciare a pensare con ottimismo al futuro.

Noi speriamo che ce la caviamo.