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Il dopo De Magistris

Scritto da Berardo Impegno Il . Inserito in A gamba tesa

Luigi De Magistris

Sul Mattino del 13 novembre, Vittorio Del Tufo fa una spietata analisi sullo stato della città di Napoli. Diagnosi, purtroppo, del tutto condivisibile. Questa volta, però, non mi convince il giudizio che dà del PD napoletano. Non sono mai stato tenero col mio partito, ma ritengo che non corrisponda al vero, questa volta l’idea che verso il sindaco De Magistris si stia perpetuando, negli ultimi tempi, l’ennesimo atto di una “amletica irresolutezza”.

Per me, di contro, Il Pd napoletano ha scelto senza ambiguità di essere opposizione certa a De Magistris e soggetto della costruzione dell’alternativa all’attuale amministrazione.

E’ vero, il Pd e le altre forze di opposizione non sono riuscite a farlo dimettere, ma questo è il risultato delle elezioni comunali scorse e di quei rapporti di forza, non certo, questa volta, della scarsa volontà del PD. Napoli paga, questo si, ancora oggi i disastri di quella congiuntura politica.

E nella mia previsione pessimistica perderemo più di un anno prima di poter avere un’amministrazione che lavori seriamente per amministrare la città. Ma almeno ci possiamo mettere all’opera per definire un programma concreto di cose da fare, superando coraggiosamente gli impedimenti ideologici, che ci hanno impedito di fare cose indispensabili per rendere Napoli una città moderna e normale. E’ il compito di una opposizione seria che lavora per essere una credibile alternativa di governo. E aggiungo, una opposizione non distruttiva, che non si augura lo sfascio, anzi che opera per rendere possibile, nell’interesse generale, che si possano comunque fare cose buone, chiunque le faccia.

A cominciare dalle scadenze per far partire l’Autorità metropolitana. Lì, a mio parere c’è da correggere la linea che il Pd ha seguito fino a qualche tempo fa. Non abbiamo da ricostruire nessun tavolo del vecchio centrosinistra. Quello vivaddio si è rotto e speriamo che nessuno lo voglia aggiustare. C’è invece da essere centrali. Lo statuto è di tutti e il Pd deve discutere e concordare con tutti. Si tratta di votarlo al Comune di Napoli e nell’assemblea dell’Autorità. E il Pd si deve augurare che si determini il più ampio consenso, a partire dalla precondizione che vi sia accordo sull’Elezione diretta a suffragio universale del sindaco metropolitano.

Una nuova classe dirigente ha dunque il tempo giusto per la sua emersione e per farsi riconoscere per le idee innovatrici che espone e per la personalità che incarni fiducia nel poterle rendere pratiche.