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Il sindaco de Magistris ruba la spada a Damocle

Scritto da Giuseppe Pedersoli Il . Inserito in A gamba tesa

caffè

“Balene e sindaci restino seduti”, moderata trasformazione del titolo di un libro (e di uno spettacolo) di Alessandro Bergonzoni, re del calembour. Soltanto lui, Bergonzoni, insieme al giornalista-cruciverbista Stefano Bartezzaghi, per altri profili esperto della lingua italiana, potrebbero venire in soccorso del sindaco (ex?) di Napoli, Luigi de Magistris. Il primo cittadino è stato raggiunto dal provvedimento di sospensione dalla carica, firmato dal prefetto Francesco Musolino e in corso di notifica. “Sospeso come un caffè, solidarizzo col caffè sospeso, salutatemi la notifica”.

La reazione di de Magistris, dopo un iniziale “No comment”, è improntata all’ironia. Tentativo maldestro e scomposto. Dal suo viso traspare tutta la tensione possibile, che il sindaco tenta di stemperare con dichiarazioni ironiche, ma non ci riesce: “La prima cosa che farò? Mi vado a piglià ‘nu caffé sospeso. Preferisco essere definito un uomo di giustizia, ‘uomo di legge’ non lo considero un complimento”. La gravità istituzionale di queste affermazioni sarà commentata in ogni dove. Meglio soffermarsi sulla “sospensione del caffè”. Bartezzaghi e Bergonzoni avrebbero numerosi spunti. Le sospensioni di auto e moto che vanno in crash per le condizioni delle strade partenopee.

“Luigi, torna accompagnato dai genitori, sei sospeso”. “Come la spada di Damocle pendi sul capo dei tuoi concittadini, sei un pericolo e un’angoscia”. Anche se, più che Damocle, de Magistris potrebbe incarnare il ruolo di Dionigi I, tiranno di Siracusa. Le nostre speranze sono sospese a un capello. Per un ex uomo di legge, pardon: uomo di giustizia, è paradossale avere in conti in sospeso, con la giustizia stessa. Ma l’attore e il giornalista avrebbero di che sbizzarrirsi, più che con Alessandro Manzoni (“I due rimasti stettero alquanto senza parlare, e diversamente sospesi”) e con Mario Luzi (“E m’inoltro sospeso, entro nell’ombra”), con Dante Alighieri, canto II dell’Inferno: “…Io era tra color che sono sospesi e donna mi chiamò, beata e bella, tal che di comandare io la richiesi”. Effettivamente, dal limbo dell’attesa (del provvedimento prefettizio) il sindaco è entrato nell’inferno della “condanna”, di una decisione grave quanto quella che prendeva lui da magistrato e di cui chiedeva il rispetto, a prescindere dalla bontà delle stesse. Sottolineo “a prescindere” perché tutte le più importanti inchieste dell’ex PM si sono poi concluse nel nulla più totale, con il proscioglimento e/o l’assoluzione delle persone da lui indagate o incriminate.

Tornando a Dante che, secondo le prevalenti interpretazioni della cantica, non si sentiva all’altezza della missione di cui era stato investito, chi potrebbe essere il Virgilio che, dopo averlo accusato di viltà e paragonato a una bestia che si adombra per dei pericoli inconsistenti, gli ricorda che il suo viaggio è voluto da Dio e che, quindi, non ha nulla da temere? Tommaso Sodano, il vicesindaco? Conflitto d’interessi, dovrebbe essere lui a prendere il posto di de Magistris nel periodo di sospensione.  Basta scomodare il Sommo Poeta, le vicende sono troppo diverse, differenti anzi differenziate. Ma di questo giochino di parole non è il momento di occuparsi. I giovani, poi, preferiscono “cose” più moderne come i rap che stanno imperversando sul web - http://video.corrieredelmezzogiorno.corriere.it/dimissioni-de-magistris-tormentone-rap/33be7f48-4971-11e4-b220-adfa1176661f

Noi comuni mortali, umili cittadini, attendiamo gli eventi. Il nostro fiato è sospeso. Come il caffè di de Magistris.