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Benzina e assicurazioni Napoli più cara d`Europa = «Nuovo rincaro per la benzina» I napoletani tremano più di tutti

Scritto da La Redazione Il . Inserito in A gamba tesa

tasse-aumento

[Estratto da pag.2 del Corriere del Mezzogiorno del 03/12/2014] Leonardo Impegno: Caro direttore, finalmente anche il Nord capisce che quella delle Rc auto è una questione che non riguarda solo il Sud, grazie anche all'autorevole parere della voce.info è evidente che il caro-assicurazioni non è più solo una «questione meridionale». Di certo alle nostre latitudini il problema si fa avvertire in maniera decisamente più pungente: in particolare a Napoli, dove si registra l'infelice combinazione di redditi bassi e tariffe salate. Salatissime. 

La notizia certo non potrà che turbare ulteriormente i tartassati consumatori napoletani, già abituati da tempo a convivere col triste record della benzina più cara d'Europa (certificato dal governo sin dal 2012). Un primato destinato, purtroppo, a consolidarsi. La Cgia di Mestre, infatti, annuncia che dal primo gennaio prossimo si dovrebbe materializzare un nuovo aumento dei prezzi dei carburanti: secondo l'organizzazione véneta il provvedimento sarebbe necessario per reperire il gettito mancante alla copertura dell'abolizione dell'Imu sulle abitazioni principali. Il tutto avverrebbe attraverso l'attivazione di una clausola di salvaguardia che, a partire dal 2015, farà crescere le accise sulla benzina di 1,8 cent al litro. Aumento fiscale che, sempre secondo la Cgia, potrebbe raggiungere i 2,2 cent considerando l'effetto dell'Iva. «Sarà comunque un provvedimento dell'Agenzia delle Dogane a stabilire l'esatta quantificazione in modo da reperire 671 milioni nel 2015 e 17,8 milioni di euro nel 2016». Greggio giù, benzina su nonostante il greggio «sia sceso sotto i 64 dollari, in Italia il prezzo dei carburanti alla pompa rimane ancora molto elevato. Ovviamente, a incidere è proprio il carico fiscale che, sia sulla benzina sia sul gasolio per autotrazione, non ha eguali in Europa.

Inoltre, tenuto conto che oltre l'8o per cento delle nostre merci viaggia su gomma - dichiara Giuseppe Bortolussi, segretario dell'associazione lagurare - non è da escludere che gli aumenti di inizio anno spingeranno all'insù soprattutto i prezzi dei principali beni di consumo, penalizzando le famiglie più in difficoltà». Più tasse sul carburante La Cgia ha stimato — a livello nazionale — gli effetti su un pieno di carburante relativo a due tipologie di auto di media cilindrata: una alimentata a benzina, l'altra a gasolio (entrambe con un serbatoio di 50 litri). Ebbene, una famiglia media italiana con un auto di media cilindrata (1.400 ce) alimentata con la «verde» che percorre mediamente 15.000 chilometri all'anno, nel 2015 pagherà al proprio benzinaio 20 euro in più di tasse rispetto al 2014. Se, invece, la comparazione viene eseguita ri- speno al 2010, anno che ha preceduto tutta la raffica di rincari, l'incremento sarà di 249 euro. Una famiglia con un auto (2.000 ce) alimentata a gasolio che percorre mediamente 25.000 chilometri all'anno, invece, pagherà nel 2015 circa 28 euro in più di tasse. Anche qui, se il confronto viene eseguito sul 2010, l'incremento sarà di 387 euro. Napoli maglia nera Ma se questa operazione teorica venisse applicata alla città di Napoli, che succederebbe? L'indicatore schizzerebbe verso l'alto, di molto. L'automobilista del capoluogo campano, va ricordato, paga già un'addizionale regionale di 3,148 euro al litro (Iva inclusa), per coprire vari disavanzi — a cominciare da quello sanitario — un dato superato solo dalla Liguria (6,1) e dal Piemonte 3,172. Dove però già oggi il prezzo alla pompa è decisamente più contenuto rispetto al capoluogo partenopeo. La prova? Basta scorrere i dati dell'Osservatorio Carburanti del ministero dello Sviluppo economico. L'ultima rilevazione su Napoli, relativa al 30 novembre, riportava un costo da 1,85 euro al litro per la «verde» a Posillipo.

A Reggio Calabria si tocca quota 1,84 (a ieri); a Genova il prezzo massimo è di 1,74 cent. A Roma 
siamo a 1,69. Non solo benzina II problema, qui, però, non è solo la benzina. Di recente Bankitalia ha simuliamo il costo della fiscalità locale nell'anno 2013 per tré tipologie di famiglie residenti nei capoluoghi regionali: una famiglia composta da due adulti lavoratori dipendenti (con reddito annuo complessivo pari a 50.000 euro) e due figli minorenni, proprietaria dell'abitazione di residenza di 80 mq e di un'auto di media cilindrata (famiglia A); una famiglia con reddito di 110000 euro annui, per il 60 per cento derivanti da libera professione, un figlio minore, una casa di proprietà di 120 mq nel Comune di residenza e un'auto berlina (famiglia B); un pensionato, in abitazione di proprietà di 80 mq con reddito annuo di 16.000 euro e senza automobile (famiglia C). Nel 2013 la famiglia di tipo A residente nel capoluogo partenopeo ha sostenuto un esborso complessivo per i tributi applicati dagli enti locali campani di oltre 2.000 euro; tale importo, a parità di tipologia familiare, è superiore del 30 per cento alla media dei capoluoghi delle Regioni a statuto ordinario e quasi del 40 a quella dei capoluoghi di regione italiani. Le altre tipologie familiari considerate pagano imposte locali superiori alla media dei capoluoghi delle altre regioni rispettivamente del 20 e 25 per cento (famiglia B) e del 15 e 22 per cento (famiglia C). «Particolarmente elevati nel confronto con le altre aree del Paese sono gli esborsi delle famiglie per la tassa provinciale sull'Rc auto, che mostra un livello doppio rispetto alla media delle Regioni a statuto ordinario e per l'imposta regionale sul carburante, che supera del 70 per cento la media dei capoluoghi italiani. Imposte ad alto impatto «Gli enti territoriali — spiga Bankitalia — hanno la facoltà di variare, entro determinati margini, le aliquote di alcuni tributi di loro competenza. L'autonomia impositiva delle Regioni consiste principalmente nella possibilità di variare l'aliquota dell'Irap e dell'addizionale all'Irpef; nelle Regioni con elevati disavanzi sanitari le aliquote di questi due tributi sono incrementate in via automatica. In Campania sia l'aliquota ordinaria dell'Irap (pari al 4,97 per cento), sia quella dell'addizionale all'Irpef (2,03 per cento) superano dal 2010 il massimo previsto dalla legge nazionale».