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Conta più Berlusconi o il resto degli italiani?

Scritto da Riccardo Barone e Donato Lettieri Il . Inserito in A gamba tesa

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In questi giorni abbiamo sentito tutto ed il contrario di tutto a proposito della norma “Salva-Berlusconi”, ma cerchiamo di capire cosa impedisce al PD di riformare il fisco e la giustizia senza avere l’ossessione di fare un regalo a Silvio Berlusconi.
Coerentemente con la sua genesi il Movimento 5 Stelle fa la sua parte di partito d’opposizione con forti tratti populisti caratterizzati dalla delegittimazione dell’avversario, dall’antiberlusconismo di ritorno e infine dalla strumentalizzazione dell’italico malessere verso la ricchezza altrui.

Nulla di nuovo! Ma perché dopo tanto lavoro su una riforma fiscale, tanto annunciata, dobbiamo aspettare il 20 febbraio per vedere il testo definitivo del decreto? Si dirà che il 20 febbraio sapremo tutto con il nuovo Presidente della Repubblica, o almeno si spera, ma, nel frattempo, regaleremo alla cultura del sospetto la possibilità di fare del decreto in questione un punto di debolezza politica per il governo e soprattutto di incertezza del sistema paese, con buona pace degli operatori economici che, da tempo, attendevano parole chiare in tema di abuso del diritto e di rapporto tra cittadini e fisco al tempo della crisi.

La riforma approvata dal Consiglio dei Ministri dello scorso 24 dicembre introduceva in un contesto complessivo di riforma dei reati tributari l’articolo19 bis rubricato "causa di esclusione della punibilità" che recitava: "Per i reati previsti dal presente decreto, la punibilità è comunque esclusa quando l’importo delle imposte sui redditi evase non è superiore al 3% del reddito imponibile dichiarato o l’importo dell’imposta sul valore aggiunto evasa non è superiore al 3% dell’imposta sul valore aggiunto dichiarato. Per tali fatti sono raddoppiate le sanzioni”.
La norma prevedeva di fronte a fattispecie ritenute di minore gravità che il raddoppio delle sanzioni amministrative fosse un migliore deterrente rispetto all’azione penale, che sovente si conclude senza esito, anche in considerazione della garanzia della prescrizione. Tra l’altro ci si chiede, ma siamo proprio sicuri che la galera, o meglio la sanzione penale, sia un vero deterrente o il vero deterrente è costituito dalla maggiore celerità della sanzione amministrativa che consente una più incisiva aggressione ai patrimoni??? e quindi dal fatto che l’evasore non potrà arricchirsi, né godere di quanto ingiustamente guadagnato.

È una cosa tanto assurda? O è più assurdo fare marcia indietro e bloccare tutta la riforma e dibattere sulle possibili conseguenze della nuova riforma per un singolo condannato?
Queste considerazioni non possono trovare risposta senza una sincera e seria valutazione dello stato attuale dei processi penali in tema di evasione - che come è noto ¬- stante i tempi lunghi, la condizionale e le blande misure rieducative non godono di particolare efficacia “pedagogica” e deterrente.

Diversamente una razionale depenalizzazione ed un aumento delle sanzioni amministrative, per le violazioni sostanziali, se unite al miglioramento della efficienza del sistema della riscossione creano in capo all’evasore, in caso di mancato pagamento o di omessa dichiarazione, la certezza o meglio la forte percezione di perdere il proprio patrimonio ed in capo allo Stato la certezza o la ragionevole aspettativa di ottenere il maltolto, con un sicuro effetto deterrente.
Del resto in altri ambiti il meccanismo della aggressione ai patrimoni ha dato frutti insperati.
Un sistema amministrativo improntato a perseguire con fermezza le violazione sostanziali e la visione del diritto penale solo come extrema ratio potrebbe consentire, evitando di perseguire violazioni meramente formali, un maggiore recupero sulla tassazione ed avere effetti di riduzione di quest’ultima sui soggetti che da sempre rispettano il patto fiscale.
Poi la Banca d’Italia ci ricorda che la fedeltà fiscale aumenta di fronte alla maggiore efficienza dello Stato e di fronte a una tassazione equa e ragionevole, pensiamo più ai certificati medici e meno alle sorti di un condannato…