Il collasso delle partecipate

La trasformazione delle Aziende Municipalizzate in Società per azione non ha portato nel Comune di Napoli, almeno nel settore della Mobilità, ai risultati attesi, e la generale crisi finanziaria ne ha sta provocando il collasso definitivo. Può essere utile analizzarne le principali cause e ricavarne qualche indicazione per il futuro.
Le aziende che operano nel settore della mobilità sono tre: ANM per i servizi bus, filobus e tram, METRONAPOLI per metropolitana e funicolari e Napolipark per la gestione della sosta (strisce blu, parcheggi del Centro Direzionale e parcheggi di interscambio con la metro), dei semafori e della segnaletica stradale.
Vorrei soffermarmi su Napolipark, che non dovrebbe risentire delle antiche problematiche strutturali tipiche delle aziende di trasporto pubblico.
L’unico vero obiettivo aziendale sembra essere quello di garantirsi introiti dalla sosta che coprano le spese del personale. In caso di problemi su questo fronte, non si opera con azioni di efficientamento, ma facendo crescere le tariffe della sosta (oramai di gran lunga le più alte d’Italia) o il prezzo dei servizi relativi ai semafori ed alla segnaletica. E questo a fronte di una qualità dei servizi resi sotto gli occhi di tutti. Per non parlare della mancata innovazione tecnologica: multe effettuate ancora carta e penna, semafori tra i più arretrati del paese, segnaletica orizzontale realizzata con vernice e non con materiale termoplastico e così via. La missione dell’azienda nella pratica è dunque auto-referenziale, non riconducibile all’obiettivo della collettività di garantire un minimo di funzionalità e dunque di qualità della vita per la componente mobilità.
Chi dovrebbe esercitare una funzione di indirizzo e controllo delle attività della azienda? In verità dovrebbero essere in tanti: Consiglio di Amministrazione, Direttore Generale, Assessori alle Partecipate (in primis) ed alla Mobilità, Dirigenti comunali dei Servizi del ramo, Commissioni Consiliari e Consiglio Comunale. Perché indirizzo e controllo vengono fatti in modo ampiamente insufficiente? A mio avviso il motivo principale è che prevalgono gli interessi di partito e di corrente, o peggio quelli personali spesso inconfessabili, su quelli della collettività. Illuminante è ad esempio il rinnovo del CdA del 2010. A prescindere dal loro operato, i precedenti tre membri furono sostituiti su indicazione del nuovo Assessore alle Partecipate e del capogruppo del PD in Consiglio Comunale. Le nomine suscitarono fortissime critiche, a partire dai curriculum dei nuovi membri, come risulta anche nel libro scritto dallo stesso Assessore alle Partecipate e dai miei interventi sulla stampa quale Assessore alla Mobilità, interventi duramente contestati dalla Iervolino. L’approccio non è cambiato con l’Amministrazione De Magistris: a Napolipark è addirittura tornato il Direttore Generale sostituito durante il primo mandato Bassolino, il nuovo Amministratore Unico di ANM sembra più legato ai trascorsi dell’ attuale Assessore alla Mobilità e quello di Metronapoli non aveva alcuna precedente esperienza interna ad aziende di trasporto.
Occorre dunque in primis rompere questi meccanismi di intromissione distorcente dei partiti nella corretta gestione aziendale, invece al momento l’unica proposta dell’ Amministrazione De Magistris è quella di unificazione delle tre aziende. Su questa proposta ho molte perplessità. Mentre infatti la fusione ANM e Metronapoli può portare a vantaggi nella produzione del servizio ( ad esempio con la mobilità degli autisti tra le due aziende) e vantaggi finanziari per la disastrata situazione debitoria dell’ ANM, non altrettanto chiari sono i vantaggi per Napolipark. Anzi a mio avviso potranno esserci solo conseguenze negative perché, essendo diverse la missione, la tipologia dei servizi, i meccanismi finanziari, di Napolipark la commistione renderà ancora più difficile l’attuazione dell’indirizzo e del controllo a cui si accennava in precedenza.
