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Occhetto, Renzi e la Bolognina

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in Il Palazzo

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Tutti hanno ricordato e hanno reso omaggio alla memoria di Enrico Berlinguer. Un grande italiano. Pochi, pochissimi hanno ricordato il 25ennale della Bolognina, eppure senza Achielle Occhetto probabilmente, ci sarebbe ancora un partito chiamato PCI e di sicuro sarebbe ridotto ai minimi termini. Una damnatio memoriae che, purtroppo, l'allora segretario generale del PCI si è in seguito meritata per le sconsiderata scorribande nei partiti alla Sinistra dei DS. Purtroppo non si è mai ripreso della "sindrome d'Alema" e questo gli è costato caro.

Tuttavia è ingiusto quanto ha sostenuto di recente Rondolino su un articolo di "Europa" e cioè che la vera Bolognina l'ha fatta Occhetto e non solo perchè è un ovvio fatto storico ma soprattutto perchè per la prima volta nella storia dei comunisti italiani si affermò senza equivoci e senza il continuismo storicista di derivazione togliattiana, che la democrazia era la strada "del" socialismo e non "per" il socialismo. E' in questa semplice osservazione che precipita tutta la storia dei comunisti e si apre un'altra storia irreversibilmente democratica. Già allora, in fondo, se non avesse avuto tanti oppositori, il gruppo Occhettiano avrebbe potuto chiamare direttamente il partito, Partito Democratico. Per favore, andatevi a leggere la brevissima e perfetta relazione che Occhetto diede alla riunione della prima direzione dopo la Bolognina e lì troverete la sintesi geniale del "nuovo inizio". Quelle poche paginette non furono il frutto di un'invenzione contingente, bensì il risultato del lavoro culturale e politico già elaborato prima e dopo il 18esimo congresso del PCI. Altro che improvvisazione! Altro che "nudismo" improvvido!

Fu invece la scelta strategica dell'innovazione della Sinistra contro i "conservatorismi" già allora evidenti nella tradizione comunista, sia a sinistra con Ingrao e Bassolino, sia a destra con Giorgio Napolitano. E' vero che ora come allora anche Renzi viene accusato, dalla vulgata dei conservatori di essere vacuo nei contenuti e nello spessore culturale; di essere in fondo solo un geniale comunicatore (come se fosse poco)! Ma non è così. Anche in Renzi, per chi vuole e sa vedere, si ritrovano le radici di un pensiero di sinistra innovatore e moderno che guarda alle grandi soggettività politiche dell'occidente, guarda alla cultura del governo dei democratici nel mondo e non si "appende" alle minoritarie e perdenti giaculatorie della sinistra tradizionale.

Cari miei amici Renziani dobbiamo provare ad essere vicini al segretario non per opportunismo dell'ossequio al vincente, come purtroppo continua ad accadere, ma per partecipazione intelligente al progetto politico renziano che ci impone di cambiare noi stessi per cambiare l'Italia. Questo imperativo è ancora più urgente dalla nostre parti, a Napoli, in Campania, nel Mezzogiorno.