Il Decretino di Di Maio

Per il nuovo esecutivo il tempo delle chiacchiere e degli slogan è finito e infatti il 14 luglio è entrato ufficialmente in vigore uno dei primi atti normativi del governo Lega- M5S, il c.d. decreto Dignità.
Inizia così a delinearsi l’ideologia politica del nuovo esecutivo. Un’ideologia non chiara che in questi mesi si è esplicitata soltanto tramite slogan demagogici.
Il Decreto dignità, secondo la Ragioneria dello Stato, comporterà molte ripercussioni sull'occupazione, a causa della stretta sui contratti a termine. Critiche arrivano anche da Confindustria, che ha proposto l’eliminazione o quantomeno la modifica di alcune misure considerate dannose per i lavoratori e le imprese.
I punti peculiari del decreto riguardano: i contratti a tempo determinato, che Di Maio vuole disincentivare per favorire la transazione ai contratti stabili; un freno alle delocalizzazioni, in modo da evitare lo spostamento all’estero delle imprese, travalicando i vincoli comunitari; un aumento del 50% dell’indennizzo da licenziamento selvaggio; un vincolo di 5 anni alle delocalizzazioni, per le imprese che ricevono aiuti di Stato e infine lo stop alla pubblicità e alla sponsorizzazione del gioco d’azzardo, attività tra l’altro molto remunerativa per lo Stato.
Di Maio, contrario al lavoro a tempo determinato, ha in più interviste dichiarato di essere favorevole alla reintroduzione dei Voucher, aboliti dal Job Act.
Insomma è chiaro, già dall'enumerazione dei punti focali del decreto che si tratta di un provvedimento scarso nei contenuti e assai poco incisivo. Le critiche al Job Act sono state rese parola morta, in quanto di fatto poco si è fatto per migliorare la legge. Tra l’altro le misure del decreto nel breve termine porteranno ad un incremento della disoccupazione. La manovra è dispendiosa e non si occupa dei reali problemi del sistema lavoro.
Il Segretario del Pd, Maurizio Martina, ha al riguardo dichiarato che "Il Partito democratico presenta dieci proposte di intervento al decreto Di Maio, con l’obiettivo di salvaguardare i posti di lavoro messi a rischio da un provvedimento dannoso per imprese, famiglie e cittadini. Il decreto del governo è un ‘Decreto disoccupazione’ che complica la vita a famiglie e imprese. Migliaia di lavoratori con contratto a tempo determinato in scadenza rischiano il licenziamento. Con le nostre dieci proposte vogliamo sfidare la maggioranza sui punti chiave del decreto, nell'interesse esclusivo dei cittadini”.
I vertici del Pd sono convinti che "anche la maggioranza si è resa conto del caos di questo decreto e vuole rimandarne l'applicazione. L'urgenza non esiste più, e con le nostre proposte possiamo dargli ancora una dignità”.
Il Pd ha quindi avanzato delle proposte per migliorare il decreto, tra queste ricordiamo: la riduzione del cuneo contributivo sul lavoro a tempo indeterminato; l' incentivazioni alla trasformazione del contratto di lavoro a tempo determinato in contratto di lavoro a tempo indeterminato; la previsione di una buonuscita per i lavoratori temporanei; l'introduzione della contrattazione collettiva a definire le causali sul lavoro a tempo determinato; la sperimentazione di un salario minimo il; mantenimento delle tutele crescenti del Jobs act; il potenziamento della somministrazione nell'ambito del lavoro flessibile; l' opposizione all'aumento del costo del lavoro per le famiglie in merito al lavoro prestato da colf e badanti; il no categorico alla reintroduzione dei Voucher e infine una serie di investimenti per sostenere l’occupazione stabile e lo sviluppo del Paese.
