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La politica del paradosso: l’Europa e le regionali

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Vac 'e Press

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La politica del paradosso, si sa, vive di mode e proselitismi gonfi di nulla. Il nuovo “settennato” europeo, 2014-2020, vedrà come principale obiettivo per il nostro bistrattato paese quello più ovvio, scontato e farsesco: spendere ciò che dalla tanto cattiva Europa arriva. Come ha ribadito Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, per il periodo che va dal 2007 al 2013, l’Italia è riuscita a non spendere tutto. Anzi, abbiamo speso troppo poco, con circa il 62% delle risorse messe a disposizione dall’Europa.

Così, d’improvviso, anche i più antieuropeisti convinti si sono meravigliati, colti dallo stupore del paradossale, dell’impensabile. Spendere, spendere, spendere. Un coro unanime viene da chi, a giorni alterni, ricorda il valore politico della crisi, dell’ecatombe economico finanziaria che ha colpito l’area del Mediterraneo, Francia compresa. Il rischio, in diverse regioni, è che i fondi risalenti ai piani di investimento del precedente settennato vengano revocati: l’eurodeputata a cinque stelle, Laura Ferrara, ha denunciato lo scempio calabro, con la regione incapace di garantire profili adeguati di spesa e che teme, ad ora, la revoca dei fondi europei. Proprio le regioni più a rischio, dunque, si sono dimostrate incapaci di gestire spese e garantire risultati tempestivi. Un meccanismo inceppato in Calabria, Basilicata e Campania: soldi dove mancano, ovvio. Soldi, però, non spesi. Un paradosso.
Ad oggi, la nostra regione dovrà, entro la fine del 2015, assicurare la spesa dei fondi per 1,8 miliardi di euro. Problemi, problemi enormi. L’Europa cattiva ci mette davanti al fatto: o vi muovete, o vi fermiamo noi. Semplice, diretto. Eppure il cordone ombelicale che lega i fondi europei alla nostra regione vive, ancora per poco, di un dolce sentore: elezioni, cari miei. Così, i dormienti di questi anni si professano finalmente pronti a sbancare Bruxelles, a cambiare le regole di un’Europa bancaria e banchiera, a chiedere nuove norme, nuove democratiche decisioni. Tutto si muove sotto traccia, nel dibattito politico più sterile che la “nazione Italia”, non solo la Repubblica, ricordi. Il piccolo, piccolissimo Governatore Caldoro ha annunciato in Consiglio regionale che la Campania è stata inserita nel pool delle cinque regioni che piloteranno il progetto per la programmazione del settennato 2014-2020 dei fondi europei. Il miliardo di euro, regalo di fine anno di mamma Europa, sarà la ragione di vita di tutti i bandi per le opere pubbliche.
Non solo opere pubbliche, però. Anche trasporti, energia. Ah, quasi dimenticavamo: agevolazioni per le imprese, immancabili sovvenzioni fittizie per progetti fittizi a livello comunale, per quegli inutili centri autorizzati di ruberie che sono i Comuni con meno di cinquantamila abitanti. Infine, elezioni. Ovviamente. Tutto si muove sulla linea sottile del risultato elettorale, tutto fa brodo, tutto è bieca ricerca di nuovi e vecchi consensi. Gli ottanta euro, la misura che doveva rilanciare i consumi e che ha rilanciato solo Matteo, insegnano. Consenso, alla faccia della politica. Un paradosso? Forse. O forse no. L’ Europa ci chiede di salvare quel che resta della middle class? Su, andiamo! C’è davvero ancora qualcuno che parla di classe media? Il coro unanime, stavolta, parla piano, a voce bassa. Quasi sussurra. E, con inconfessabile perfidia, sta a dirci: “Cara Europa, noi abbiamo le regionali.” Roba forte, dunque. Ed allora, buone elezioni a tutti.