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La Goldenage di Marchionne alla Fiat

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Vac 'e Press

Sergio Marchionne

Il 25 Luglio si è spento presso l'ospedale di Zurigo, Sergio Marchionne, ex numero uno di FCA. Il decesso sarebbe stato causato da un arresto cardiaco, conseguenziale ad alcune complicazioni post-operatorie, dopo l'operazione subita alla spalla destra.

Marchionne ha il merito di aver salvato la Fiat dalla bancarotta e di aver reso il polo industriale della Fiat di Pomigliagno uno dei più efficienti dell'indotto.

Lo stabilimento Giambattista Vico meglio conosciuto come  stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano, è una delle industrie più importanti della Campania di proprietà del gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA). La FCA è una delle aziende più grandi del mondo. Fanno parte del gruppo i marchi della FIAT, Alfa Romeo, Lancia, Maserati, Fiat Professional, Abarth, Jeep, Chrysler, Dodge, Ram Trucks, Mopar e SRT. FCA è un vero e proprio gigante nella produzione di autoveicoli, che si piazza all’attavo posto nel mondo. Il merito di tutto ciò è senza ogni dubbio di Sergio Marchionne, che in quattordici anni ha trasformato la Fiat, un tempo indebitata, in una delle aziende più competitive del mondo.  

 Molto vicino a Umberto Agnelli, alla sua morte, Marchionne viene nominato amministratore delegato del gruppo FIAT. In poco meno di 10 anni ha trasformato il gruppo in Fiat Chrysler.  Marchionne ha dovuto gestire la grave crisi economica-finanziaria che nel 2007 coinvolgeva il mondo intero e in particolare il settore automobilistico. La sua politica nell'amministrazione della FIAT è stata espansiva: ha acquisito numerose aziende, tanto da rendere per un periodo il gruppo Torinese, fondato nel 1899,  il secondo al mondo.  

L'operato di Marchionne a lungo termine si è rivelato vincente: l'azienda produce oggi più di 5 milioni di autovetture all'anno. Molte di queste rientrano tra le autovetture più lussuose al mondo, basti pensare al marchio Maserati. FCA è indice di qualità oltre che di quantità.  

Tuttavia l'amministratore delegato durante la sua amministrazione ha dovuto avere a che fare con numerosi detrattori. Basti pensare alle opposizioni della presidenza della Commissione Europea, che riteneva l'indebitamento della FIAT non gestibile. Inoltre i sindacati hanno visto nelle acquisizioni del gruppo un pericolo, successivamente smentito.  Uno degli stabilimenti a rischio chiusura era lo stabilimento Giambattista Vico, ma Marchionne si è azionato a salvarlo, così come è accaduto per l'intera società: dal 2000-2004 il gruppo FIAT aveva perso più di 10 miliardi di euro. La FIAT era praticamente destinata a fallire. Nel 2010 lo scontro con la Fiom fu molto forte. Come dimenticare il referendum del 2010 tra gli operai di Pomigliano sull'applicazione del nuovo contratto tra azienda e dipendenti? All'epoca era nell'aria la chiusura dello stabilimento della Fiat, che da quarant'anni dava lavoro a tutta la città. A scatenare il dibattito era proprio Marchionne, che voleva risolvere la questione anche ricorrendo a misure drastiche. Gli operai di Pomigliano, che venivano da tre anni di cassa integrazione, si trovarono a leggere un contratto che prevedeva grandi sacrifici: " riduzione delle pause da 40 a 30 minuti, spostamento della mensa a fine turno e - soprattutto - aumenti salariali svincolati dall'inflazione e quindi non più automatici.” Insomma la politica del nuovo contratto era: "Volete più soldi in busta paga? Lavorate di più". La Fiom considerò tutto ciò una provocazione. Venne indetto allora un referendum che vide vincere il si per il 63%. Nel 2015 la fabbrica napoletana risultò la più efficiente d'Italia. La scommessa di Marchionne su Pomigliano si è rivelata nel tempo vincente.  

Il gruppo nel 2004 vantava 179.040 dipendenti nel mondo, di cui 83.320 in Italia. Oggi i dipendenti sono quasi raddoppiati. Il ricorso agli ammortizzatori sociali è sceso al 7% nel 2018. Marchione ha reso la FIAT un gruppo internazionale. Ha costruito numerosi nuovi stabilimenti all'estero e ha reso operativi quelli italiani. È riuscito a farsi finanziare dagli Stati: basti pensare alle sovvenzioni ricevute in Serbia e in Cina o quelle riconducibili all'amministrazione Obama.

Il gruppo in questi anni ha lanciato numerosi nuovi modelli, basti pensare all'Alfa 159, la Fiat Nuova 500, la Grande Punto, che è stata l'auto più venduta in Italia nel 2006 e nel 2007.  

 Per Marco Bentivogli  "Marchionne ha ereditato una Fiat, che negli anni aveva ricevuto molto denaro pubblico, e ciò nonostante era sull'orlo del collasso. L'ha risanata e l'ha trasformata in un gruppo senza debiti. Si è sempre tenuto distante dalla politica italiana che caso mai lo ha usato per mostrare i propri successi. Si è tenuto lontano dalla politica per evitare di entrare in quel cortocircuito di ricatti, assunzioni clientelari, privilegi che non sono conciliabili con una grande azienda multinazionale . Oggi il Paese è del resto ricco di imprese che esportano buona parte della produzione senza dover dire grazie alla politica, io la chiamo l'Italia a prescindere ”.

Finalmente una gestione aziendale efficiente, che purtroppo si è conclusa: difatti il 21 Luglio 2018, a causa dell'aggravarsi delle condizioni di salute di Marchionne, il cda di FCA ha nominato amministratore delegato Michael Manley. L'ex numero uno di FCA si è spento pochi giorni dopo.

Ciao Sergio, che il tuo lavoro sia d'esempio.

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