fbpx

Il destino dell'Ilva e Di Maio

Scritto da Angela Pascale Il . Inserito in Vac 'e Press

ilva di maio

Arcelor Mittel, il più grande produttore privato di acciaio la mondo, tramite la cordata con Am Investcom Italy, ha vinto la gara per l’Ilva con un’offerta di 4 miliardi e mezzo, ad essi si aggiungeva 1 miliardo stanziato da Gentiloni per il risanamento ambientale.
L’accordo proposto da Calenda ai sindacati fu respinto dalla Fiom perché…. Il ministro era in scadenza. Fornendo così un formidabile “assist” a Di Maio per rimetter in discussione tutto. Non scordate mai che nel programma 5 stelle c’era la chiusura dello stabilimento. Il governo ha mandato le carte all’ Anac che esaminatele ha detto che c’era qualche rilievo da fare ma che ciò non inficiava la regolarità della gara né richiedeva il suo annullamento. Di Maio ha colto al balzo l’occasione per bloccare tutto.


Bisogna considerare che:
a) anche ammesso di annullare l’aggiudicazione ad Am Investco Italy non è, possibile ripristinare l’offerta dell’altra cordata Acciaitalia, perché l’offerta non è più valida e perché il gruppo è ufficialmente in liquidazione.
Pertanto l’unica offerta valida resta sempre quella di Am Investco Italy.
b) In Italia non esistono player che abbiano la forza economica ela capacità industriale per affrontare la gara;
c) A livello internazionale, a parte Mittel, non sono emerse proposte industriali oltre la soglia delle offerte non vincolanti. Mittel però è fuori gioco perché ha firmato l’acquisto di Piombino.
Perciò a livello internazionale oltre Am Investco. (filiazione di Acelor Mittal) noni ci sono players in grado di reggere l’offerta. Resterebbe l’ipotesi di una cordata di Cdp (Cassa depositi e prestiti) con gli ex soci di Acciaitalia. Ipotesi non sostenibile sia perché puzza di statalismo sia perché non si capisce perché chi ha già fallito una volta possa riuscire ora.
C’è infine il problema dell’impianto in sé che senza interventi in tempi rapidi va rapidamente in decozione. Un impianto siderurgico di quelle dimensioni non è il forno del pizzaiolo che spegni e accendi quando vuoi.
A cosa porta tutto ciò? A chiudere Taranto, è evidente. Realizzando così subdolamente il punto del programma dei 5 stelle che prevedeva la chiusura dell’impianto e la sua sostituzione con un “Parco turistico” (!?)
Taranto fa circa 200mila abitanti. Togliere 20mila posti di lavoro significa mettere in discussione la vita di 80 mila persone, il 40% della città. Un disastro sociale.
Con Taranto l’Italia è fra i TOP TEN della produzione di acciaio mondiale. Senza precipiteremmo in fondo alla classifica.
Mittel ha presentato nuove proposte migliorative perché, per lei la gara di Taranto ha un valore strategico: Significa mettere piede in Europa. Il più moderno dei mercati perché molto flessibile e si adattava ai mutamenti tecnologici che richiedono più automazione e meno intervento umano.
Di Maio ritiene accettabile la parte ambientalista ma vuole ridiscutere quella occupazionale che l’accordo Calenda garantiva perchè era molto flessibile e si adattava ai mutamenti tecnologici che richiedono più automazione e meno intervento umano.
L’intervento dilatorio servirà solo a favorire la chiusura dell’impianto come conseguenza ineludibile del suo degrado. Stanno celebrando le capacità manageriali di Marchionne perché ha salvato gli Agnelli portando la forza lavoro del settore a 28mila addetti quando solo il Lingotto ne aveva 120mila e spiano che garantisce tutti gli interessati. Perché?
Per puro politicismo pensano di poter recuperare il marchio “Onestà” offuscato da recenti avvenimenti e per puro odio politico verso il PD della cui politica non deve sopravvivere nessun segno delle cose buone fatte.
Insomma, un puro calcolo elettorale che mette sotto i piedi l’avvenire del Paese
È un prezzo immotivato e dannoso da pagare alle ansie di potere di un gruppo di incapaci.
Gli italiani si accorsero della falsità del governo fascista sotto le bombe e davanti al disastro del Paese. È proprio necessario ripetere l’esperienza?