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Pardon, je ne suis pas Charlie

Scritto da Giuseppe Pedersoli Il . Inserito in A gamba tesa

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No, non siamo tutti Charlie. Non si può essere ipocriti. La lezione, però, l’abbiamo imparata. La strage nella redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo ha scatenato una reazione senza precedenti. Centinaia di migliaia di persone a manifestare pacificamente in strada e altri milioni pronti a solidarizzare nel pianeta, con un obiettivo molto chiaro: normalità, andare avanti senza paura e, soprattutto, continuare la battaglia delle matite e dell’ironia.

Proprio per questo volo basso e cito Volo. In radio mi è capitato di ascoltare Fabio Volo (scrittore? Conduttore? Attore? Fate voi) che mi ha dato lo spunto per questo post: Charb, il direttore (all’anagrafe Stephane Charbonnier) e tutte le altre vittime hanno rischiato e pagato per esercitare il diritto ad esprimere la propria opinione. Quanti di noi sarebbero disposti a fare altrettanto? A firmare articoli, vignette, manifesti di critica, seppur ironica, sull’Islam? Disegnare Maometto, con la chiara intenzione di prendere in giro gli integralisti, è davvero un atto eroico, se si pensa a quanti criminali esagitati ci sono in giro, pronti a mitragliare una scolaresca o a immolarsi come kamikaze in metropolitana o, ancora più semplicemente (si fa per dire) ad ucciderti. Preciso che scrivo volutamente “criminali” e non “pazzi”. La pazzia diventa, automaticamente, un’assoluzione o un’attenuante che non voglio concedere. Il motivo? Io non mi sento Charlie. Anzi, sono un po’ mortificato perché non ho, quotidianamente, il coraggio di espormi e mettere a repentaglio la mia presenza su questo mondo. Scendo di qualche livello, e molto più sommessamente solidarizzo con Charlie. E poiché, purtroppo, non ho la stessa matita dei vignettisti, preferisco riportare la sintesi di un monologo di Roberto Benigni che ebbi la fortuna di ascoltare anni fa in uno spettacolo al Palapartenope. Spero di non rovinarlo, il monologo, perché recitato da lui era davvero esilarante.
L’artista toscano, molto religioso, si poneva il dubbio: chi ha ragione, i cattolici, i testimoni di Geova, i buddhisti, gli islamici? Qual è il vero Dio? Metti che uno, per tutta la vita, ha pregato Allah o Gesù Cristo o Vishnu, poi muore e si ritrova al cospetto di Manitù, la divinità degli indiani d’America. Io (diceva Benigni) gli direi: “Ho sempre letto Tex Willer”! Ma Roberto è un genio, che da cattolico convinto riesce a convivere col dubbio che, se davvero esiste un Dio, potrebbe non coincidere con l’idea, l’immagine che noi abbiamo di lui. Le “guerre sante”, che si chiamino crociate o jihad, sono sempre state una rovina per l’umanità.
Uccidere nel nome di chiunque, che sia un Dio o un dittatore, è una follia che la specie umana si trascina dietro da millenni. Forse penna e matita, insieme alla tolleranza, possono spezzare questa catena d’odio e di morte. Pardon, je ne suis pas Charlie. Però. merci, Charlie.