La lotta per il potere in Ucraina

L’Ucraina ha un nuovo presidente. E’ Oleksandr Turchynov il nuovo Presidente ad interim, braccio destro e fedelissimo di Yulia Tymoshenko, la cui elezione, seppure di dubbia legittimità, è stata decisa con 285 voti favorevoli su 450.
Mentre i manifestanti ancora impegnano le strade di Kiev alla ricerca dei responsabili delle violenze e dell’ex Presidente in fuga Yanukovich, sul quale pesa un mandato di arresto con l’accusa di omicidio di massa, le forze politiche al Parlamento lavorano per dare vita a quel governo di unione nazionale concordato lo scorso 21 febbraio con la sigla dell’accordo tra l’allora presidente Yanukovich e le variegate forze all’opposizione al fine di porre termine ai violenti scontri interni per la lotta al potere.
Cerchiamo tuttavia di capire cosa è accaduto in questi mesi in Ucraina, quali le forze in gioco e gli interessi coinvolti.
Quella che negli ultimi tre mesi ha impegnato l’Ucraina è stata una violenta guerra civile per la conquista del potere, che ha visto scontrarsi due grandi forze, quella legata al presidente filo-russo Yanukovich (rappresentante di una cospicua parte del paese che non ha preso parte agli scontri, quella russofona delle regioni ad est del paese) e la diversificata opposizione nazionalista e filoeuropea. La configurazione delle forze in conflitto non deve offrire l’idea che alla base degli scontri ci siano unicamente le pressioni per il posizionamento del paese a livello internazionale(con la Russia o con l’UE), quanto piuttosto la lotta tra i tradizionali poteri forti, gli oligarchi, il cui risultato sarà dato dalla loro capacità di saper gestire il compromesso interno ed internazionale nonché la transizione verso future elezioni presidenziali e parlamentari.
La politica nazionale ed internazionale ucraina ha tradizionalmente lavorato per guadagnare spazi di indipendenza politico-economica, spinti dalla forte radice nazionalista, indipendenza capace di garantire e consolidare gli interessi dei centri di potere. Il posizionamento nello scacchiere internazionale ha infatti spostato interessi a vantaggio o svantaggio di gruppi di oligarchi senza tuttavia mai davvero tradursi in opportunità per l’intera popolazione.
Ciò che oggi la piazza chiede sono le dimissioni del governo di Yanukovich e delle forze politiche che lo rappresentano, accusate di corruzione nonché ritenute responsabili di una società al collasso, con la conseguente conquista di una indipendenza politico-economica dalla Russia.
In questi “equilibri” i moti europeisti sembrano piuttosto avere un significato anti-russo e non rappresentare un vero orientamento: europeismo, nazionalismo ucraino e russofobia assumono nella rivolta lo stesso significato.
Fino ad oggi d’altronde l’Europa ha preferito un atteggiamento dimesso nei confronti di Kiev (non credo sia un caso che l’accordo del 21 febbraio scorso sia stato mediato dai ministri degli esteri di Francia, Germania e Polonia e non dal ministro degli esteri dell’UE Ashton), le cui motivazioni sono prevalentemente da ricercare nella sua dipendenza energetica, in cui la Russia gode di un forte potere coercitivo sia nei confronti del vecchio continente che del suo vicino ucraino.
Il 28 novembre la mancata firma a Vilnius dell’Accordo di associazione (Association agreement, Aa) tra Bruxelles e Kiev ha allontanato la possibilità di un avvicinamento dell’Ucraina all’UE. Le motivazione alla base di questo fallimento sono certamente politiche, avendo l’UE avanzato delle richieste non negoziabili alla base dell’accordo quali la liberazione del leader dell’opposizione Yulia Timoshenko ed un piano di riforme concrete nel campo della giustizia selettiva e delle riforme del sistema democratico al fine di introdurre una maggiore trasparenza. All’allontanamento tra Kiev e Bruxelles è seguito un avvicinamento dell’Ucraina alla Russia, sebbene il presidente Yanukovich abbia sottolineato come le motivazioni di tale avvicinamento siano state di carattere economico. Nel mese di dicembre i due paesi hanno infatti stipulato un accordo in base al quale Mosca ha offerto a Kiev un piano di salvataggio pari a 15mld di dollari. Gli eventi ultimi hanno tuttavia nuovamente stravolto gli equilibri. L’UE ha espresso la disponibilità a concedere un pacchetto di aiuti finanziari all’Ucraina appena il paese avrà raggiunto la stabilità politica attraverso strumenti democratici, un piano di riforme ed un governo legittimo. Contestualmente la Russia dopo aver concesso solo 3 dei 15mld accordati a dicembre ha congelato il trasferimento di aiuti finanziari in attesa di conoscere l’evoluzione della crisi politica in atto. Una crisi politica che sul panorama internazionale si traduce nella possibilità e nella volontà di garantire sostegno economico a Kiev in un momento di profonda recessione nazionale in cui il paese rischia il default.
Capire in che modo si orienteranno le scelte del paese nel medio periodo è complesso. Certamente molto dipenderà dalla capacità di compromesso e di risposta al cambiamento delle forze interne, sebbene la scelta di promuovere riforme strutturali serie in grado di introdurre principi di democrazia e di trasparenza con un’Europa poco interessata a ricoprire un ruolo importante nella questione ucraina non è così immediata. Dall’altro tuttavia la Russia non sembra disposta a negoziare con le attuali forze al governo né lascerà che l’Ucraina si orienti verso l’Europa.
