Crazy taxes: colpa della NO TAX Area o delle autocertificazioni ISEE false?

Durante l'appena trascorsa campagna elettorale molti partiti avevano dedicato la loro attenzione agli studenti: Pietro Grasso aveva addirittura proposto di abolire le tasse universitarie, scatenando un consequenziale dibattito politico.
In realtà la proposta di Liberi e Uguali si pone in una sorta di "continuità" con la No Tax Area introdotta con la Legge di Stabilità nel 2016, la quale ha previsto l'eliminazione delle tasse universitarie per gli studenti con un reddito inferiore ai tredicimila euro. Naturalmente ciò ha pesato sugli studenti che presentando un Isee superiore a quella cifra, costretti a pagare anche per gli studenti con una situazione economica più svantaggiata. Il fatto che la Federico II avesse previsto, per gli alunni meritevoli che avessero maturato durante l'anno accademico precedente più di 40 crediti, delle detrazioni, aveva illuso lo studente che viveva in condizioni più agiate (cioè per lo studente che vivesse in un nucleo familiare che dichiarava più di tredicimila euro l'anno) che l'introduzione della No Tax Area non lo tangesse concretamente. Tuttavia quando si è trattato di pagare la seconda rata della tassa è esploso un vero e proprio caso politico-sociale: gli studenti accedendo a SEGREPASS, il portale telematico dell'università, si sono visti recapitare dall'università delle vere e proprie sberle. Molti hanno dichiarato che rispetto alla seconda rata degli anni precedenti all'introduzione della manovra introdotta nella legge di stabilità hanno dovuto pagare tasse che registravano importi superiori al 200% (in alcuni addirittura al 300%).
Naturalmente ciò ha creato numerosi malcontenti tra gli studenti, che hanno lamentato una scarsa attenzione nei loro riguardi. L'Università continua ad allontanarsi dalle necessità dello studente che – alla carenza di appelli utili per sostenere gli esami; al costo esorbitante dei libri (molti dei quali scritti dai professori); agli umori mutevoli dei docenti in sede di esame e naturalmente allo stress psicologico che l'università crea – si trova gravato oltremisura anche economicamente.
Secondo i dati arrivati al Ministero dell'Istruzione i nostri atenei hanno perso, a causa dell'introduzione della No Tax Area, centinaia di migliaia di euro.
In Campania la Federico II, che subisce tra l'altro da alcuni anni una leggera diminuzione tra gli iscritti, ha perso oltre due milioni di euro; l'Orientale ha perso settecentomila euro; le altre non ancora hanno completato i conteggi.
A titolo informativo è importante anche riportare un dato: la Campania, che è la seconda regione più popolata d'Italia, è sede di molte università. La Federico II conta più di 81.000 iscritti; l'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli conta all'incirca 27.000 studenti; l'Università degli Studi di Salerno oltre 37.000 studenti; l'Università degli Studi di Napoli "Parthenope circa 14.000; L'Orientale circa 10.000; la Suor Orsola Benincasa circa 8.000; l' Università degli Studi del Sannio conta 6.000 iscritti. Questo dato serve a far comprende che il problema riguarda numerosi studenti e conseguenzialmente famiglie.
Dalle accuse rivolte agli atenei dagli studenti, il rettore della Federico II, Gaetano Manfredi, si difende affermando che «Era difficile fare previsioni certe sul gettito che sarebbe venuto a mancare e, di fatto, lo avevamo sottostimato. Dati certi li avremo solo a Marzo, quando verranno pagate le ultime rate delle tasse universitarie, ma intanto sappiamo che dovremo rinunciare ad investire in servizi agli studenti, in manutenzione e in edilizia almeno 2 milioni di euro». Per il rettore dell’Orientale Elda Morlicchio «gli studenti sono diventati tutti improvvisamente più poveri. Molti più studenti che in passato hanno presentato una documentazione Isee inferiore ai 13 mila euro, in tal modo entrando direttamente nella fascia della No tax area».
Manfredi dichiara altresì al riguardo che «La cifra ipotizzata a inizio anno si basa su autocertificazioni che gli studenti presentano nelle nostre segreterie. Sulla base di queste si quantifica l’importo, fermo restando la loro correttezza. Ecco che verificati tutti i dati, dopo mesi di lavoro, si riesce a capire che alcune autocertificazioni sono errate e che il calcolo originariamente stimato non è quello corretto, ma va rivisto in assenza di requisiti reddituali e di merito risultati inesistenti. Noi presupponiamo la buona fede degli studenti, parliamo solo di errori. L’ateneo avrebbe potuto andare più a fondo su alcuni aspetti anomali, ma a noi interessa solo far pagare il dovuto e dare le giuste agevolazioni a chi le merita. Il nostro compito è garantire il diritto allo studio». Riveliamo «circa un migliaio su una platea di quasi novantamila iscritti, e tutti quelli che hanno chiesto spiegazioni già erano a noi noti poiché il nostro sistema aveva già rilevato delle anomalie nelle loro dichiarazioni».
Naturalmente mentre la polemica web impazza e tutti gli studenti al bar si indignano, i tempi per pagare la seconda rata si accorciano e niente cambia all'orizzonte. L'indignazione degli studenti (potremmo dire degli Italiani) non si è accompagnata a manifestazioni volte a chiedere maggiore attenzione.
Insomma il DIRITTO ALLO STUDIO diventa sempre più programmatico.
