La legittima difesa. Il ruolo dei sindaci: ordinanze e sicurezza dal basso

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di Luca Orlando

 

La legittima difesa, per molti, è una questione di codice penale. Per altri, un tema politico da campagna elettorale. Ma per chi amministra le città, i paesi, i territori reali — quei luoghi fatti di strade poco illuminate, parchi abbandonati, case isolate — la sicurezza è prima di tutto una responsabilità quotidiana. E oggi più che mai, i sindaci si trovano al centro di una tensione crescente: da un lato i cittadini che chiedono protezione, dall’altro strumenti limitati, risorse scarse e una burocrazia spesso soffocante.

Nonostante ciò, sono proprio i sindaci a rappresentare, in molti casi, il primo volto dello Stato che le persone incontrano. Sono quelli a cui si scrive su Facebook, che ricevono le segnalazioni per i furti nelle case, i vandalismi, gli episodi sospetti. Sono loro che raccolgono la paura diffusa. E spesso, pur non avendo competenze dirette in materia di ordine pubblico, provano comunque a intervenire.

Come? Con le ordinanze, le collaborazioni con le forze dell’ordine, l’installazione di telecamere, il potenziamento dell’illuminazione pubblica, il sostegno ai gruppi di controllo di vicinato. In alcune città, sono nate vere e proprie unità di sicurezza urbana, con vigili formati per presidiare le zone più sensibili e stabilire un contatto diretto con i residenti. Sono tentativi, spesso creativi, di ricucire la fiducia tra cittadino e istituzione partendo dal basso.

Eppure, il margine d’azione è ristretto. Le ordinanze sindacali, per esempio, possono regolamentare l’orario di apertura dei locali, limitare la vendita di alcolici in certe zone, intervenire su situazioni di degrado, ma non possono sostituirsi alla repressione penale e non possono risolvere problemi strutturali come la criminalità organizzata, la mancanza di presidio statale o la giustizia lenta.

Ci sono però sindaci che si sono fatti portavoce delle istanze legate alla legittima difesa. Alcuni hanno chiesto leggi più incisive, altri hanno messo a disposizione fondi comunali per le spese legali di cittadini accusati dopo essersi difesi da un’aggressione. Misure simboliche, certo, ma che rivelano un profondo senso di vicinanza al territorio.

Questa attenzione è fondamentale, perché quando si parla di legittima difesa, non si parla solo di leggi: si parla di percezione di abbandono. E ogni sindaco che risponde, che ascolta, che si mostra presente, aiuta a ridurre quella distanza tra il cittadino e le istituzioni. Aiuta a far sì che le persone non si sentano costrette a difendersi da sole.

Serve però un passo in più. Serve che lo Stato riconosca il ruolo chiave delle amministrazioni locali nella costruzione della sicurezza, che affidi più strumenti, più fondi, più competenze ai comuni, perché nessuna riforma della legittima difesa sarà mai efficace se non parte dal territorio, se non considerano le differenze tra un centro storico e una frazione isolata, tra un quartiere vivo e uno dimenticato.