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Da Roma e Manchester arriva un chiaro segnale: questo Napoli è davvero grande

Scritto da Simone Santacroce Il . Inserito in Il Pallonetto

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Cos'è l'autostima? "L’autostima è un paradigma che può essere costruito giorno dopo giorno attraverso strategie cognitive. Da questa costruzione può dipendere il modo con cui l’individuo affronta la quotidianità, ossia se riveste il ruolo di vincitore o sconfitto di fronte alle mille incombenze o ostacoli che la vita presenta".
Questa è la definizione che si usa per l'autostima nell'ambito della Psicologia. Se volessimo riadattarla però all'ambito calcistico, riferendoci agli ultimi risultati del Napoli, potremmo dire che l'autostima non è altro che la realizzazione sul terreno di gioco di ciò che hai preparato e studiato in precedenza. Quando una squadra, infatti, arriva ad un livello tale che riesce a mettere perfettamente in pratica i dettami del proprio allenatore (e nel caso di Sarri si parla di una figura che definire allenatore sarebbe anche riduttivo) riuscendo così ad imporre il proprio gioco anche a squadre molto forti, vuol dire che la fiducia in se stessi è ai massimi storici e questo permette di tradurre la sopracitata autostima in convinzione e padronanza dei propri mezzi.

Una prova lampante di tutto ciò ci è giunta dalle ultime due prestazioni del Napoli a Roma e a Manchester, due trasferte tutt'altro che agevoli che hanno messo a dura prova la tenuta mentale degli azzurri. I risultati però non ingannino (una vittoria contro i capitolini e una sconfitta con gli uomini di Guardiola) poiché sono soltanto la punta di un iceberg che va analizzato attentamente da cima a fondo. Se nella prima partita infatti si sono messe in mostra le note attitudini dei partenopei a dominare la partita, andare facilmente in gol e saper gestire dopo la gara portando a casa il risultato (quest'ultima meno nota ma acquisita ormai dall'inizio di questa stagione), nella seconda invece è emersa la capacità di saper reagire alle difficoltà e con un pizzico di sana follia, molto apprezzata dal Mister, cercare di compiere un'impresa quasi impossibile. Riguardo alla partita dell'Etihad Stadium, inoltre, mi soffermerei anche su un altro aspetto. Quando le due forze in campo si sfidano e entrambe hanno un'idea simile sul come farlo molte volta l'ago della bilancia tende verso chi, per un motivo o per un altro, ha quel qualcosa in più che gli permette di avere ragione dell'avversario. Parafrasando il buon Troisi e la sua geniale "teoria" del sogno sulla guerra elaborata in "Ricomincio da tre", secondo la quale tutti quelli che sognano la guerra sono interconnessi tra loro ma con la particolarità che chi si addormenta prima sceglie le armi migliori e chi si addormenta dopo come lui si ritrova con ciò che resta, possiamo dire che nel calcio molto spesso vince chi ha più soldi (e il City ne ha davvero molti) e gli altri devono provare a fare il massimo con quello che hanno.

È questo che ha fatto la differenza tra Manchester e Napoli, una rosa composta da una parte con circa 600 mln e un'altra con circa un sesto della prima. Sull'approccio troppo timido alla gara si può discutere, ma se il Napoli nonostante mille cose a sfavore sia andato vicino allo strappare punti al City a casa sua c'è solo da essere orgogliosi di questa squadra diventata ormai davvero grande e prendere tutto il buono che c'è stato, d'altra parte Guardiola non elargisce complimenti di quel genere a chiunque. Gli azzurri escono dunque da queste due sfide con una convinzione importante: "Se vogliamo possiamo giocarcela alla pari o quasi con tutti". Non una cosa da poco in vista dei prossimi impegni, su tutti quello di Sabato al San Paolo contro l'Inter che vedrà di fronte la prima e la seconda in classifica in una sfida che dirà molto sulle ambizioni delle due squadre.