Una storia troppo fuorimano per essere ricordata

L'Italia è il paese più ricco di patrimoni turistici del globo ed è allo stesso tempo il paese che meno consuma questa sua ricchezza. La Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, si occupa del mantenimento della Reggia di Caserta, la sontuosa dimora dei Borbone.
La reggia venne costruita perchè la sfavorevole posizione del Palazzo Reale di Napoli era oggetto di numerosi attacchi via mare da parte dei nemici. L'opera venne affidata a Vanvitelli che ideò e costruì un imponente Reggia, che sulla falsariga di Versailles si accingeva a diventare la residenza reale più lussuosa del mondo. I progetti della costruzione di Ferdinandopoli, la nuova grande città in onore del sovrano, che doveva essere situata attorno a dove ora si trova il Palazzo Reale è in parte fallito. I sovrani borbonici riuscirono solo in parte nel loro ambizioso progetto a causa delle numerose guerre che il Regno delle Due Sicilie si trovò ad affrontare nell'ultimo secolo della sua esistenza. La Reggia è un imponente complesso storico che certamente trovandosi nel meridione d'Italia non vede sfruttate tutte le sue potenzialità: polvere, camere chiuse, arredamenti posizionati alla buona, giardini di ingresso mal tenuti, nuovi parchi edificati negli ultimi anni all'esterno della struttura tenuti in condizioni poco consone per una residenza che non ha nulla da invidiare alle altre residenze reali europee. Il Palazzo Reale di Caserta con il Parco, Acquedotto di Vanvitelli e complesso di San Leucio è un bene protetto dall'Unesco. L'acquedotto Carolino prelevando l'acqua alle falde del monte Taburno dalle sorgenti del Fizzo, locate nel territorio di Bucciano nel beneventano , si snoda in un maestoso complesso tecnico idrico lungo trentotto chilometri, che potrebbe diventare una meta turistica di inestimabile valore, ma che nonostante sia contemplata tra i beni dell'Unesco è troppo lontana dall'internal napoletano per ricevere abbastanza fondi dallo stato e dalla regione. Stesso discorso si potrebbe fare per il complesso di San Leucio che anche se ristrutturato in parte , è ormai da troppi anni abbandonato a se stesso: il setificio, che ha fatto da apripista alla desertica industria meridionale ottocentesca è praticamente adibito a università nella parte ristrutturata e completamente abbandonato nell'antico complesso industriale. Sempre a San Leucio dall'alto del Belvedere è possibile avere ai piedi tutta la Campania: Caserta, il Vesuvio è in lontananza Ischia...un panorama mozzafiato, ammirato dai pochi che conoscono la zona. Allontanandoci dall'ampia vallata Casertana è possibile scorgere i ruderi dei castelli medioevali della degradata Maddaloni, della terra di passaggio di San Felice a Cancello e dell'ormai rudere di Forchia: la triade medioevale controllava l'ampio avvallamento che conduce nel beneventano...secoli di storia dimenticati e abbandonati a se stessi, che continuano ad esistere, ma che il mondo ignora. Proseguendo il nostro viaggio lungo l'Appia, verso “le montagne beneventane”, così definiscono il beneventano i napoletani, è possibile arrivare in una strettoia, le Forche Caudine, l'unico posto dove i romani vennero umiliati e sconfitti dai sanniti di Caudium, l'unico popolo che seppe tenere testa alla poderosa aquila. A pochi chilometri dalle Forche Caudine si trova la medioevale e centrale Montesarchio, che sfruttando la sua strategica posizione nella Valle Caudina, faceva da spartiacque tra il Regno di Napoli è il Ducato di Benevento. Montesarchio ha visto nell'ultimo decennio la ristrutturazione del suo maestoso castello medioevale adibito oggi a Museo, che raccoglie oggetti di inestimabile valore provenienti dai territori di San Salvatore Telesino, antica Telesia, Saticula, l'odierna Sant'Agata dei Goti, Patrimonio dell'Unesco e da poco incoronata settima cittadina più bella d'Italia e infine Caudium che doveva probabilmente essere locata tra Montesarchio e Bucciano. Insomma tra il beneventano e il casertano si snoda una storia millenaria, sfruttata in maniera irrisoria dal nostro paese: nel 2013 infatti i visitatori di queste zone non hanno superato i 650.000 visitatori nel totale e basti pensare che la sola Pompei ne accoglie più di 2.500.000 all'anno...i dati parlano da soli. Ecco la vera economia sommersa italiana: una storia che è evasa dai ricordi, una storia che sopravvive tra chi volutamente la ignora.
