Genova per noi; Il paradigma della sinistra

A Genova in piazza della Vittoria si riunisce il popolo che protesta, il popolo migliore, quello a Cinque stelle! Grillo gli serve il suo piatto preferito, la macedonia della rivolta: un po’ di antieuropeismo, un po’ di pacifismo, qualche pezzetto di ambientalismo No Tav, una fettina di xenofobia, molto giovanilismo tutto condito con “noi siamo i migliori e voi i ladri”.
La sinistra sbanda, il richiamo alla purezza rivoluzionaria è una vertigine a cui non riesce a sottrarsi. Come vorrebbe essere in quella piazza, poter urlare la propria voglia di cambiamento, sentirsi pura, diversa. La sinistra non riesce a liberarsi da questo riflesso condizionato.
Così sempre a Genova la sinistra sbanda di nuovo di fronte alla protesta degli autoferrotranvieri, sbanda tanto da smarrire il senso della realtà!
L’AMT, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico locale, ha un costo della produzione fuori scala, ogni Km prodotto nel 2010 ammonta a 6 euro (nelle altre aziende della sola Liguria, si va da 2.5 a un massimo di 5). Confrontando sempre i costi dell’Amt con quello delle altre aziende Liguri (Atp nel Tigullio, Tpl a Savona, Atc alla Speszia e Rt a Imperia) il costo del lavoro sale a 4 euro a Km, contro i 2 o 3 euro delle altre e i costi di manutenzione e dei consumi di carburante raggiungono i 0.8 euro/km contro i meno di 0.6.
Questa critica situazione economica ha costretto la società a non investire nel rinnovo della flotta, ciò nonostante, sebbene si affermi il contrario, i contributi pubblici sono raddoppiati nel periodo 2002 – 2010, passando da 2 a 4 euro per Km, mentre contemporaneamente il servizio calava del 10%. In questi numeri non c’è solo il fallimento di un'azienda ma del pubblico come azionista. Vogliamo poi dirla tutta, bene: il costo elevato del lavoro è la conseguenza di organici sovradimensionati e di condizioni lavorative fuori mercato, far finta di non vedere è sbagliato nei confronti dei cittadini e del loro diritto alla mobilità e nei confronti dei lavoratori stessi, che rischiano di trovarsi prima o poi in una situazione non più sanabile. La protesta scoppiata a Genova è dunque la difesa corporativa di sacche di privilegio, ma la sinistra guarda e non vede, anzi quella rivolta ai suoi occhi prende l’aspetto della rivolta degli sfruttati. Riaffiora il mito del socialismo municipale, se il trasporto è “pubblico”, pubblico deve essere chi lo gestisce. Le cose invece stanno esattamente al contrario: se vogliamo difendere il diritto alla mobilità, alla qualità del servizio offerto, dobbiamo prendere coscienza del fallimento della gestione pubblica che fa delle aziende non un produttore di servizi ma un intermediario di costi fissi, tanto da far registrare un differenziale fra i costi del trasporto pubblico nelle altre nazioni europee e l’Italia che arriva al 30 e in alcuni casi al 50 per cento.
Una sinistra moderna non si fa trasportare dal riflesso condizionato del “pubblico è bello” contro il “privato cattivo” che mira solo all’odiato profitto, anzi vede nelle liberalizzazioni e nelle privatizzazioni una opportunità, e non crede alle favole delle liberalizzazioni selvagge di questi anni, mai realizzate in Italia. Una sinistra moderna i lavoratori che al solo sentir pronunciare la parola privatizzazioni, senza alcuna regola, senza nessun rispetto delle fasce protette, senza nessun preavviso alla cittadinanza, bloccano per 5 giorni una città, non li erge a difensori della “classe lavoratrice” ma li chiama con il loro nome: una corporazione che difende le proprie prerogative e i propri privilegi.
Una sinistra moderna non prende una Lucciola per una Lanterna, specialmente se questa Lanterna si trova a Genova.
