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Paolo Amalfi: “Bisogna sviluppare collaborazioni tra pubblico e privato”

Scritto da Andrea Esposito Il . Inserito in Il Pallonetto

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Il giornalista Paolo Amalfi ci racconta quelle che sono le principali problematiche che attanagliano tutta l’impiantistica sportiva partenopea con particolare attenzione rivolta al “triangolo fatiscente” di Via Giochi del Mediterraneo formato dal PalaArgento, PalaBarbuto e Piscina Scandone.
Graditissimo ritorno quello di Paolo Amalfi su QdN. Paolo con i suoi articoli e la radio è stato, è e sarà una voce importante per la pallacanestro campana a 360 gradi. Iniziamo subito la nostra chiacchierata.

Paolo secondo te alla base del problema relativo all’impiantistica sportiva c’è solo una questione economica?
La situazione impiantistica napoletana è in crisi per una serie di ragioni: economiche perché il comune ha pochi fondi; strutturali in quanto sono quasi tutte strutture vecchie; ed infine organizzative. Fare sport a Napoli è difficile, quindi di riflesso anche gli impianti soffrono di questo problema. Non dimentichiamo che il PalaBarbuto l’anno scorso è stato chiuso tre mesi per permettere lavori di manutenzione quali vie di fuga e rifacimento del settore ospiti.

Con le imminenti Universiadi forse non si poteva fare qualcosa in più? Sviluppare il piano investimenti in maniera più omogena tra tutte le province?
Il discorso relativo alle Universiadi è ancora in ballo. Chi di dovere forse si è mosso un po' in ritardo ma si sta lavorando in questa direzione. Al momento purtroppo il problema riguarda tutto il paese, i fondi pubblici sono sempre più pochi (per non parlare dei fondi destinati allo sport), quindi bisogna sviluppare un discorso generale. Napoli probabilmente risente di più di questo problema perché ha un comune che in passato è stato vicino al dissesto. Ci sono tante ragioni che hanno portato a questa situazione.

A Fuorigrotta in pochi metri sorgono tre impianti che rappresentano il fallimento della politica infrastrutturale partenopea degli ultimi trent’anni. Come si può cercare di invertire il trend?
Il PalaArgento da quando è stato abbattuto il tetto nel lontano 1998 ha iniziato il suo calvario, si doveva ricostruire ma non ci sono mai state le condizioni per farlo. La partnership tra pubblico e privato non si è mai costituita. Il Mario Argento ora come ora è un rudere e purtroppo non si sa per quanto tempo rimarrà così. La Piscina Scandone, come il PalaBarbuto, è un impianto che ha necessità di continui interventi di manutenzione. La situazione più essere descritta bene dalla classica metafora del cane che si morde la coda. Se non ci sono i soldi per fare questi interventi, purtroppo non si faranno mai. Se la situazione economica non si sblocca si andrà avanti sempre con interventi “di rappezzo".

Ci racconti un tuo ricordo riferito al PalaArgento?
Io nel Mario Argento sono entrato la prima volta all’età di 13 anni per assistere ad una partita contro la Yoga Bologna. Ricordo che da adolescente fui impressionato da questa arena dove c’era tantissimo spazio dedicato al basket. Mi impressionò subito questo tempio del basket napoletano, che poi ha visto anche 11mila persone assiepate a fare il tifo nei match contro il Banco di Roma, è stato calcato da grandi campioni italiani e stranieri. Il PalaArgento è stato per tanti anni il Totem del basket cittadino. Io ricordo che dopo la classica partita delle 15.00 al San Paolo del Napoli di Diego Armando Maradona, la gente si trasferiva tutta al PalaArgento dando vita ad un vero e proprio fiume di persone che andavano da un impianto all’altro. Nei tempi d’oro per accaparrarsi un bel posto al Mario Argento bisognava andare lì ore prima. Mi è rimasto impresso il ricordo di uno spareggio promozione contro l’Alfa Sprint dove c’erano persone ovunque, in più occasioni vennero anche Maradona ed altri giocatori del Napoli di quei tempi a vedere le partite.

(Queste testimonianze sono preziose, ancor di più lo sono al giorno d’oggi dove l’imprenditoria locale è spaventata dall’idea di investire nello sport. Ricordi belli e gioiosi come questo spero che possano accendere una lampadina nel cervello di chi può fare qualcosa di concreto. Noi più che diffondere il verbo della fede cestistica non possiamo, c’è un disperato bisogno di qualcuno che metta mano al portafoglio.)

Le problematiche purtroppo sono diffuse: caso eclatante è il Polifunzionale di Soccavo a Napoli. Li cosa è successo?
Il Polifunzionale di Soccavo è chiuso da tempo. In attesa delle documentazioni ed autorizzazioni difficilissime da interpretare ed ancor di più da ottenere. Anche infrastrutture “giovani” sono in uno stato fatiscente purtroppo.

Gettando un occhio al campo, in A1 Avellino è sempre tra le prime. Come vedi gli irpini in questo periodo fondamentale della stagione?
Avellino ora è alle prese con l’infortunio di N’Diaye, Fesenko ha sempre dei problemini al ginocchio, se riescono a recuperare Lawal possono giocarsela sino in fondo. Un ruolo importante lo giocheranno anche i playoff di EuroCap.

Questa fase della stagione rappresenta una sorta di preparazione in vista della post-season. Cosa ti aspetti?
Esatto, è esattamente così. Io credo che tutto giri attorno al recupero degli acciaccati. Bisogna vedere le concorrenti come si muoveranno, la parte finale della stagione può riservare grandi soprese. L’anno scorso Avellino ingaggiò David Logan nel tentativo di arrivare in finale ad esempio. Bisogna avere un occhio vigile sul mercato. Fermo restando che tutto gira attorno alle condizioni di Lawal. Un tris di lunghi del calibro di Fesenko, Lawal e N’Diaye in Italia non lo ha nessuno, neanche Milano.

Piccola parentesi sulla Cuore Napoli Basket. In questi giorni si sta sviluppando una vera e propria fuga. Sai dirci qualcosa di più al riguardo?
Come ho scritto anche in questi giorni sul giornale è in atto un abbassamento sensibile del monte ingaggi. Questa cosa è anche plausibile, non avendo più obiettivi. Gli errori sono stati altri, questo atteggiamento è condivisibile

Si sta risparmiando per l’anno prossimo?
Questa domanda non devi farla a me. Sinceramente non so l’anno prossimo cosa accadrà.

Foto VENOSA