La zeppola non deve morire

Ormai spuntano come funghi e registrano un successo di pubblico notevole: le patatinerie attirano file chilometriche di curiosi assaggiatori in tutta Napoli! Si proprio Napoli, terra delle tradizioni culinarie più antiche del mondo, la patria della pizza fritta , delle zeppole e dei panzarotti, sembra essere stata stregata dal fast food straniero.
Era dunque inevitabile lo scontro di due diverse “scuole di pensiero”: da un lato le patatine fritte dall’aria vagamente industriale, la catena di chioschetti tutti uguali, scintillanti, magnetici e contemporanei; dall’altro le zeppole fatte con cura dalla mani e dalla maestria di artigiani, un’arte tramandata di padre in figlio per generazioni.
Il gusto di un progresso sotto la luce di un neon oppure il sapore della storia e di un’atavica semplicità? Basteranno “cuoppetielli” di patatine fritte nutriti di numerosi tipi di salse per mandare al tappeto il tradizionale cibo di strada partenopeo? La risposta ce la dà Davide, uno zeppolaro di Fuorigrotta che annuncia la riscossa regalando cuppetielli di storia, in occasione dell’apertura di una di queste patatinerie, e mostrando davanti al proprio esercizio un semplice cartello: “a’zeppola non deve morire, sennò il panzarotto come fa?”
La battaglia per la tradizione è appena cominciata, ma non si possono certo regalare cuoppetielli ogni volta che apre una nuova patatineria! Bisogna valorizzare ogni tipo di bene tradizionale, in un tempo in cui ogni cosa è merce da commercializzare, bisogna rendere di nuovo popolare ciò che nasce dalle mani di un artigiano: ogni zeppola impastata dai polpastrelli un cuoco di strada è un capolavoro, questo non può essere dimenticato. Le macchine seriali non potranno e non drovranno sostituire le mani ispirate di un artista.
