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Turismo: una risorsa sprecata

Scritto da Leonardo Impegno Il . Inserito in Il Palazzo

regione campania 160414

Lunedì scorso sono stato invitato a partecipare ad un tavolo sul turismo in Campania e credo che le problematiche del settore si possano provare a sintetizzare in due macro aree: la (in)certezza delle norme e la mancanza di politiche di sistema che coinvolgano lo Stato e le imprese del settore.

Inoltre questi problemi si trasformano in un vero e proprio spreco poiché ancora il turismo mondiale sta crescendo a ritmi vertiginosi e pensare che meno del 10% del PIL italiano (9,4) derivi da quest’ultimo e dal suo indotto e che, secondo Confindustria, questo settore potrebbe valere almeno 100 miliardi di più, tenendosi in linea con altri paesi europei, come la Francia, il Regno Unito e la Germania.

Il tema dell’incertezza delle norme è sintetizzabile con gli avvenimenti del 2014, mentre la Regione Campania promulgava la prima legge regionale che regola il turismo in Campania (legge regionale n.18/2014), contemporaneamente il Senato ha approvava in prima lettura la riforma costituzionale che attribuirà allo Stato il potere esclusivo di legiferare sul turismo annullando quindi le competenze regionali. È possibile fare impresa in questo quadro normativo? È possibile fare imprese senza sapere quali saranno le regole e le tasse da oggi fino al 2020? Io non credo e non credo che si possa fare impresa senza aver ancora ricevuto risposte sul condono del 2003.

Senz’altro la politica deve poter portare avanti delle riforme ma bisognerà creare le condizioni per dare norme certe agli operatori turistici e impegnarsi con forza, come il Governo Renzi sta cercando di fare, in una seria sburocratizzazione, il rapporto degli imprenditori con la PA è troppo complesso e controproducente, un esempio su tutti è quello delle regole per i pannelli fotovoltaici, questi ultimi saranno una risorsa, utile a cambiare il volto delle imprese, solo se diverrà più semplice avere certezze sui tempi del rimborso degli incentivi fiscali.

A questi temi si aggiunge l’urgenza della riforma delle concessioni balneari, da troppo tempo il settore è in attesa di una riforma organica che dia risposte sulla durata delle concessioni, sul capitale necessario per partecipare alle gare e sulla possibilità d’investimenti immobiliari nelle aree concesse.

Questi punti devono trovare risposte ma non possiamo eludere casi come quello della concessione del Twiga: “Il Twiga è un caso esemplare dei guasti prodotti dal lassismo legislativo. Lo stabilimento ha una superficie di 4485 metri quadri e paga alle casse pubbliche un canone di 14 mila euro l’anno. Ma Briatore, che non è titolare diretto della concessione ma è in subaffitto, ne paga 300 mila a una società (Magnolia) che non pubblica bilanci dal 2008. Contro la subconcessione, una rendita parassitaria che gran parte degli stessi balneari è d’accordo ad abolire, non si è fatto nulla. (L’Espresso) ”

Il tema delle concessioni deve essere risolto trovando un punto d’incontro tra le legittime esigenze degli imprenditori e quelle dello Stato di evitare di perdere soldi in filiere come quella suesposta, anche in questo caso credo che la concertazione dovrebbe tornare di moda ma senza diventare un modo per rallentare il cammino di riforma del Paese.

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/07/14/news/il-lido-e-un-affare-ma-solo-per-i-gestori-affitti-ridicoli-allo-stato-e-guadagni-milionari-1.173161

Il secondo punto necessario per il rilancio del turismo è quello di cominciare un serio piano di valorizzazione del Brand Italia, finora in Italia le agenzie che dovevano curare l’immagine del Paese (come Promuovitalia) hanno avuto pochi fondi e li hanno spesi male: basta vedere i risultati della pagina web italia.it e confrontarli con loghi che tutti noi conosciamo come quello della Spagna o della Turchia. Le campagne tese al rilancio turistico devono essere nazionali e devono riuscire a creare una rete di servizi turistici che comincia con il visto e tende a consentire ai turisti di rimanere in Italia non solo per fare una foto a Venezia, una al Colosseo ed una alla torre di Pisa. I turisti cinesi, ad esempio, tendono a considerare la Germania come il loro hub per girare l’Europa a causa delle restrizioni ai visti determinata dalla Legge Bossi-Fini.

Un esempio della difficoltà di comunicazione del nostro brand è la pubblicità che riceve Napoli: è una delle città più economiche d’Europa ma ha una permanenza media dei turisti bassissima (1,6 giorni) e non riesce neanche a canalizzare i crocieristi (l’80% va in costiera sorrentina e a Pompei, il 10% resta sulla nave e solo il 10% vede Napoli). Purtroppo in questo caso è necessario sottolineare due fenomeni, la cattiva pubblicità degli scorsi anni a cui non è seguita una seria strategia di marketing dell’Italia ed una serie di disservizi oggettivi.

Spesso il nesso tra la qualità della vita ed i flussi turistici è molto stretto e a Napoli ci sono concreti problemi: la manutenzione della città, l’accesso alla banda larga e un sistema dei trasporti ancora non al passo con gli standard europei.

Da questo punto di vista mi dà speranza sapere che il tema dei trasporti è al centro dell’azione di Governo, come dimostra l’impegno a cominciare i lavori della Napoli-Bari nel 2015.