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Il Pulcinella di Nino Daniele dialoga col Pulcinella di Gaetano Pesce. Interessante iniziativa che si terrà a piazza Municipio mercoledì 6 alle ore 17 00. Vi aspettiamo curiosi , interessati e numerosi.

Sentenza Cass. Pen. n. 29746/2024: protezione dei lavoratori e responsabilità del datore di lavoro

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Sentenza Cass. Pen. n. 29746/2024: protezione dei lavoratori e responsabilità del datore di lavoro

 

di Luca Orlando

 

La sentenza della III Sezione della Cassazione Penale n. 29746 del 22 luglio 2024 riguarda un lavoratore che, nonostante un’esperienza decennale nell’allevamento di animali, non aveva ricevuto una formazione adeguata e specifica per gestire situazioni di emergenza con animali pericolosi. 

L’incidente, che ha portato al decesso del lavoratore per le gravi ferite riportate, è avvenuto in una stalla senza vie di fuga e con un pavimento reso scivoloso da materiale organico, rendendo impossibile la fuga del lavoratore dall’aggressione dell’animale, che nel caso di specie era un toro. 

La Cassazione ha condannato il datore di lavoro per omicidio colposo, e in particolare ha ribadito che la formazione è obbligatoria anche per i lavoratori esperti. 

Questo principio è stato già sancito in altre sentenze, come la n. 8163 del 2020 e la n. 49593 del 2018, che affermano come l’esperienza non possa mai sostituire l’obbligo di formare adeguatamente i lavoratori.

Il documento di valutazione dei rischi (DVR) prevedeva chiaramente l’obbligo di adottare misure di sicurezza come vie di fuga, ma queste non erano presenti, così come mancavano dispositivi di protezione individuale (DPI).

La difesa sosteneva che l’attacco del toro non fosse prevedibile e che il lavoratore avrebbe potuto scavalcare la recinzione per salvarsi. 

Tuttavia, la Corte ha respinto queste argomentazioni, sottolineando che le condizioni del pavimento e l’assenza di vie di fuga rendevano impossibile una fuga efficace. 

Inoltre, il veterinario presente sul posto, testimone nel processo in questione, aveva avvertito che il toro era irrequieto e sconsigliato di entrare nel recinto, consiglio che il datore di lavoro aveva ignorato, contribuendo indirettamente alla morte del lavoratore.

Anche la richiesta del datore di ottenere una riduzione della pena basata sul presunto risarcimento del danno è stata respinta, poiché non erano state fornite prove documentali sufficienti a dimostrare il pagamento di una somma congrua agli eredi della vittima. 

La Cassazione ha ritenuto adeguata la pena inflitta dalla Corte di Appello di Milano a otto mesi di reclusione, respingendo anche l’argomentazione del datore di lavoro secondo cui la colpa del lavoratore avrebbe dovuto essere presa in considerazione, in quanto non era stato riscontrato alcun concorso di colpa nelle sentenze di merito.

Questa sentenza mette in risalto l’importanza della formazione e delle misure di sicurezza sui luoghi di lavoro, ribadendo la responsabilità del datore di lavoro nella protezione dei propri dipendenti. 

Anche quando i lavoratori possiedono molta esperienza, la formazione specifica è indispensabile, soprattutto in contesti rischiosi come quello degli allevamenti di animali. 

La mancanza di vie di fuga e di adeguate misure di sicurezza non può essere giustificata e rappresenta una grave negligenza che può avere conseguenze tragiche, proprio come è accaduto in questo caso.

Madame Bovary – Insoddisfazione affettiva cronica e aspettative

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di Roberta Baiano

 

Per questa recensione ammetto di aver provato un certo senso di allerta.

Ho scelto un classico che resiste al tempo, un’opera che, a ogni rilettura, cambia forma perché cambia lo sguardo: Madame Bovary, di Gustave Flaubert.
L’ho letto per la prima volta a 14 anni, in roulotte, con una lampada a batteria e la curiosità incerta dell’adolescenza.

Da allora ci sono tornata spesso.

Ogni volta, Emma mi sembrava diversa. O forse ero io, che trovavo in lei qualcosa di più.

 

All’uscita, il romanzo fu accusato di oltraggio alla morale e alla religione.

Oggi è un classico, ma la sua forza resta integra: racconta senza indulgenza una fame emotiva che non si sa placare.

E lo fa senza moralismi, senza assoluzioni, senza sconti.

