Una vocazione riformista. Breve profilo di Maria Rosaria Forni.

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 di Alessandra Macci e Domenico Cirella

 

Maria Rosaria Forni nasce a Napoli, il 27 maggio 1949, da una famiglia della borghesia napoletana. Il padre, Eugenio, era direttore di banca e la mamma casalinga. Suo fratello Antonio sarà invece giornalista televisivo, oggi caporedattore in RAI, e della carta stampata.

La sua vocazione politica prende le mosse, fin dagli anni di frequentazione del liceo classico Umberto I di Napoli, dal tentativo di reagire ai comportamenti piccolo-borghesi dei compagni di classe. Pur essendo lei stessa – si è detto – di estrazione borghese, soffriva infatti, in quanto proveniente dal quartiere Fuorigrotta all’epoca considerato “periferico”, per atteggiamenti discriminatori perpetrati nei suoi confronti dagli studenti della “Napoli bene” di Chiaia e Posillipo. “La Galleria Laziale” – scriverà infatti la Forni nel libro Le ragazze di via Fiorentini (a cura di Giovanna Borrello, Napoli, Liguori, 2024, pp. 123-127)  “che, oggi come allora, separava Fuorigrotta da piazza Sannazzaro, era un confine non tanto geografico quanto sociale”; una provenienza, la sua, da un “quartiere allora popolare” – così come quella della sua migliore amica e compagna di scuola dell’epoca, la futura giudice Ilda Boccassini – che finirà probabilmente per rappresentare uno stimolo per il suo futuro percorso, riformista, sindacale e politico. Una vocazione nel frattempo alimentata dalle letture su cui ci si confrontava in quegli anni, letture – tra cui i libretti di Mao – ispirate ai principi egualitari propri della dottrina marxista.

Conseguita la maturità classica, la Forni s’iscrisse a Napoli alla Facoltà di Filosofia, laureandosi nel 1973, con il massimo dei voti, con una tesi su Gramsci e Croce (relatore fu il prof. Giulio Gentile, figlio di Ettore, Assessore alla pubblica istruzione e all’edilizia scolastica nella prima giunta Valenzi, 1975).

Già nel corso del 1973, durante lo studio per l’abilitazione all’insegnamento, conobbe Silvana Piscopo, che, insegnante di filosofia e storia nei licei e impegnata nel sociale su problemi legati a cultura, emancipazione femminile e, da ipovedente, ad autonomia e indipendenza delle persone cieche, le affidò uno studio sugli allora nascenti distretti scolastici (poi istituiti con DPR n. 416 del 31 maggio 1974) meglio noti come “Provvedimenti Delegati sulla scuola”. La Piscopo, pur senza ricoprire ruoli interni a via dei Fiorentini, frequentava spesso la Federazione, collaborando nell’ambito della commissione femminile e, da insegnante e poi da preside del Liceo “Galileo Galilei di Napoli, per questioni attinenti la scuola. “Erano anni – scrive la Forni – in cui aumentava la consapevolezza da parte delle compagne di doversi fare artefici del cambiamento della condizione e figura femminile”. E la Piscopo, allora anche Presidente dell’Unione Donne Italiane (UDI) – storica associazione nata nel 1944 su iniziativa delle donne antifasciste – rappresentava un riferimento importante per tutte le ragazze di via dei Fiorentini.

Proprio in quegli anni, durante una cena a casa di Maria Teresa Ciancio, sindacalista della CGIL, dove spesso incontrava anche Angela Cortese, insegnante socialista (e futuro dirigente del PD), conobbe Domenico D’Alessandro, sindacalista del comparto bancari, che finirà subito per colpirla per la sua “volontà di difendere la sua forte fede politica”, durante le manifestazioni, anche davanti alle provocazioni di militanti, fascisti, del Movimento Sociale Italiano (MSI). Un pestaggio subito da D’Alessandro durante un volantinaggio in favore del divorzio organizzato dalla sezione Turati del Partito Socialista, sezione in cui militavano entrambi, “fece scattare” nella Forni quell’“innamoramento istantaneo” che, con il senno di poi, lei avrebbe attribuito “più che ad amore, ad un forte senso di comunanza di visione politica”: ma d’altra parte, “all’epoca il sentimento politico delle persone che ne erano pervase si intrecciava inesorabilmente con la vita”. Ma dopo il matrimonio, celebrato dal sindaco di Napoli Maurizio Valenzi, “inevitabilmente”, e viste le premesse, scatterà, tra lei e il suo compagno di vita, quella competizione sul piano politico-sindacale che, unita alla ricerca di difficili equilibri familiari e, in particolare, alla necessità di conciliare gli impegni di mamma con quelli pubblici (al di là della solidarietà di facciata, e dell’appoggio nelle battaglie per il divorzio e dell’aborto, nella vita reale anche i “compagni”, rimarca la Forni, accusavano le partner di sottrarre tempo alla cura dei figli) condusse alla separazione tra i due.

Nel periodo trascorso insieme al marito, conobbe Gianni De Luca, futuro vicesegretario regionale campano della Cgil, e segretario generale bancari Campania (nonché futuro presidente regionale di Federconsumatori), che condivideva con D’Alessandro proprio le lotte sindacali dei bancari; e la moglie di questi, Maria Fortuna Incostante, facente parte, con Graziella Pagano, del Direttivo della CGIL Scuola, in rappresentanza della componente comunista; Direttivo CGIL Scuola composto dalla stessa Forni e da Maria Teresa Ciancio, in rappresentanza invece dei socialisti.

Nonostante le diverse sensibilità politiche, il legame più forte, nell’ambito del Direttivo Scuola, fu stabilito soprattutto con Graziella Pagano – si è detto, comunista – che affascinava la Forni per la forza delle sue idee e la capacità di non accettare compromessi. Pur provenendo da esperienze diverse, si trovò a lei unita dallo stesso approccio metodologico e dalla stessa passione politica, ma soprattutto dal desiderio di insegnare agli studenti con umiltà e senso del dovere.

Rimasta per anni lontana dalla politica formalizzata, e quindi impegnata soprattutto come formatrice di docenti e dirigenti della Regione Campania nell’ambito del distacco all’Ufficio Scolastico Regionale della Campania, nonché consulente ministeriale per l’INVALSI, Maria Rosaria Forni, da irriducibile riformista, ha finito per incontrare nuovamente la Pagano durante la fase di avvicinamento al nuovo soggetto politico riformista, “Italia Viva”, voluto da Matteo Renzi dopo la sua fuoriuscita dal Partito Democratico (2019); un “reincontro” grazie al quale nasce quindi il Comitato scuola della Città Metropolitana di Italia Viva di cui, proprio su indicazione della Pagano, la Forni diviene responsabile. Da lì, dopo aver elaborato, durante e subito dopo la pandemia da Covid19, proposte operative per la ripartenza, facendo leva soprattutto sullo strumento dell’autonomia degli istituti, coordina, a livello nazionale, i docenti sulle “riforme” della scuola.

Attualmente si occupa delle medesime tematiche nell’ambito di Casa riformista, “contenitore politico” pensato, nell’ambito della Leopolda 2025, per parlare a moderati e progressisti e completare, da centro, l’opposizione al Governo Meloni.

 

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