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Il nuovo PD di Renzi oltre Caldoro e De Magistris

Scritto da Ernesto Paolozzi Il . Inserito in A gamba tesa

Editorialepaolozzi

Il Pd ha celebrato le primarie per eleggere il segretario provinciale e regionale. Per una volta vorrei evitare di discutere delle solite polemiche interne circa le divisioni fra correnti, la qualità personale degli eletti, le gelosie e i personalismi che hanno devastato il partito in questi anni.


Vorrei anche chiudere con il passato da consegnare, ormai, alla storiografia. Inutile processare il PD di Bassolino e Iervolino attendendo una sentenza di assoluzione o di condanna. La storia non si giudica come in un tribunale, si comprende in tutta la sua complessità. Il giudizio storico assolve e condanna ogni giorno, ogni qual volta muta la prospettiva di chi cerca di comprendere e,perciò, non emette sentenze definitive, non ammette Cassazioni, soprattutto non ha gendarmi, fortunatamente, che possano rendere esecutive le sentenze.
La svolta di Renzi impone, dunque, una riflessione sul presente con lo sguardo rivolto al futuro. Il PD è all’opposizione di un centrodestra atipico in regione e di un qualcosa, ( non saprei dare una definizione) al comune di Napoli, l’amministrazione De Magistris confusa nei principi, nei programmi, nel concreto operare quotidiano.
In Regione, non senza una meditata prudenza, Stefano Caldoro tenta di far passare la nottata, di governare l’esistente rinunciando preventivamente a prefigurare azioni politiche che possano metterlo in difficoltà, soprattutto nei confronti dei suoi amici, del suo partito che teme molto più dell’opposizione di sinistra la quale per tanti motivi non riesce ad organizzarsi, a proporre alternative, a farsi percepire dall’opinione pubblica come esistente.
Al comune Il sindaco appare, ormai, rassegnato. Privo di passato ( il suo movimento non esiste più) privo di futuro avendo disperso il suo consenso elettorale e impossibilitato a costruire alleanze o collaborazione con altre forze politiche. Il gruppo consiliare del PD è irrilevante sul piano numerico e diviso su quello politico.
Questo è lo stato dei fatti. Se si dovesse votare in primavera, fra qualche mese, in queste condizioni il PD perderebbe di nuovo le elezioni consegnando anche la città al Centrodestra. Sarebbe una catastrofe anche per il partito nazionale , un danno gravissimo alla leadership di Matteo Renzi la cui svolta si arenerebbe nella seconda Regione di Italia e nella capitale del Mezzogiorno.
Non mi pare che il partito possa veramente svoltare e cambiare verso semplicemente riorganizzando al suo interno le segreterie, aprendosi, come si dice con un po’ di retorica, all’ascolto dei territori o presentando all’opinione pubblica piccoli e settoriali provvedimenti alternativi alle amministrazioni regionali e comunali.
Vi è la necessità, impellente, che al di là degli organismi burocratici creati con tanta fatica degna forse di miglior causa, il partito in tutte le sue articolazioni si apra in un dialogo reale e vero con simpatizzanti e sostenitori. Pensare che questo dialogo si esaurisca con le primarie è un’ingenuità o una truffa. Scelga il lettore.Che cominci a calare, insomma, anche nella nostra realtà la svolta renziana. Svolta che non è soltato di forma organizzativa, ma anche di sostanza ideale e politica. Che, ad esempio, combatta decisamente le burocrazie regionali e comunali che frenano il sud Italia e la Campania ancor più che al nord; che prenda sul serio l’idea che una nuova sinistra debba riappropriarsi di una cultura dello sviluppo e del progresso. Che è come dire il contrario di quello che oggi rappresenta De Magistris per un verso e Caldoro per un altro. Aprire un confronto con la sua base, la quale per troppo tempo è rimasta chiusa, quasi come in un’ossessione, nel reticolato di una sinistra vecchia, impaurita per le sconfitte del vecchio PD e ancorata a politiche vincolistiche e depressive, ancorata alla questione della legalità come fosse l’unica questione da risolvere. Una sinistra che in questo modo non potrà mai assumersi il compito gravoso, gigantesco di rimettere in moto una società avvilita, spaventata, arrabbiata.
Per incominciare, il segnale politico da dare immediatamente, senza reticenze e senza complessi, è quello di mettere in movimento un’opposizione forte, costante e senza sconti alle due amministrazioni ragionali e comunali. Un segnale da dare con immediatezza all’opinione pubblica scettica, ma non per questo non pronta a dare di nuovo credito ad una forza politica nuova, non solo nelle persone ma anche nel linguaggio e nelle proposte.
Altrimenti ci limiteremo a rieleggere i nostri rappresentanti nelle istituzioni, ma certamente non potremmo vincere le prossime elezioni.