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Le primarie da difendere

Scritto da Valerio Di Pietro Il . Inserito in Il Palazzo

PDPD
É ormai evidente a tutti che il Partito Democratico è la più grande forza politica italiana, tale forza si fonda, effettivamente e statutariamente, anche sull'utilizzo delle primarie come strumento fondamentale per la selezione dei suoi quadri dirigenti. Nel 2007, l’ascesa di Veltroni a Segretario Nazionale divenne un una pietra miliare nel quadro partitico, proprio grazie all’entusiasmo dimostrato da milioni di cittadini, chiamati a partecipare direttamente alla scelta della più alta carica del partito.

Dal 2007 ad oggi, numerose sono state le primarie per la scelta delle cariche apicali, non solo del partito, ma anche e soprattutto delle istituzioni. Le elezioni primarie sono quelle che hanno consentito a Matteo Renzi, scardinando ogni sistema o equilibrio precostituito, di passare dalla guida della città di Firenze a quella del Paese.
Nelle ultime settimane del 2014 ho avuto modo di prendere parte a due interessanti iniziative con due esponenti politici di rilievo come De Mita e Bassolino e, in entrambi i casi, si sosteneva che le primarie rappresentassero la rinuncia, da parte dei gruppi dirigenti, alla ricerca di una sintesi che portasse alla scelta dei candidati alle varie tornate elettorali. Questa tesi mi convince poco, credo piuttosto che le primarie siano lo strumento attraverso il quale i gruppi dirigenti del partito possano ritrovare la sintesi non fra di loro, troppo spesso abbiamo assistito a mediazioni al ribasso nella ricerca dei famigerati “nomi condivisi”, piuttosto una sintesi con le esigenze e le volontà dei propri concittadini.
Lo spettacolo raccapricciante al quale stiamo assistendo in queste settimane In Campania, per la scelta del candidato alla Presidenza della Regione, non è figlio dello “strumento primarie”, piuttosto è figlio dell'incapacità, oltre che della mancata volontà politica, da parte del gruppo dirigente regionale, di porre in essere una “macchina” organizzativa e regolamentare efficiente che possa portare allo svolgimento delle elezioni primarie in Campania.
Lo stesso gruppo dirigente è responsabile della mancata discesa in campo di figure di reale rinnovamento per le cariche apicali delle istituzioni. Sento spesso dire che le candidature in campo non rappresentino il nuovo, quindi non rispecchiano la ventata di aria fresca portata da Renzi al livello Nazionale, ebbene tale stato di cose è colpa dello strumento oppure è colpa del mancato coraggio da parte di “uomini nuovi”, badate bene non giovani, che animano il nostro partito e che hanno scelto di non mettersi in discussione?
In ultima analisi sono convinto che, a prescindere dalle valutazioni sul rinnovamento dei gruppi dirigenti, le Primarie siano uno strumento da difendere con le unghie e con i denti se abbiamo la reale intenzione di rendere partito ed istituzioni realmente “contendibili”, al di là delle rendite di posizione ed al di là dei giochi di corrente.