A Napoli serve il governo dello spazio pubblico.
A Napoli serve il governo dello spazio pubblico.
È noto che ogni insediamento umano, a partire dalla sua forma più sofisticata esistente dall’alba della continua la lettura….
A Napoli serve il governo dello spazio pubblico.
È noto che ogni insediamento umano, a partire dalla sua forma più sofisticata esistente dall’alba della continua la lettura….
NICOLA CORRADO, BARABBA E LA CITTA’ POSSIBILE: IL PD VERSO IL VOTO.
Nicola Corrado, già vicesindaco di Castellammare e ora membro della Direzione Nazionale del PD, il suo libro “Non sceglierò Barabba” ha rappresentato l’occasione per tornare a ragionare di Stabia, dopo lungo tempo. Come si spiegano questi 15 anni di silenzio sulla città? Ci sono segnali di cambiamento? continua la lettura….
Le città più inquinate d’Italia: a che posto è Napoli?
Nel 2023 ben diciotto centri urbani su novantotto continua la lettura….
Il paradosso dell’AI: a lavoro più creativi e meno tecnici
La tensione all’autoconservazione è una delle principali caratteristiche dell’essere umano. Tutti gli appartenenti alla nostra specie, prima che poi, sperimentano il significato di tale necessità, erroneamente chiamato istinto, che ci permette di sopravvivere – di frequente – alle peggiori avversità. continua la lettura….
BASKET – GEVI NAPOLI, LA COPPA ITALIA 2024 È TUA
Nelle LBA Final Eight 2024, andate in scena a Torino, la GeVi Napoli Basket di coach Milicic fa l’impresa e conquista la Coppa Italia. Terzo successo nella competizione per una società Napoletana, dopo le vittorie della Partenope (1968) e quello della Carpisa (2006). continua la lettura….
Una socialista eretica
Breve profilo di Vera Lombardi
di Alessandra Macci e Domenico Cirella continua la lettura….
PRIMO INCONTRO CORSO DI FORMAZIONE POLITICA
Una numerosa e qualificata presenza ha caratterizzato il primo incontro del corso di formazione continua la lettura….
IL LICEO PANSINI CAMBIA SEDE.
Oggi 22 febbraio, per il quartiere Vomero si chiude un pezzo di storia, dopo circa mezzo secolo il Liceo Classico “Adolfo Pansini” cambia temporaneamente sede. continua la lettura….
di Luca Orlando
In un solo istante, tutto cambia. Un rumore improvviso, una minaccia percepita, una figura sconosciuta. Poi la reazione: un gesto, un colpo, un’azione che spezza il tempo. È legittima difesa? Forse sì, ma è anche qualcosa di più profondo. È un nodo morale. Una domanda che arriva solo dopo: ho davvero agito per difendermi o, in quel gesto, c’era anche il desiderio di punire?
Nel cuore della legittima difesa si agita una tensione antica: quella tra necessità e volontà. Difendersi è un diritto naturale, una risposta all’aggressione, un modo per sopravvivere. Ma quando la minaccia si attenua, quando l’aggressore è a terra, disarmato, o in fuga, eppure si continua a colpire — allora qualcosa cambia. La difesa si trasforma. E nasce il sospetto che non si stia più reagendo al pericolo, ma che si stia infliggendo una punizione.
Il diritto lo sa bene. È per questo che parla di “attualità del pericolo” e di “proporzione della risposta”. Ma il diritto arriva sempre dopo. Prima c’è l’essere umano, con le sue emozioni, le sue paure, i suoi istinti. Ed è lì che nasce il dilemma, perché l’aggressione spesso non è solo fisica. È una violazione dell’intimità, della sicurezza, dell’integrità. Chi si difende, in quel momento, non cerca solo di salvarsi. Cerca anche, forse, di ripristinare un equilibrio spezzato, di ristabilire un ordine, di rimettere le cose “a posto”.
È qui che la difesa può contaminarsi di rabbia, di frustrazione, di rivalsa. E non è facile distinguerle. Chi ha subito una rapina, una violenza, un’invasione in casa, non si sente solo in pericolo. Si sente violato. Ed è naturale, a volte, voler restituire il colpo. Non solo per fermare, ma per far capire. Non solo per salvarsi, ma per far male come si è stati feriti.
Ma è giusto? La morale non offre risposte semplici. Alcuni filosofi, come Hobbes, hanno teorizzato che in assenza di protezione statale l’uomo ha il diritto assoluto di difendersi, anche con la forza più brutale. Altri, come Kant, hanno posto limiti rigorosi: nessuna difesa può trasformarsi in punizione, perché punire è compito esclusivo della legge.
E noi, oggi, dove ci collochiamo? La società moderna è piena di contraddizioni. Da un lato predica il rispetto dei diritti umani, anche per i colpevoli. Dall’altro, applaude chi si difende con fermezza, a volte anche oltre il necessario. Si simpatizza con chi “ha fatto quello che chiunque avrebbe fatto”, anche se poi si scopre che ha esagerato.
In questo scenario, la vera sfida è educare alla responsabilità. Far capire che difendersi non significa farsi giustizia da soli, che proteggere sé stessi è sacrosanto, ma che oltre una certa soglia si rischia di diventare ciò che si voleva fermare. In altre parole, è questione puramente di coscienza.