Il quadro delle prossime elezioni regionali in Campania comincia a prendere forma, almeno sul fronte del centrosinistra. Dopo l’intesa tra il presidente uscente Vincenzo De Luca e il Partito Democratico, si fa sempre più concreta la candidatura di Roberto Fico. L’ex presidente della Camera, esponente di punta del Movimento 5 Stelle, è ormai in odor di investitura ufficiale: manca solo l’annuncio, atteso nei prossimi giorni, per dare il via formale alla campagna elettorale.
Ma la partita nel campo largo non è ancora completamente chiusa. Restano da sciogliere nodi politici e strategici, a partire dalle richieste avanzate da De Luca. Il governatore uscente, che ha accettato con riluttanza il passo indietro, chiede garanzie sul completamento dei progetti avviati e, secondo indiscrezioni, anche uno o due posti per i suoi fedelissimi nella futura giunta.
A rendere più agevole la coabitazione tra il mondo deluchiano e il M5S – storicamente su posizioni opposte – sono arrivati segnali distensivi da più parti. Enzo Maraio, segretario nazionale del Psi, dalla Summer School di Ostuni, ha invocato un vertice di coalizione per discutere programmi e alleanze, dichiarando che «non è il tempo dei nomi, ma delle idee». Michele Tarantino, leader regionale dei socialisti, ha ribadito l’urgenza di «definire il perimetro della coalizione e le cose da fare». Un chiaro endorsement alla candidatura di Fico, che interverrà nei prossimi giorni alla scuola del Psi.
A imprimere un’accelerazione è anche Marco Sarracino, deputato Pd e responsabile Sud della segreteria nazionale, che ha accolto con favore una proposta del consigliere regionale M5S Michele Cammarano: la creazione di un assessorato alle aree interne. «È uno strumento concreto – ha detto Sarracino – per contrastare l’esodo giovanile e dare priorità ai territori abbandonati dalla destra».
Ma se l’alleanza si consolida, a una condizione tiene il punto Piero De Luca, deputato dem e figlio del governatore. «Nessuno bruci i risultati ottenuti – ha dichiarato – dobbiamo costruire un’agenda condivisa partendo dai successi degli ultimi dieci anni». Un messaggio chiaro, indirizzato soprattutto ai 5 Stelle: dialogo sì, ma senza smantellare l’eredità deluchiana.
Centrodestra in ritardo, nodo candidato
Mentre il centrosinistra si avvia verso la definizione dell’offerta elettorale, il centrodestra appare ancora impantanato in riflessioni e tatticismi. Nessuna decisione definitiva sul nome da contrapporre a Fico, e i sondaggi – al momento sfavorevoli – complicano la scelta.
Un possibile punto di svolta potrebbe arrivare a breve: lunedì la coalizione annuncerà il candidato per la Regione Veneto, e secondo fonti interne, questo passaggio potrebbe sbloccare anche il dossier Campania. Tra i papabili, resta sul tavolo il nome dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano, oggi corrispondente Rai da Parigi. Figura molto vicina a Fratelli d’Italia, per lui si parla di un ritorno in politica – magari in Parlamento – ma anche di un possibile passaggio regionale. Tuttavia, ufficialmente FdI continua a puntare su Edmondo Cirielli, candidato di bandiera difficile da sacrificare per ragioni tattiche e di posizionamento. Nelle retrovie, prendono quota anche ipotesi provenienti dal mondo accademico. Contattati informalmente dai vertici del centrodestra, sia l’ex rettore della Federico II Guido Trombetti – già assessore regionale nella giunta Caldoro – che Gianfranco Nicoletti, attuale rettore dell’Università Vanvitelli e chirurgo plastico, sarebbero in fase di valutazione.
Ma il tempo stringe, e l’inerzia rischia di pesare. Il centrosinistra potrebbe presto guadagnare un vantaggio competitivo, presentando un candidato forte e unito, mentre il centrodestra continua a cercare la quadra in un risiko che, per ora, resta tutto aperto.

