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La fonderia delle idee, secondo De Masi

Scritto da Paolo Donadio Il . Inserito in A gamba tesa

fonderia risposta a de masi

Le perplessità, alla lettura dell’articolo di De Masi sulla nascente “Fonderia delle idee” (Repubblica Napoli, 4 settembre), incominciano dal titolo, “La Fonderia delle idee dica cose di sinistra”. Ma la categoria ‘sinistra’ non apparteneva a un passato da poco superato in Italia grazie a Renzi e sepolto, circa vent’anni prima di Renzi, da un tipetto di nome Tony Blair? Ma non è proprio Cacciari, citato da De Masi stesso, che ripete da tempo che i concetti di ‘destra’ e ‘sinistra’ sono categorie del ragionamento politico oramai estinte e che occorre trovare nuove e più intelligenti ‘etichette’? Purtroppo l’articolo di De Masi non è una critica alla Fonderia delle idee in forma di provocazione, bensì un vero e proprio attacco al nuovo PD argomentato attraverso il linguaggio e le categorie del passato, ricalcando, senza tante differenze, l’atteggiamento e il lessico degli attacchi di un D’Alema contro un Renzi.

Un partito del passato, che ha perso fino all’anno scorso, contro un partito che, per quanto discutibile, vince e sta tentando di ricostruire - con fatica - il contatto con i cittadini italiani attraverso una nuova identità. Un partito che sta ricostruendo la sua ‘base sociale’, si diceva qualche anno fa. Ma parliamo di cittadini, non del vendoliano ‘popolo della sinistra’. I conservatori esistono anche in quella che per comodità oggi chiamiamo ‘sinistra’, così come esistono spinte innovatrici e riformiste a ‘destra’ che stentano a riconoscersi e a mostrarsi per ovvie ragioni. Ma le categorie trasversali di ‘conservatori’ e ‘riformisti’ potrebbero già essere più utili nel nostro ragionare, oggi, di politica.

Il mondo è cambiato, caro De Masi, anzi cambia sotto i nostri occhi nello stesso tempo in cui la politica si affanna disperata alla ricerca della comunicazione: non si può continuare a chiamare le cose con le vecchie parole, perché quelle parole e quelle cose non esistono più. Renzi non a caso ha intitolato la campagna per le primarie “Adesso” e ha vinto proprio per le ragioni invocate (al contrario) da De Masi: ha tagliato il cordone ombelicale con la storia, la memoria stucchevole del passato, le cosiddette e immutabili ‘radici’. Gramsci e Berlinguer fanno parte del pantheon del PD, ma appartengono al suo ieri, non al suo presente. Hanno pensato il mondo nel primo trentennio del ‘900 e negli anni ’60 e ’70 e sono morti (si può dire?) da quasi 80 e da 30 anni: cosa c’entrano, oggi, Gramsci e Berlinguer con l’informatizzazione del lavoro, la questione ambientale, le ecomafie, la globalizzazione dei mercati finanziari? Il loro mondo era altro e noi continuiamo a pretendere che il mondo, oggi, debba essere compreso e compresso negli schemi e nelle categorie del passato. Chi può ragionevolmente essere contrario a ridurre il tasso di disoccupazione al Sud? Ma la disoccupazione di oggi non è quella degli anni ‘70, delle tute blu, delle fabbriche e dei picchetti, perché è lo stesso concetto di lavoro a essere mutato radicalmente nell’arco di una generazione, come De Masi sociologo del lavoro sa fin troppo bene. Cosa significa intervenire ‘da sinistra’ sulla disoccupazione? Se De Masi fosse più chiaro, si potrebbe andare nel merito delle questioni che sono sul tappeto oggi, e non parlare di ciò che il mondo dovrebbe essere. Però, se De Masi e altri guru a ‘sinistra’ non si decidono a cambiare lingua sarà impossibile anche fare un’opposizione seria all’interno del PD. Vorrà dire consegnare il PD a un pensiero dominante, diciamo pure ‘renziano’, che mostra tante crepe e vuoti culturali. Ma criticare la politica di oggi con le parole vuote dell’ideologia di ieri serve a poco, forse neppure a fare chiacchiere.