Nunzio Sulprizio, modello per i giovani lavoratori, sarà presto santo

Il Beato Nunzio Sulprizio, giovane operaio abruzzese morto a Napoli a soli 19 anni, nel 1836, sarà presto proclamato santo. Egli è considerato un modello per i giovani operai e per tutti i giovani lavoratori, viene considerato il protettore degli invalidi e delle vittime del lavoro e, tanto più oggi, in un tempo nel quale diritti dei lavoratori sono messi duramente alla prova, la sua figura è particolarmente simbolica.
Lo scorso 8 giugno, Papa Francesco, ricevendo il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha autorizzato il Dicastero a promulgare il Decreto che riconosce il miracolo attribuito all’intercessione del beato, aprendo così la strada verso la sua canonizzazione.
La vita di Nunzio Sulprizio è caratterizzata da grandissime sofferenze vissute con tanta fede in Dio. Nasce a Pescosansonesco, in provincia di Pescara, il 13 aprile 1817. Il padre era un calzolaio e la madre lavorava come filatrice, ma li perde entrambi quando era ancora bambino. Rimasto solo, va da uno zio che lo toglie subito da scuola e lo manda nella sua officina di fabbro ferraio, sfruttandolo senza pietà. Nunzio Sulprizio viene trattato molto duramente, costretto a portare pesi immani per chilometri nonostante il gelo e il caldo torrido. In questa situazione, si ammala presto: colpito da una cancrena alla gamba, viene trasferito nell’ospedale degli Incurabili a Napoli. I dolori sono acutissimi ma continua ad avere fede in Dio ed a trasmetterla a quanti riusciva ad avvicinare.
Egli afferma: «Gesù ha sofferto molto per me. Perché io non posso soffrire per Lui?». Ma a quanti gli chiedono «Chi si prende cura di te?», egli risponde «la Provvidenza di Dio». Così accade. Nunzio Sulprizio, durante la sua convalescenza a Napoli, incontra il colonnello Felice Wochinger che lo accoglie come un padre e lo tratta con grande amore, come un figlio. Quando le sue condizioni di salute migliorano, si dedica ai malati cercando di confortarli: «Siate sempre con il Signore perché da Lui viene ogni bene. Soffrite per amore di Dio e con gioia». Desidera consacrarsi a Dio, ma la salute peggiora improvvisamente a causa di un cancro alle ossa, che lo porta a sofferenze indicibili.
Il 5 maggio 1836, Nunzio Sulprizio si fa portare il Crocifisso e chiede di confessarsi, quasi presagendo quanto sta per accadere. Al sacerdote dice: «State allegro, dal Cielo vi assisterò sempre». Infatti, Nunzio Sulprizio muore in quello stesso giorno. La sua tomba è subito meta di pellegrinaggio. Le sue spoglie sono conservate nella chiesa di San Domenico Soriano, in Piazza Dante a Napoli, e in parte presso il santuario di Pescosansonesco. Proprio lì la leggenda vuole che durante un terremoto, la teca viene trovata spostata da dove era stata posta, infatti nel luogo iniziale un grosso macigno era caduto. Inoltre, presso lo stesso santuario, in un'ala vi è una parete piena di stampelle, appartenute a ragazzi entrati con esse e usciti senza. Il primo dicembre 1963, davanti a numerosi vescovi giunti da tutto il mondo per il Concilio Vaticano II, Paolo VI proclama beato il giovane operaio abruzzese.
