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La risposta dei giovani imprenditori alla crisi

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Vac 'e Press

giovani imprenditori

Nel 2007, l’allora ministro Padoa-Schioppa, del governo Prodi, definì i giovani, dai 28 anni in su, che ancora vivevano con la famiglia e tardavano a crearsi un futuro, bamboccioni. Incapaci di crescere ed assumersi responsabilità, in periodi di crisi, cambiamento e letargia economica, legati alla gonnella di mammà, questi giovani, motore (immobile) della creazione di ricchezze, sono divenuti il simbolo della resistenza al cambiamento e alla modernizzazione, smettendo di esser considerati il futuro. Cresciuti molto in fretta, dimentichi del posto fisso, vessillo della generazione dei loro padri, hanno incominciato a dare un forte segnale alla società, investendo su sé stessi, inventandosi nuove opportunità lavorative.

Così tra mille traversie, i più fortunati e determinati hanno accettato la situazione, non in maniera passiva e distruttiva, ma hanno formulato il loro progetto di vita e di business, non seguendo i consigli De Filippiani del “fujtevenne”, quanto, bensì, quelli di investire sui propri talenti e su aree, problematiche, del territorio campano, il centro storico e la periferia di Napoli.

La DMC OTTICA di Maurizio Cacace, sita in via Abate Minichini 28/F, nei pressi di Piazza G.B.Vico, che si occupa di vendita al dettaglio di occhiali da vista, occhiali da sole e lenti a contatto, è uno degli esempi in questione. 28 anni, 8 dei quali nel settore ottico, ha deciso di investire sulla propria formazione e rischiare in prima persona. “Cosa mi ha spinto a intraprendere un’attività commerciale? -intervistato, afferma con un sorriso sornione e determinato- Il non riconoscermi più in questo mercato. Bisogna avere il coraggio di inventarsi il lavoro, credere nel proprio talento, nel fiuto e nell'istinto, usare una giusta comunicazione e competenza; è necessario avere il coraggio di risolvere tutte le situazioni. Se c'è una cosa in cui non bisogna smettere di credere, è di investire sull'impresa giovane”. In questa fase di start up, la sua attività commerciale è attiva dai primi di dicembre del corrente anno, ha istituito una serie di servizi gratuiti: test visivo computerizzato, controllo della vista, check up completo degli occhiali, garanzia di adattamento alle lenti progressive. Cura del cliente, dedizione e serietà sono, per il giovane ottico, le qualità principali per la mission che si è prefisso raggiungere “cercare di cambiare la direzione del mercato dell'ottica. Una direzione sbagliata diretta –continua-, verso il basso costo, senza garantire una qualità, che è un requisito fondamentale per questo tipo di settore. Essere, magari, considerato anche caro sul mercato, ma garantire uno standard di qualità primario, cercando di venire incontro al cliente per quanto riguarda le sue possibilità. Gli occhi meritano il meglio, non bisogna darli per scontati, è necessario capire che gli occhi sono fondamentali per le nostre vite.”

A nord di Napoli, nella periferia laboriosa, troviamo la stilista Rosaria Esposito ed il suo atelier Sophì, una collezione di abbigliamento artigianale, prodotta su piccola scala. Tale attività, ci spiega ”nasce dalla profonda convinzione che un prodotto made in italy, pensato e realizzato in Italia, da italiani,possa fare la differenza. L'idea è quella di creare capi unici, particolari e di qualità, che vadano oltre ciò che dettano le mode e le tendenze del momento. Un valore aggiunto è dato dalla possibilità di disegnare il capo che desideri, sceglierne il tessuto e realizzarlo su misura, grazie alla nostra equipe che ti segue passo dopo passo.” Rosaria è una ragazza che si avvicina ai 30 anni, pur dimostrandone molti di meno. Spigliata, estroversa e rassicurante, ci racconta, con un pizzico di nostalgia, la sua formazione scientifica, al liceo di Arzano, proseguita per tre anni all’Accademia della Moda e fatta di svariati anni di esperienza e gavetta. “Dopo tanti anni di formazione didattica e sul campo –prosegue- era giunto il momento di mettersi alla prova e concretizzare. Sophì - prosegue, con orgoglio - è un esperimento che va avanti da due anni e che mi auguro possa continuare a darmi soddisfazioni.”Sophí ha come mission quella di andare oltre il banale concetto di abbigliamento, sottolinea la stilista, di valorizzare ogni donna senza farle spendere cifre esorbitanti di tirar fuori l'autenticità che caratterizza ognuna di loro.

Un po’ più a sud, ritornando nel cuore di Napoli, nei pressi della riviera di Chiaia, in via Ascensione 3/a, Antonio Esposito ha da qualche mese aperto il suo Azoth Bar. Giovane barman acrobatico di 29 anni, Antonio è un ragazzo che ha sempre lavorato, inseguendo la sua passione che poi è coincisa con il suo lavoro. Ci racconta che “nella mia carriera ho affrontato diversi ambiti lavorativi, tutti, comunque, finalizzati alla ristorazione. Ho iniziato come aiuto cuoco con mio padre, ma volevo altro, desideravo avere un contatto diretto con il pubblico. Chiuso in cucina, soffrivo, così, da quel giorno, mi avvicinai all’universo del Bar. La mia prima esperienza è stata nell’isola di Lipari, come aiuto barman, poi la mia carriera è proseguita in Sardegna, a Capri, a Firenze, sino alla lontana e magnifica Abu Dhabi, intervallate dalle serate nella mia Napoli. Un susseguirsi di emozioni che mi hanno condotto sino ad Azoth.” Sguardo teutonico, barba da filosofo e look semplice, Antonio è un ragazzo che è diventato uomo presto, lavorando in vari contesti. Ma perché ha deciso di diventare imprenditore di sé stesso?  “Ho aperto il locale –dice- perché la crisi fondamentalmente non mi spaventa. Le attività che offrono prodotto di qualità, hanno certamente un periodo più lungo di avviamento, ma alla lunga vengono premiate. La motivazione sta nella passione che ho in questo lavoro, ma anche dalla situazione lavorativa attuale. Lavorare per il datore, per lo più sotto pagato, non è il massimo. Quindi, a questo punto ho preferito lanciarmi nel mondo dell'imprenditoria, almeno se devo fare sacrifici, li faccio per me stesso.” Con Azoth, Antonio vuole “diventare un punto di riferimento per il buon bere, il bere di qualità a Napoli ed essere il ritrovo giusto per chi vuole passare serate diverse dal solito.” La positività e la grinta di Antonio si scontrano, però con difficoltà, spiega “ più caratteriali che burocratiche, in quanto, inizialmente, non avevo realizzato di avere un bar tutto mio, ciò mi ha portato ad avere difficoltà, anche nel preparare un semplice drink. Ora, dopo una fase di riequilibrio, tutto è tornato nella norma, anche se le difficoltà sono sempre dietro l’angolo, l’importante è combattere e non avvilirsi mai.”

Tre giovani che hanno investito sulle proprie idee, sulla propria creatività, che vivono ancora in famiglia, ma che cercano di costruire il proprio futuro, tra mille difficoltà in una città, Napoli, che tra sole e nuvole vive questo momento senza abbattersi, ma reinventandosi nel quotidiano.

Cosa dire, per queste feste, per credere nella forza dei giovani, un drink all’Azoth, un vestito elegante da Sophì ed un paio di occhiali nuovi alla DMC Ottica, cambiamo verso alla crisi.