Tutti gli Esposito del mondo

Il nostro giornale QdN aveva richiesto ad Enzo Esposito, zio del giovane tifoso napoletano Ciro, di scrivere sui fatti accaduti a Roma, ma Enzo è preso totalmente ed affannosamente dal “lavoro” per riscattare l’onorabilità del ragazzo, ingiustamente e “vigliaccamente” accusato di essere «camorrista e vittima di un regolamento di conti». Ciro Esposito ha una sola colpa, anzi due, quella di essere napoletano e di Scampia.
Scrivo io allora in sua vece, spero così di aiutarlo nel faticoso tentativo di ristabilire la verità ignominiosamente celata e distorta da chi, rappresentando lo Stato, dovrebbe, invece, “garantire” equità e prudenza di giudizio, specie in fatti “nebulosi” e/o accidentalmente repentini tali da non potere (e non dovere), nell’immediato, pronunciare facili “condanne per principio” e gogna mediatica.
La ricostruzione degli eventi accaduti a Roma va sempre più ricostruendo una verità assolutamente diversa da quella frettolosamente rappresentata dal Questore di Roma.
La questione non è, e non può essere, di poco conto perché la menzogna (chiamiamola col suo proprio nome) è stata diffusa al solo scopo di coprire le inefficienze, le lacune di un servizio “male-organizzato” senza alcuna cura delle conseguenze emotive e comportamentali che questa “non-verità” avrebbe creato.
Una patologia comportamentale manipolativa che deve far riflettere: a sua difesa e vantaggio? Forse… a difesa e vantaggio del “manipolo” nazista? Forse…
Questo dubbio è ben difficile da sciogliere: la manipolazione della verità è stata autocentrante (solo per sua discolpa?) o “ambientalmente empatica” (per vicinanza politica con gli aggressori?), sia nel primo caso che nel secondo è assente qualsiasi rispetto per la dimensione psicologica (ma possiamo anche aggiungere sociale e civile) delle persone coinvolte.
Un giovane napoletano, per giunta di Scampia, può “tranquillamente” essere etichettato come camorrista, ed è questa “tranquillità” che deve preoccuparci. La menzogna può degenerare, può creare dipendenza, può, soprattutto, sostituire la verità fino a diventare “la” verità.
Coloro che affermano la menzogna patologicamente si dichiarano sostenitori della sincerità e dei valori. Appaiono, quindi, normali in superficie ma sono rosi internamente da un disturbo che può provocare gravissime conseguenze a tutti quelli a loro vicini. Non hanno consapevolezza della loro “malattia” e credono che mentire sia giusto al fine di proteggere il proprio ego, per guadagnare dei benefici. Persone in grado di inscenare una pantomima della realtà fino ad apparire sinceri anche al più attento osservatore. Si presentano con grande attorialità, ipocrisia (in greco significa attore) ed astuzia, come persone perbene, buone e sincere, come un qualsiasi rappresentante di Stato in Italia per esempio.
Utilizzano la “maschera” come copertura per poter mentire e raggirare con maggiore efficacia. Per questo motivo è molto difficile riconoscerli, più facile è restarne vittima.
Questo è accaduto a Ciro Esposito, alla sua famiglia, a qualsiasi cittadino nato per caso a Napoli e ancor più per caso a Scampia. Più che il neonazista che ha sparato è la vittima del carnefice ad essere colpevole, colpevole di essere camorrista suo malgrado, marchiato di infamia a vita.
Perché chiunque di noi persone oneste, lavoratori (ma anche disoccupati), figli, madri o padri nati a Napoli (e solo per caso a Scampia) andando allo stadio può imbattersi in una pallottola di un qualsiasi neonazista e sentirsi marchiato di camorra da un qualsiasi signore perbene, magari rappresentante dello Stato, un signor “Menzogna” che non avevamo riconosciuto.
Questa volta, però, è andata male, la grande famiglia Esposito ha detto Stop! Con il dignitoso dolore di mamma Antonella, la composta umiltà di papà Giovanni, la consapevole dignità degli altri fratelli, sorelle, zii, cugini e la fierezza di zio Enzo, amico nostro antico e fraterno.
La grande famiglia Esposito siamo tutti noi che rivendichiamo, senza gridare ma con fermezza, giustizia e verità; siete tutti voi che in centinaia e centinaia avete inviato messaggi di solidarietà; sono tutti i bambini che hanno promesso una preghiera per Ciro; tutti coloro che chiedono che il signor “Menzogna” venga rimosso, non per la sua malattia ma per la dignità di uno Stato che ama definirsi civile e democratico!
Tutti gli Esposito del mondo… e tutti, oggi, fieri di esserlo.
