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Linea di Confine

Temi delicati, eticamente sensibili, trattati con attenzione.

Una linea di confine difficile da tracciare, ma doverosa da chiarire: eutanasia, testamento biologico e dintorni.

Prevenire i tumori delle donne

Scritto da Manlio Converti Il . Inserito in Linea di Confine

In Campania siamo “inguaiati di tumore”, lo dicono tutte le statistiche. In pochi decenni siamo passati da essere la regione dove si viveva meglio a superare ogni record per il numero di morti e di morbilità per tumori.
La vita e la salute sono un bene prezioso che va tutelato, ma come è dimostrato dagli studi medici in Regione abbiamo moltissime carenze nel merito come evidenza il Registro Tumori della Asl Na 3 Sudhttp://www.registrotumorinapoli3sud.it/ .
Le polemiche sull’indifferenza del Ministro alla Salute rispetto al rischio indotto dai Rifiuti Tossici smaltiti in modo irregolare o dai Fumi Tossici di inceneritori e cementifici, non si sono ancora placate, ma di questo si interroga la nostra coscienza civica, non medica.

I limiti del mercato

Scritto da Angelo Zerella Il . Inserito in Linea di Confine

Chiedersi se il mercato debba avere dei limiti può sembrare a molti quasi un blasfemo oltraggio al pensiero unico attualmente dominante. Il ruolo della riflessione filosofica è, però, proprio quello di sfidare dogmi acriticamente accettati e di riportare in vita il pensiero critico. Inoltre, in questo caso la provocazione ci giunge non da un oscuro nostalgico dell’economia pianificata ma da Michael J. Sandel, filosofo politico, che tiene da 30 anni un seguitissimo corso all’università di Harvard (http://www.justiceharvard.org/ ). Nel suo ultimo libro, che sarà pubblicato in Aprile Feltrinelli, “ Quello che i soldi non possono comprare”, Sandel ci pone la domanda seguente: vogliamo vivere in una società che ha un’economia di mercato o essere una società di mercato?

Parlami d’amore Marijù

Scritto da Giuseppe Cerbone Il . Inserito in Linea di Confine

Rifiutando categoricamente l’approccio scientifico, questo contributo vuole approfondire il tema del “neoproibizionismo” per vivisezionare l’opinione pubblica italiana e scovare il seme dell’oscurantismo di cui essa è malata. L’unico drogato in discussione è il nostro popolo, corrotto -nel dna- e storicamente inibito di fronte alle sfide del cambiamento. Per tanto non si dirà, come una certa retorica fa, che la marijuana fa bene, ne che per essa –a differenza dell’alcol- non ci sono morti da contare. A scopo puramente propagandistico sarà chiamato in causa un unico indice: 14,8% con trend positivo, il più alto in Europa, grande quanto il PDL il partito dei consumatori italiani, nonostante la repressione più dura d’occidente. Per dimostrare cosa?