di Roberta Baiano
Oggi diciamo “fare lo struscio” per indicare una passeggiata lenta, senza fretta, spesso con il solo piacere di guardare le vetrine o incontrare qualcuno. Eppure, quella che oggi sembra una semplice abitudine nacque, invece, da un divieto e da una ricorrenza religiosa e per scoprirne l’origine bisogna tornare nella Napoli del Settecento, quando Via Toledo era già il cuore pulsante della città.
È il Giovedì Santo del 1704.
Come da tradizione, migliaia di napoletani si riversano per le strade per compiere il giro dei Sepolcri, visitando le chiese addobbate per ricordare la Passione di Cristo.
Sul numero esatto delle chiese da raggiungere le fonti non concordano: secondo alcuni ne bastavano tre, purché in numero dispari; secondo altri era consuetudine visitarne sette.
Su un aspetto, però, non ci sono dubbi, la partecipazione era enorme.
Per evitare che le strade si trasformassero nel caos, il Viceré decise di vietare la circolazione di carrozze e carri, così tutti furono costretti a muoversi a piedi.
Tra la folla che avanzava lentamente, gli abiti iniziarono a sfiorarsi, le scarpe a strisciare sul selciato e quel continuo rumore di stoffe e passi finì per dare un nome a quella passeggiata: lo struscio.
Con il passare degli anni, però, la tradizione religiosa lasciò gradualmente spazio a un fenomeno sociale.
Il percorso verso le chiese, infatti, divenne anche un’occasione per mostrarsi in pubblico.
Si camminava lentamente, quasi ostentando la propria eleganza, indossando gli abiti migliori e approfittando della grande affluenza per incontrare amici, conoscenti e possibili pretendenti.
Fu soprattutto Via Toledo a trasformarsi nel palcoscenico di questo rito collettivo.
Quella che oggi è una delle strade simbolo di Napoli era già allora il luogo dove bisognava essere.
Le famiglie della buona società vi passeggiavano con orgoglio e non era raro che le madri accompagnassero le figlie in età da marito nella speranza di attirare l’attenzione del partito giusto. Lo struscio diventò così un momento in cui la città si metteva in mostra.
A partecipare, però, non erano soltanto nobili e borghesi.
Anche le classi popolari prendevano parte allo struscio del Giovedì Santo, indossando anche loro gli abiti migliori che possedevano e per un giorno le differenze sociali sembravano attenuarsi.
Il crescente sfarzo finì però per allontanare la ricorrenza dal suo significato religioso, tanto che nel 1781 Ferdinando IV di Borbone intervenne per restituire maggiore sobrietà alla celebrazione.
Furono, così, introdotte disposizioni per limitare l’ostentazione della ricchezza e alle donne venne imposto di presentarsi con il capo coperto da veli, evitando abiti e comportamenti ritenuti troppo appariscenti.
Con il tempo quella tradizione si è progressivamente affievolita e oggi sopravvive soltanto in alcuni quartieri e comuni della provincia eppure, il suo nome continua a vivere nel linguaggio quotidiano. Ancora oggi, a Napoli, “fare lo struscio” significa passeggiare senza una meta precisa, lasciandosi trasportare dal piacere dell’incontro e della città.
Struscio.
Una parola semplice, nata dal rumore.
Capace di conservare il ricordo di una delle tradizioni più caratteristiche della Napoli di un tempo.

