Dalla Grande Ungheria al Napoli di Sarri: quando un secondo posto resta nella storia

Spesso sentiamo ripetere la frase "La storia viene fatta dai vincitori" e questa stessa affermazione viene riproposta,con puntuale banalità, anche in ambito sportivo. La frase in sé è ineccepibile,d'altra parte in ogni ambito da che mondo è mondo il vincitore di turno ha scritto in effetti un pezzo di storia, ma quasi sempre si tende a sottovalutare l'importanza di chi arriva secondo,degli sconfitti insomma. Che gravissimo errore.
La vittoria a volte dipende da piccoli e imprevedibili varianti. Si ottiene con sacrificio, lavoro, mezzi adatti e anche una piccola dose di fortuna che non guasta mai. Tutto questo in ambito calcistico si amplifica e in quello che è da sempre lo sport di massa per eccellenza la storia si scrive eccome. Negli albi d'oro,come ci ha ricordato più volte in maniera talvolta isterica il buon Allegri,ci finiscono le squadre che vincono e secondo il parere dell'allenatore bianconero negli anni a seguire ci si ricorderá solo di coloro che hanno poi effettivamente vinto. Questa tesi è parzialmente condivisibile se si è legati soltanto ai risultati e alle fredde statistiche,ma così facendo si tralascerebbero elementi fondamentali di questo sport come le emozioni, i sentimenti e la spettacolarità che vengono troppo spesso (colpevolmente) messi da parte per far spazio alle vittorie e al business. Povero calcio.
Ragionando in quest'ottica dunque la Grande Ungheria di Puskás e Kocsis del 1954 dovrebbe essere stata dimenticata solo per aver perso (in circostanze poco chiare) la finale Mondiale contro la sempre presente Germania, oppure l'Olanda del calcio totale di Cruijff del '74 che perse sempre con la Germania (no, non è un caso che i tedeschi siano sempre lì) sarebbe dovuta cadere nel dimenticatoio non avendo portato a casa nulla nonostante avesse rivoluzionato il gioco stesso. Invece no,le ricordiamo tutt'ora quelle squadre e vengono ancora proposte come modelli ideali da seguire o emulare. Vuoi vedere che sotto sotto arrivare secondi non è poi cosi male ? Certo arrivare ad un passo dalla vittoria e non agguantarla fa male,malissimo. Ma se quel secondo posto è arrivato mettendo in campo le proprie idee,i mezzi a propria dispozione, il sudore, il sacrificio, la voglia di fare quella famosa storia di cui sopra,beh allora quel secondo posto varrà molto di più di quanto un banale albo d'oro potrà mai affermare. È proprio questo che ha spinto i tifosi napoletani quest'anno a sostenere e ad amare cosi tanto questa squadra che,pur non avendo i mezzi e le capacità di chi l'ha sconfitta,ha dato tutto ciò che aveva e ha fatto sognare milioni di tifosi che per un anno intero hanno provato emozioni uniche. Il Napoli di Sarri e Hamsik, slovacco di nascita ma napoletano di adozione, non avrà vinto (almeno per ora,nella speranza che l'allenatore toscano ma di origini partenopee resti ancora qui con noi), ma siamo certi che sarà ricordato. Non siamo di certo ai livelli di quella Ungheria o di quella Olanda, ma il secondo posto ottenuto quest'anno dagli azzurri ha lo stesso valore ideologico.
Mettere in pratica una idea di calcio che va in totale contrasto con la tipica speculazione italiana votata al raggiungimento del risultato (messa perfettamente in pratica dalla Juventus),ha di per se una importanza che forse attualmente sottovalutiamo. Se il calcio italiano ha una speranza per ripartire e cercare di rimettersi più o meno in pari con gli altri campionati europei,quella speranza la deve al Napoli. Questo non lo diciamo per chissà quale forma di egocentrismo o arroganza,semplicemente lo affermiamo con estrema certezza poiché ciò che è stato fatto fino ad ora ha portato il nostro campionato ad un livello davvero mediocre.Una volta raschiato il fondo serve una scossa e quella scossa sembra essere arrivata dalle pendici di quel Vesuvio più volte evocato da un branco di esseri che definire umani sarebbe anche troppo. Non è un caso infatti che il tipo di calcio che gli azzurri hanno messo in pratica nel triennio Sarriano venga fatto anche da diverse big europee che prediligono il bel gioco alla speculazione. Ovviamente le suddette squadre arrivano poi a vincere a differenza del Napoli,ma è chiaro che i mezzi economici siano del tutto differenti.
Proprio per questo in questi anni qui a Napoli si è parlato di Rivoluzione Sarrista. La Rivoluzione da sempre è il metodo con cui i ceti inferiori cercano di cambiare le cose quando il sistema in cui vivono inizia a diventare insostenibile e proprio questo Sarri ha provato a fare servendosi del suo gruppo di calciatori. Non potendone più della dittatura bianconera instaurata ormai 7 anni fa ha provato ad "andare fino al palazzo" con la forza delle proprie idee pur non avendo tutti i mezzi necessari per farlo. Alla luce di quanto detto fino ad ora,un eventuale accordo tra Sarri e DeLaurentiis per il prosieguo del periodo Sarrista sarebbe quantomai fondamentale. La strada tracciata quest'anno è quella giusta,manca davveri poco per trasformare questo splendido e storico secondo posto in qualcosa di ancor più memorabile. Basterebbe in fondo armare un pochino meglio il nostro esercito e la Rivoluzione sarebbe davvero fattibile. Non smettiamo mai di credere in ciò che vogliamo, ai piani alti vogliono esattamente questo per spegnere sul nascere ogni tentativo di cambiare le cose. Noi però resteremo fieramente in piedi e con Sarri o seguendo le sue orme con qualcun'altro faremo valere sempre la forza delle nostre idee.