 

La storia si apre con Charles Bovary, un uomo cresciuto male da un padre assente e una madre ossessiva.

Da bambino viene deriso, da adulto si sposa con una vedova da cui eredita un po’ di denaro.

È abitudinario, modesto, privo di immaginazione.

Un medico mediocre.

Finisce per sposare Emma, giovane donna educata dalle Orsoline, con un rapporto puramente estetico con la fede e una passione ingorda per i romanzi sentimentali.

L’incontro tra i due è quello tra l’uomo pratico e la donna che vuole essere travolta.

 

Il giorno del matrimonio è già il giorno della disillusione.

Emma scopre che l’amore coniugale non ha nulla a che vedere con le sue attese.

Nella quotidianità piatta di un marito che la ama ma non la capisce, si apre il primo crepaccio. A ingigantirlo sarà il ricevimento al castello del Marchese di Vaubyessard. Un invito mondano che le resta addosso come una visione tossica. Il dettaglio di quella festa, le stoffe, i gesti, i colori: tutto si fissa in lei come un’ossessione. E il confronto con la sua vita reale diventa insostenibile.

Emma prova a replicare ciò che ha visto.

Cerca svaghi, oggetti, abiti, lussi che non può permettersi, ma che nutrono almeno l’illusione. Finisce in una spirale depressiva, smette quasi di mangiare.

Charles, incapace di comprenderla ma desideroso di aiutarla, decide di trasferirsi altrove. Il cambio d’aria la porta a incontrare Léon, un giovane praticante avvocato, gentile, romantico, che finalmente le rivolge attenzione.

Ma parte per Parigi.

E lei, rimasta sola, si ammala di nuovo.

È in quel momento che arriva Rodolphe: ricco, manipolatore, sicuro di sé.

Lui capisce subito il profilo di Emma: una donna che vuole sentirsi scelta, unica, travolta.

 

E così accade.

Emma si convince di essere diventata finalmente la donna che aveva letto nei romanzi.

Ma quando gli propone di scappare insieme, Rodolphe la scarica con una lettera — condita da gocce d’acqua per simulare lacrime.

Grottesco, ma efficace.

La delusione la distrugge.

Charles, nel tentativo maldestro di risollevarla, la porta a teatro.

E lì riappare Léon, versione aggiornata: più brillante, più spigliato, più sicuro.

 

Inizia una relazione adultera regolare, piena di scuse e appuntamenti nascosti.

Ma anche questo, alla lunga, le appare insufficiente.

Emma si stanca di tutto e di tutti, ma continua a inseguire qualcosa.

Si indebita, firma cambiali, mente. Quando arrivano gli ufficiali giudiziari, la finzione crolla.

E con essa, Emma.

L’unico che l’abbia amata davvero — forse l’unico che l’abbia amata e basta — è proprio Charles, ma lei lo capisce troppo tardi.

 

Il punto è la fame.

L’insoddisfazione cronica che attraversa tutta l’opera.

Emma non è vittima dell’amore, ma delle sue aspettative.

Vive con l’idea che un amore assoluto possa redimerla dalla noia e dall’ordinario. Idealizza, proietta, assorbe.

Quando l’oggetto amato cade dal piedistallo, Emma si svuota.

Poi riparte.

E ricade.

 

Questa dinamica è ciò che ha dato origine al termine “bovarismo”: la tendenza a cercare amori salvifici, a legarsi a figure inadeguate, a costruire aspettative che nessuno può soddisfare.

Emma non ama: cerca salvezza.

E quando la salvezza non arriva, crolla.

 

Ciò che rende attuale questa figura non è la trama in sé, ma il suo meccanismo.

L’incapacità di stare dentro una relazione che non sia perfetta.

La malinconia perenne.

L’ossessione per ciò che manca.

La frustrazione cronica dopo ogni picco emotivo.

Emma non è pazza, né debole.

È solo affamata di senso.

E oggi, in un tempo che ci insegna a desiderare senza elaborare, a pretendere senza mediare, la sua parabola è più riconoscibile che mai.

“Bianca come il male”: in un libro di Luca Maurelli la caduta all’inferno e la resurrezione di uno psicologo cocainomane

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                                                                                             Comunicato stampa

 

“Bianca come il male”: in un libro di Luca Maurelli 
la caduta all’inferno e la resurrezione di uno psicologo cocainomane continua la lettura….

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