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Cofferati

Scritto da Stefano Fusco Il . Inserito in Il Palazzo

cofferati

Domenica 11 gennaio si sono svolte le primarie per la scelta del candidato governatore della regione Liguria; all’interno di tale competizione si contendevano la vittoria l’assessore regionale uscente Paita, l’europarlamentare Cofferati e l’esponente centrista Tovo.

Per storia politica e vicinanza culturale avrei votato Cofferati in maniera convinta, ma la sua scelta che ha maturato nei giorni successivi, ovvero quello di lasciare il Partito Democratico mi ha lasciato interdetto.
Non si va via quando si perde. Le proprie idee camminano sulle gambe della caparbietà e del confronto democratico tra persone. Se le si abbandona significa allora che le proprie idee non erano giuste.
Questo ravvedimento sempre ex-post è sospetto, se non addirittura equivoco.
Tardivo per non destare sospetti di lettura maliziosa.
Cofferati ha un solo modo per dimostrare la coerenza delle sue idee per poi dare patenti di moralità agli altri, ovvero dimettersi dalla carica di europarlamentare, eletto nelle file del PD non più tardi di 7 mesi fa e concorrere alle elezioni regionali.
Potrà così coagulare il suo dissenso in maniera chiara e apportare una nuova visione alla politica regionale ligure.
Ma nonostante ciò aspettiamo Cofferati nel Pd di nuovo, consapevoli che insieme si va avanti e non si lascia mai indietro nessuno; men che meno chi ha ricoperto importanti ruoli nella politica e nel maggior sindacato italiano.
Sarà quello di Cofferati uno dei tanti episodi che ha contraddistinto la politica italiana e che pone sul tavolo una questione fondamentale che è rimasta irrisolta da tempi immemori, ovvero dove si ponga per l’uomo politico che ricopre cariche elettive il confine labile tra libertà personale e la disciplina del partito. Una questione troppo importante per essere etichetta come mera questione filosofica o metapolitica.
Uno snodo esiziale e dirimente per la vita democratica attuale e futura che riguarda pilastri della vita politica italiana. Quando affronteremo in maniera non dogmatica questa tematica allora sì che faremo un passo in avanti nell’ambito della politica italiana. Fino ad allora saremo sempre vulnerabili alla sterile e consumata dialettica tra chi, maggioranza invoca la disciplina di partito e chi invece, minoranza invocherà libertà personale per manifestare il proprio dissenso personale.
Oggi Cofferati, domani qualcun altro; uno scenario che si ripeterà fin quando non affronteremo in maniera decisiva la regolamentazione dello strumento delle primarie. Uno strumento che mostra oggi alcuni evidenti limiti da affrontare prima in sede politica e poi solo dopo legislativa. Chi oggi mette in dubbio questo strumento, mette in dubbio l’unico elemento di accesso di nuove idee e progetti alla politica. Abbiamo tempo per farlo e sono sicuro che non falliremo questo importante momento.