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Luigi Di Maio narcisista al governo

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Vac 'e Press

di maio

Il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, ministro del lavoro e dello sviluppo economico, ha reagito male alle osservazioni (dovute per legge) della Ragioneria generale dello Stato sul merito del suo provvedimento di disciplina del lavoro temporaneo, il Decreto cosiddetto della dignità.

Di Maio ha gridato al complotto, ad una manovra dei poteri forti che intenderebbero contrastare il provvedimento rivolto a tutelare i giovani sfruttati dai padroni delle imprese e costretti ad accettare contratti di lavoro di breve durata, rinnovabili nel tempo. E dopo aver strigliato la Ragioneria generale dello Stato Di Maio ha attaccato il presidente dell'Inps Boeri accusandolo di aver fornito cifre false sulla perdita di posti di lavoro a seguito del Decreto dignità e, giacchè si trovava nel cercare capri espiatori, è passato a prendersela col ministro dell'economia Tria, reo ai suoi occhi di tener stretti i cordoni della spesa pubblica ostacolando il finanziamento del reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle.

La reazione di Di Maio è tipica di chi è affetto da narcisismo, di colui che intende soddisfare i suoi desideri al più presto senza tener conto degli ostacoli che gli frappone la realtà. Nel caso del Decreto dignità, la realtà sono le imprese, specie quelle di piccole dimensioni, che finora sono state costrette ad assumere i giovani con contratti a termine non potendo sostenere i costi dei contratti di lavoro a tempo indeterminato.

La categoria psicologica del narcisismo è nel caso in discussione appropriata a definire il comportamento di Luigi Di Maio. Il narcisista infatti è convinto delle ragioni che lo spingono a realizzare bisogni, desideri, pulsioni che egli ritiene fondati e indifferibili, meglio se questi bisogni sono collettivi e rispondono a obiettivi di equità distributiva, tendono cioè a rendere più equilibrata la distribuzione della ricchezza tra le classi sociali, ad esempio tra padroni e lavoratori subalterni.

Il narcisista non intende tener conto delle ragioni, dei motivi che spingono alcuni soggetti sociali a rifiutare la soluzione equitativa, motivi che il narcisista nel caso in esame spiega con gli interessi egoistici degli imprenditori, ostili al benessere e alla felicità degli altri - in questo caso dei giovani lavoratori precari.

Il comportamento del narcisista se ha il potere di decidere, è diretto: la decisione che realizza l'obiettivo desiderato è immediata e chi vi si oppone non ha ragioni da far valere.

Un antidoto alla democrazia del narcisismo (un termine coniato dallo storico e politologo Giovanni Orsina) è il negoziato che si può avviare tra i gruppi sociali in causa, ad esempio tra rappresentanti degli imprenditori e sindacalisti dei lavoratori, per discutere e mettere a fuoco un provvedimento condiviso, evitando di contrapporre sterilmente le parti in causa, evitando un traumatico tiro alla fune (i perdenti di quà e i vincenti di là).

Il ministro Di Maio però non ha tentato nessun confronto con le parti sociali, non ha impiantato nessun negoziato con le associazioni degli imprenditori nè con i sindacati dei lavoratori. Ha preso alcune pagine del contratto di governo stipulato dal Movimento 5 Stelle con la Lega di Salvini, l'ha tradotto in un disegno di legge facendolo approvare dal Consiglio dei ministri e l'ha trasmesso al Parlamento perchè fosse discusso e definitivamente varato.

Il vizio del narcisismo consiste nel prescindere dalla realtà, nell'affermare la prevalenza dei propri desideri sulla realtà. Quando la realtà a decisione avvenuta si ripropone e si ribella, il narcisista attribuisce ai suoi oppositori la responsabilità di rifiutare la decisione che egli ritiene giusta e indifferibile, capeggiando da oppositori gli interessi ostili al provvedimento.

Gli stati d'animo che si alternano nella democrazia del narcisismo sono l'esaltazione per un provvedimento desiderato, la frustrazione per il rifiuto ricevuto, la rabbia per il fallimento della proposta, la motivazione che avrebbe vinto il sabotaggio dei nemici, la ricerca di capri espiatori, lo scoraggiamento e il passaggio ad altri progetti forse più fortunati.

Si può governare così? Sicuramente non si può governare passando dall'annuncio di buone intenzioni alla delusione per non averle potuto realizzare. Si cerca soltanto di accrescere il consenso degli elettori magari coinvolgendoli nella denuncia dei cosiddetti poteri forti, delle lobby d'interessi organizzati ostili al bene pubblico.

Il gioco del narcisista al governo dura fino a quando l'opinione pubblica non l'abbandona. E non l'abbandona se i cittadini non trovano sponde alternative, partiti politici e movimenti che elaborano progetti fondati sulla conoscenza della realtà, sulla costruzione del consenso di massa, sulla ricerca di una realistica mediazione degli interessi in gioco, sull'impegno per raggiungere in Parlamento la maggioranza necessaria. Insomma il narcisismo che è l'anima dell'antipolitica, sta in piedi fino a quando la contesa non vede la discesa in campo della politica capace di conquistare l'opinione pubblica.