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Alitalia è giunta al suo air terminal?

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Funiculì, funicolà

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Sono anni che Alitalia è sull’orlo del fallimento. Più volte la compagnia è stata salvata per poi essere salvata ancora, ancora e ancora. Il Governo Gentiloni ha incaricato tre commissari speciali per evitare la liquidazione dell'azienda che è oggetto di una procedura di amministrazione straordinaria.

I motivi della crisi vanno ricercati nel fatto che Alitalia si mostra poco aperta alle rotte internazionali: difatti i voli nazionali ed europei costituiscono l’80% delle tratte offerte dalla compagnia un tempo di bandiera. Questa scelta di investire in queste tratte ha portato Alitalia a competere non solo con le compagnie low cost, ma anche con altri servizi di trasporto (esempio treni e pullman) : ciò ha fatto si che i costi di mantenimento della società risultassero superiori rispetto ai guadagni. La società è da anni in debito e non riesce a rimanere competitiva, nonostante sia ancora oggi la quarantunesima compagnia più grande al mondo.

Alitalia nacque nel 1947 e si confermò ben presto leader nel settore di trasporto arrivando a fondersi con altre compagnie. Diventò in seguito al 1960 una vera e propria compagnia di bandiera, che fino agli anni '90 rimase interamente di proprietà dello Stato. Fu il Governo Prodi nel 1996 ad aprire ai privati.

In seguito agli attentati dell' 11 Settembre, il settore delle linee aeree entrò in crisi e la compagnia non riuscì a rimanere competitiva sul mercato, anche a causa dell'enorme crescita dei competitor, che investirono nelle tratte a lunga percorrenza. Per questa ragione Prodi decise di mettere sul mercato il 39% delle partecipazioni della società di bandiera che erano in mano al Tesoro.

Tuttavia le quote non vennero acquistate a causa dei termini di vendita. Nel 2007 lo stesso

Prodi aprì una trattativa con Air France, che però naufragò a causa delle ostilità dei sindacati. La compagnia francese ritirò ben presto l'offerta, anche a causa del disappunto di Berlusconi che si apprestava a divenire successore di Prodi e che quindi avrebbe dovuto gestire le trattative tra lo Stato e l'Air France. Difatti, quando Berlusconi vinse le elezioni, venne costituita la CAI (Compagnia Aerea Italiana), società che aveva lo scopo di rilevare la compagnia di bandiera. Era costituita delle famiglie più potenti d'Italia allo scopo di preservare la nazionalità della compagnia. Sorsero numerosi conflitti di interessi, ma la CAI riuscì ad acquistare Alitalia nella sua parte sana (acquisto della good company). I comparti in debito (bad company) rimasero sotto il controllo dello Stato. Berlusconi commentando "l'affare" parlò di "uno storico salvataggio".

I termini dell'accordo con CAI erano in realtà molto svantaggiosi se confrontati con quelli proposti da Air France, tuttavia vinse la voglia di non de-nazionalizzare la compagnia.

Tuttavia i nuovi investimenti non bastarono a risollevare le sorti della società: nel 2013 ci fu infatti una nuova crisi, che prontamente venne risolta dal soccorso di Poste Italiane, che entrò nella compagnia azionaria. Sempre nel 2013, a causa del perdurante stato di crisi, la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi, Etihad Airways confermò ufficialmente di essere in trattativa per l’acquisto della compagnia aerea italiana. Poco dopo venne siglato l’accordo che prevedeva l’acquisto da parte di Etihad del 49% delle quote di Alitalia. Il primo gennaio del 2015 venne costituita “Alitalia – Società Aerea Italiana” che era controllata attraverso una quota di maggioranza del 51% dalla CAI e del 49% da Etihad Airways.

La vicenda sembrava finalmente risolta, ma invece dopo pochi mesi la nuova società chiuse il suo primo semestre in debito, dopo un anno i debiti si raddoppiarono e alla fine del 2016 le perdite arrivano a 600 milioni di euro.

La compagnia decise allora di chiedere alle banche nuovi finanziamenti, che però vennero rifiutati e ciò costrinse Alitalia ad avviare le pratiche del commissariamento.

Gentiloni per evitare il fallimento ha messo quest'anno a disposizione della società 220 milioni di euro, che serviranno a dare fiato in questi mesi alla compagnia.

Questo brevissimo excursus serve a motivare alcune dichiarazioni di Gentiloni. Il premier ha difatti dichiarato che è stato un errore non vendere Alitalia nel 2008 ad Air France. Da Bruno Vespa ha infatti detto che non si può parlare di "classica compagnia di bandiera anche se viene percepita come tale. Il marchio italiano è importantissimo, ma l'azienda non è pubblica da tanto tempo''.

Ha tra l'altro escluso una quota pubblica, anche se minoritaria: per Gentiloni, lo Stato in Alitalia non è garanzia di italianità. Il compito del Governo non è quello di continuare ad interim a salvare la compagnia: "L'importante per il governo è gestire bene la compagnia nella fase transitoria e scegliere tra le diverse opzioni. Io penso che ci saranno diverse offerte importanti".

Intanto i commissari continuano a raccogliere offerte e gli incontri politici con Delrio e Calenda proseguono.

Per ora poche sono le notizie trapelate: sicuramente sul tavolo è importante l'offerta della Ryanair, anche se non ancora ufficializzata. Degne di attenzioni dovrebbero essere anche le offerte che si vocifera proverranno da Lufthansa, Etihad, Delta ed EasiJet. Air France ha invece dichiarato di non avere nessun interesse nè per Air Berlin nè tantomeno per Alitalia.

La vicenda Alitalia è arrivata al suo air terminal: la società verrà rilevata, quasi sicuramente, in toto da un'altra compagnia competitor.

Si dovranno fare valutazioni di vario genere e si dovrà arrivare ad un bilanciamento di interessi.

Ci saranno sicuramente esuberi, tagli al personale, tagli di stipendi, riduzione delle tratte, depotenziamento di alcuni aeroporti. Partner obbligati nelle trattative dovrebbero essere teoricamente la Lufthanasa e la Delta (che acquistando Alitalia diventerebbe la compagnia aerea più grande del mondo superando la American Airlines Group).

A breve le carte verranno scoperte, sicuramente l'auspicio è che per la prima volta dopo tanti anni la ex compagnia di bandiera faccia scelte di mercato strategiche e più lungimiranti, lontane dalle pretese individualiste e dagli interessi a breve termine. Possiamo affermare che la società è ufficialmente in vendita: non si tratta più di comprare una fetta del dolce, ma l'intera torta. I grandi falchi sono alla ricerca delle prede più piccole: Alitalia e Air Berlin verranno inglobate dai giganti dai cieli. Dopo più di settant'anni l'oligopolio della società è finito. Nessun atterraggio d'emergenza, per Alitalia è arrivato il tempo, probabilmente, di abbandonare il suo marchio. Un marchio che da tempo non è più dello Stato.