Addio a Piazzale Tecchio: inizia la rivoluzione toponomastica arancione

Correva l’anno 1940, quando fu inaugurata a Napoli la Mostra Triennale delle Terre Italiane d’Oltremare, costruita in circa 20 mesi. Il complesso comprende un grande parco con edifici espositivi, ricreativi e sportivi, teatri, un’arena, viali alberati e tante fontane.
Ancora si incontrano dei giovanotti di allora, ormai pochi, che con stupore ammiravano la riproduzione delle caravelle di Cristoforo Colombo realizzate per l’occasione, il 9 maggio 1940. La Mostra d’Oltremare, tutelata dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, resta un unicum nel suo genere ed è tuttora un ente dalla gestione molto complessa, essendo un misto tra fiera, parco ed impianto sportivo. Dietro la Mostra d’Oltremare si cela Vincenzo Tecchio, al quale è dedicato il piazzale antistante.
Ebbene, Luigi de Magistris, Sindaco di Napoli, ha annunciato che intende cambiare il nome del piazzale dedicato a Vincenzo Tecchio e di intitolarlo a Giorgio Ascarelli, quello stesso piazzale che il Consiglio Comunale di Napoli decise all’unanimità (compreso il Partito Comunista) di dedicargli nel 1953, un mese dopo la sua morte. Vincenzo Tecchio: chi era costui?
Vincenzo Tecchio fu presidente provinciale del Partito Nazionale Fascista e deputato, ma anche alla guida di un gruppo di tecnici che curò la realizzazione della Mostra d’Oltremare. Inoltre, acquisì il quotidiano “Roma” tramite la società editrice “Il Mezzogiorno”, di cui era presidente. Mussolini lo nominò anche presidente dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) e, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, andò a servire la Repubblica Sociale di Salò.
De Magistris ha illustrato la sua decisione di intitolare il piazzale a Giorgio Ascarelli, imprenditore ebreo e primo presidente del Calcio Napoli negli anni ‘30: «una figura importante, che ha un rilievo assai simbolico, assai forte, come ricordo e come memoria, assai attuale e, poi, quale luogo meglio di quello, può essere intestato ad Ascarelli, visto che è stato il primo presidente della Società Sportiva Calcio Napoli» visto che lì «ci troviamo di fronte allo stadio San Paolo». Inoltre, «è importante che vengano soprattutto da Napoli questi messaggi, perché Napoli è la città delle Quattro Giornate e perché stanno ritornando termini, argomenti, simbologie che dovevano scomparire per sempre».
Molti urbanisti, architetti, intellettuali e semplici cittadini stanno dicendo la loro in queste settimane. Vale la pena ricordare innanzitutto l'architetto Massimo Pica Ciamarra che, negli anni '80, propose di modificare la toponomastica da «piazzale, slargo informe, a piazza, luogo di incontro; l'idea era di trasformarla nella piazza dei Campi Flegrei», mentre è irrilevante invece cambiare il nome da Tecchio ad Ascarelli». Lydia Schapirer, presidente della Comunità ebraica di
Napoli lo ritiene «un atto dovuto» e ricorda che Ascarelli «è stato un grande imprenditore, presidente del Napoli, costruttore del primo stadio cittadino e benefattore della città». Cittadini e tifosi alternano commenti diversi, ma quasi tutti chiedono al Sindaco di concentrarsi sulle vere priorità della mobilità in città.
Il più strenuo assertore dell’inopportunità di cambiare il nome di piazzale Vincenzo Tecchio è Gerardo Mazziotti, che fu il più stretto collaboratore di Carlo Cocchia nella progettazione dello stadio San Paolo e che parla di «una vergognosa campagna diffamatoria di un napoletano che merita di essere ricordato e onorato per il bene che ha fatto alla città piuttosto che per la sua militanza politica». Del resto, «l’antifascismo intelligente adottò un certo giorno il principio secondo il quale quando i fascisti operano bene si fanno prevalere i meriti professionali sulle ideologie».
Mazziotti ricorda il ministro fascista Giuseppe Bottai, «il cui nome è legato anche alle leggi del 1939 sulla protezione del patrimonio storico-artistico e delle bellezze naturali, giudicate esemplari dal FAI e inserite nel Testo Unico del 2000 dalla ministra comunista Giovanna Melandri», mentre «il sindaco di Roma Francesco Rutelli avrebbe voluto dedicargli una strada della Capitale». Ancora, si domanda, «perché non abolire le Coppe Volpi di Misurata, che ogni anno vengono assegnate alla migliore attrice e al migliore attore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, perché istituite nel 1932 dal ministro fascista Giuseppe Volpi, conte di Misurata?».
Secondo Mazziotti «l’unico modo di onorare la memoria di Giorgio Ascarelli è quello di dedicargli lo stadio di Fuorigrotta che, secondo il concorso nazionale bandito nel 1948 e vinto dal gruppo di Carlo Cocchia nel quale venni cooptato, si sarebbe dovuto realizzare al rione Luzzatti come “ricostruzione” dello stadio che Ascarelli vi realizzò per i Mondiali di calcio del 1934 intitolandolo a se stesso. Fu il sindaco Lauro che volle spostarlo a Fuorigrotta e intitolarlo a San Paolo».
Il sindaco arancione si lancia dunque nella rivoluzione toponomasitca, ha già iniziato sostituendo in una strada Vittorio Emanuele III con Salvatore Morelli, che Mazziotti ricorda essere un «patriota, saggista e politico pugliese nato del 1824 a Carovigno, piccolo comune in provincia di Brindisi e morto a Pozzuoli nel 1880. Un personaggio certamente meritevole di essere ricordato ma che con Napoli non ha mai avuto nulla a che fare». De Magistris intende dunque attribuire nuovi nomi a strade e piazze, quelle sulle quali però non passano più bus e sotto le quali si intravede appena qualche metropolitana fuori dal tunnel, tra le numerose buche nell’asfalto e nel bilancio.
Attendiamo allora anche una rivoluzione iconoclasta che porti ad eliminare altri simboli e scritte fasciste. Non sarebbe il primo. Lo scorso anno la presidente della Camera, Laura Boldrini, chiese la rimozione della scritta “Mussolini Dux” dall’obelisco del Foro Italico, che Bruno Zevi, ebreo e antifascista, l’ha sempre chiamato Foro Mussolini perché diceva, «la storia non si cancella cambiando i nomi». Magari bisognerebbe anche chiedere a McDonald’s di cambiare logo, dato che ricorda troppo le arcate a forma di “M” di Mussolini poste all’ingresso dell’Edenlandia. Forse si potrebbero scoperchiare tutti i tombini con il fascio littorio, tanto i napoletani sono già abituati ad evitare buche e tombini affossati. E perché non abbattere la Mostra d’Oltremare, che il giurista Francesco Lucarelli, antifascista, considerava meritevole di essere inserita nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco e, nel contempo, ricostruire le abitazioni dell’allora rione Castellana?
Alla fine, grazie comunque al Sindaco, che ha il merito di avere rimesso sotto le luci della ribalta Vincenzo Tecchio: adesso i napoletani potranno ricordare chi fosse costui quando vanno al Politecnico della “Federico II”, allo stadio o alla Mostra d’Oltremare.
