Lo stallo sulle commissioni consiliari rischia di diventare il primo vero banco di prova politico della nuova maggioranza che governa la Regione Campania. A pochi giorni dall’insediamento ufficiale del Consiglio regionale, l’accordo sulle presidenze delle otto commissioni permanenti è tutt’altro che definito e le tensioni interne al cosiddetto “campo largo” sono ormai esplicite.
Il presidente del Consiglio regionale, Massimiliano Manfredi, ha convocato per mercoledì 7 gennaio alle ore 14 la Conferenza dei presidenti di gruppo, primo passaggio formale per fissare la seduta consiliare nella quale sarà presentata la Giunta regionale guidata dal governatore Roberto Fico. Il giorno successivo, giovedì 8 gennaio 2026 alle 10, è previsto l’insediamento dell’Ufficio di Presidenza. Ma sullo sfondo resta irrisolto il nodo politico più delicato: la distribuzione del potere nelle commissioni.
Al momento, il meccanismo per la costituzione delle commissioni è bloccato. I gruppi di Casa Riformista (area renziana), Alleanza Verdi e Sinistra e la lista Fico Presidente non hanno comunicato i nominativi dei consiglieri da assegnare alle commissioni, impedendo di fatto l’avvio delle procedure. Una scelta che ha il sapore di una protesta politica contro la proposta avanzata dal Partito democratico.
Secondo lo schema iniziale elaborato dalla segreteria regionale del Pd, guidata da Piero De Luca, le presidenze delle commissioni dovrebbero essere così distribuite: tre al Pd, due al Movimento 5 Stelle, una alla lista “A testa alta” (che fa riferimento all’ex governatore Vincenzo De Luca) e una al Partito Socialista. Una proposta giudicata sbilanciata dai partiti minori della coalizione, che accusano Pd, M5s e “A testa alta” di voler concentrare nelle proprie mani tutte le leve decisive del Consiglio.
Le frizioni si sono già manifestate in modo evidente nella partita dell’Ufficio di Presidenza. Oltre al vicepresidente Luca Trapanese e alla segretaria Lucia Fortini, entrambi espressione della maggioranza, era prevista l’assegnazione di un posto da questore a Casa Riformista. I renziani hanno però disertato la votazione in Aula, giudicando l’intesa irricevibile. Il risultato è stato l’elezione di Raffaele Aveta, del Movimento 5 Stelle, come questore di maggioranza, aumentando ulteriormente il malcontento degli alleati minori.
Nelle ultime ore, tuttavia, si stanno moltiplicando i tentativi di mediazione per evitare una lacerazione profonda della maggioranza proprio all’avvio della legislatura, scenario che offrirebbe un assist politico al centrodestra. Una delle ipotesi più accreditate prevede una redistribuzione più ampia delle presidenze: due al Pd, una al M5s e una ciascuno per “A testa alta”, Casa Riformista, lista Fico Presidente e Alleanza Verdi e Sinistra. Resterebbe da assegnare l’ultima presidenza, contesa tra “Noi di Centro” di Clemente Mastella e il Partito Socialista.
Resta poi aperta la questione, tutt’altro che secondaria, di quali commissioni saranno affidate ai vari partiti. Non tutte, infatti, hanno lo stesso peso politico. Tra le più ambite figurano la seconda commissione (Bilancio e Finanza), la terza (Attività produttive) e soprattutto la quarta (Urbanistica, Lavori pubblici e Trasporti) e la quinta (Sanità e Politiche sociali), considerate le più strategiche per l’indirizzo dell’azione regionale. Una regola non scritta, inoltre, suggerisce di evitare che un assessore si ritrovi a interloquire con una commissione presieduta da un esponente dello stesso partito.
Le presidenze delle commissioni permanenti spetteranno tutte alla maggioranza, mentre all’opposizione dovrebbero andare eventuali commissioni speciali, da istituire in un secondo momento. Ma prima di arrivare a questo passaggio, servirà ricomporre un quadro politico che appare già segnato da diffidenze e rivendicazioni.

