Eugenetica, Bassa Natalità e Politiche Familiari: Un Viaggio nel Tempo e nel Futuro

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Eugenetica, Bassa Natalità e Politiche Familiari: Un Viaggio nel Tempo e nel Futuro

 

di Roberta Baiano

 

Oggi voglio condividere con te un libro che mi ha fatto letteralmente alzare il sopracciglio più volte; sto parlando di “Ciò che oso pensare”, scritto da Julian Huxley, pubblicato per la prima volta nel 1931, ed edito dal 2022 dalla casa editrice GOG.

Perché ho scelto di parlartene? Perché mi ha spinta a mettermi alla prova e a riflettere su alcuni temi.

Prima di approfondirli, parto da un po’ più lontano.

 

Forse, ti sarà capitato di leggere un altro libro: “Il mondo nuovo”, scritto questa volta dal fratello Aldous e spesso classificato come narrativa distopica o fantascienza a causa del fatto che espone inquietanti, quanto inverosimili, progetti di ingegneria sociale.

Progetti che, come spesso accade, col senno di poi non sembrano scenari poi così tanto distanti da noi; anche se, in realtà, a pensarci bene non lo erano neanche all’epoca.

Infatti, a discuterne, anche molto seriamente, era un già nutrito gruppo di personalità importanti e influenti, tra cui il di cui sopra: Julian.

 

Rinomato, direttore generale dell’UNESCO, fondatore del WWF e forse uno dei primi divulgatori scientifici, è soprattutto noto per essere stato un appassionato sostenitore dell’eugenetica e, infatti, ha ricoperto prima la carica di vicepresidente e poi quella di presidente della British Eugenetics Society. 

 

Questa corrente di pensiero è emersa in risposta alle preoccupazioni sollevate da Malthus riguardo al futuro sviluppo della società e al sistema delle nascite.

Nel suo saggio, scritto circa un secolo prima, Malthus ha esposto il seguente dilemma: se la popolazione mondiale continua a crescere, e lo fa, più rapidamente delle risorse disponibili, vi è il forte rischio di un improvviso freno dello sviluppo economico nel breve, nel medio e nel lungo periodo.

La soluzione proposta? Controllare le nascite, sia sotto il profilo della quantità, che della qualità.

 

Ora! L’interesse per l’eugenetica si è diffuso rapidamente dai salotti bene della Gran Bretagna, agli Stati Uniti e alla Germania. Difatti, è stato sorprendente scoprire che, durante il processo di Norimberga, alcuni imputati hanno cercato di giustificarsi affermando di aver semplicemente messo in pratica tutte quelle teorie eugenetiche inventate altrove e che, nello stesso altrove, si erano da tempo istituzionalizzate essendo state tradotte in legge.

 

Dopo questa lunghissima introduzione (scusa!), passo alla parte che mi ha spinto a scegliere questo libro per la recensione di oggi, presente nel capitolo III e intitolato “L’uomo e la sua ereditarietà”.

In questo capitolo, tra gli altri argomenti, si evidenzia che gli esseri umani hanno una fertilità più varia rispetto a moltissime delle altre specie animali e vegetali; per cui una persona, potenzialmente, potrebbe avere anche tra i dieci e i venti figli, cosa che dovrebbe essere più che bastevole a renderla desiderabile.

Tuttavia, quando alla fertilità si aggiungono altri attributi tipici del nostro sistema economico quali, per esempio, il denaro e il successo, la situazione cambia e aumenta il numero di coppie che scelgono di avere uno, due o nessun figlio. 

 

Tra le soluzioni proposte? Due opzioni.

O riformare completamente il sistema economico e sociale in cui si vive tutti, oppure costruire un ampio sistema di indennità familiari che preveda un sostegno finanziario, o quota, per ogni figlio e proporzionale al reddito familiare.

Bello il 1931 vero?! Certamente non troppo diverso dal 2024.

 

Essi! Perché è attuale il dibattito in merito alla bassa fecondità, in primo luogo a causa del fatto che il tasso continua a scendere ininterrottamente dal 2008, anno principale della crisi finanziaria globale; in secondo luogo, perché le proiezioni future ipotizzano addirittura un tasso di natalità pari allo zero entro la fine del 2050.

Qualcuno si è interrogato sul perché gli italiani non “fanno figli”. Le risposte sono state tra le più variegate, ma il podio è decisamente detenuto dai costi di vita elevati, dalla difficoltà nel trovare e mantenere un lavoro e dalle sfide organizzative.

Insomma, a quanto pare, la metà degli under 40 non vuole saperne di avere dei figli, e circa un terzo vorrebbe, ma non può.

 

In quest’anno, il governo Meloni ha presentato ben tre iniziative per affrontare la questione della bassa natalità: un bonus mamme lavoratrici, il congedo parentale esteso fino all’80% e un aumento dei bonus asili nido. Queste le misure nella legge di Bilancio 2024.

Oltre, ovviamente, al concreto tentare di impedire con ogni mezzo possibile alle donne di decidere e disporre del proprio corpo (ma questo è un altro libro!).

 

È un peccato che il bonus mamme lavoratrici sia destinato solo a quel 6% di donne italiane che ha già tre o più figli e un contratto di lavoro a tempo indeterminato. 

È un peccato che il congedo parentale all’80% sarà disponibile solo per chi ha già terminato quello obbligatorio entro il 2023.

È un peccato che il bonus asilo nido sia destinato ai genitori di figli nati nel 2024, che ne abbiano già almeno un altro di 10 anni e con un reddito familiare inferiore a quarantamila euro, che mio padre al mercato comprò.

 

Arrivati a questo punto è evidente che questo approccio da solo, e specialmente se utilizzato in modo propagandistico e superficiale, non è sufficiente fin dalla sua prima formulazione che abbiamo visto è possibile rintracciare molto, molto tempo addietro.

È altrettanto evidente che, senza l’attuazione di politiche sociali adeguate e un approccio alla sfida equilibrato e inclusivo, che tenga conto sia degli interessi individuali che del benessere collettivo, non si farà molta strada.

O comunque si farà, ma solo fino al 2050.

 

Concludo, adesso, raccomandandoti per l’ultima volta la lettura di questo libro perché sono sinceramente convinta che susciterà anche in te tutta una serie di riflessioni sulla direzione che il nostro mondo, giorno dopo giorno, prende.