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“Pacta sunt servanda”

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in A gamba tesa

de luca e le primarie

I patti si rispettano. Questa massima, che fu prima praticata e poi inserita nei codici, per molti secoli ha fatto la fortuna e la potenza di Roma: repubblicana ed imperiale. Non c’era bisogno d’altro che della parola data. Oggi invece…non è così.
Chiacchierando con il mio amico Alfonso Ruffo, ha avuto modo di apprendere che oggi, economisti e giuristi, sono alle prese con un fenomeno di massa che si definisce di “slealtà post contrattuale”.

Esso consiste nel fatto che, nel momento stesso in cui si stipula un contratto, in quello stesso momento, ciascuno dei contraenti ha già in mente come non rispettarlo a esclusivo vantaggio della propria parte. Non come pure sarebbe legittimo una ridiscussione delle clausole contrattuali per il sopraggiungere di situazioni non previste ma motivati in modo oggettivamente ingannevole da riserve mentali, sulla volontà di rispettare il patto che si va a sottoscrivere.
Svincolarsi dai patti, a ben vedere, non riguarda solo la sfera giuridica. Riguarda il modo di essere di tutto il nostro mondo iper moderno: Dai rapporti affettivi e familiari a quelli sociali. E’ la condizione che tutti riassumiamo con Bauman della “società liquida” o con Recalcati della “società senza padri”.
In politica è lo stesso. Cambi repentini di casacca; esclusivo privilegio dell’interesse immediato; disprezzo per le regole; caduta verticale del sentimento della vergogna.
Prendiamo il caso delle primarie del Pd in Liguria. Cofferati, prima ancora di partecipare conosce benissimo le regole del gioco. Sa che vi possono partecipare tutti. Sa che sono rischiose. Sa che le può perdere. Sa tutto. Non è un ingenuo sprovveduto. E sa benissimo, come tutti noi, che finchè non saranno regolate e garantite per legge, saranno sempre esposte a rischi di inquinamento. Perfetto. Può non partecipare al gioco. E invece no . Vi partecipa consapevolmente. A lui si applica indubitabilmente l’abito della “slealtà post contrattuale”. E non ci può essere “sostanza politica” che possa indebolire il giudizio sul comportamento etico-politico.
Ecco perché, in tempi non sospetti, avevo avanzato l’ipotesi, insieme ad altri, di un contratto di tipo privatistico, da far sottoscrivere a tutti i partecipanti alle primarie, a tutti i livelli, nel quale prevedere una forte penale pecuniaria, per chi non ne dovesse rispettare i risultati.
In ogni caso, e veniamo a noi, Cofferati esce dal Pd e riflette sulla costruzione di una altro soggetto politico a sinistra del Pd. Ci hanno già provato in molti, dall’89 in poi. Da ultimo Ingroia. Una sinistra conservatrice e ripetitrice della storia del MO del novecento che non ha né futuro né presente.
Faccio appello a quanti in Campania si collocano in una posizione politica più “social”, perché non si facciano ammaliare dalle sirene ideologiche del nominalismo di sinistra. Discutiamo, anche aspramente, ma restiamo nell’unico contenitore che può garantire vittoria e governo.
Anche per le primarie in Campania non possiamo e non dobbiamo rinunciare alle regole statutarie. Le primarie si debbono tenere per moltissime ragioni: Innanzitutto per superare il malevole ricordo del 2011 e poi per ridare forza al PD degli elettori e non al PD dei capibastone. E infine perché solo i cittadini elettori sono oggi in grado di scegliere chi, a loro giudizio, è in grado di vincere le elezioni.
Non mi nascondo dopo la condanna di De Luca per abuso di ufficio. Ritenevo prima e ritengo ora che tra i competitori attualmente in campo, De Luca abbia più possibilità di vincere contro Caldoro. La sentenza non mi ha fatto cambiare opinione.