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Il Napoli a Sarri: cosa ne pensano i tifosi?

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Il Pallonetto

sarri al Napoli

Maurizio Sarri dopo una lunga trafila nelle serie minori, ed un passato come dirigente di banca, complice il campionato rivelazione del suo Empoli, sta per sedersi sulla panchina Azzurra. Sedotto ed abbandonato dal Milan di Berlusconi (dopo la partnership con mister Bee) e dalla Sampdoria (che vira su Zenga-Spiderman), l’allenatore nato a Napoli, ma cresciuto a Figline Valdarno, in provincia di Firenze, per il fine settimana dovrebbe firmare un biennale e sposare il progetto di De Laurentis.

Si ma quale progetto? Il progetto è cambiato, questo è facile comprenderlo. Le gestioni Mazzarri-Benitez hanno contrassegnato il ritorno del Napoli ai vertici d’Italia e d’Europa, sia con una campagna acquisti, a volte critica e irrisa, da top club e da risultati eccezionali, ultima la semifinale di Europa League, che gli permetteranno di essere testa di serie nella prossima competizione internazionale, avendo raggiunto il 14° posto nel ranking Uefa.
I tifosi si aspettavano, quindi, un prosecutore o comunque una direzione tecnica dall’aplomb internazionale (Klopp o Spalletti) o dal comprovato pedigree nazionale (Montella o Mihajlovic) o magari un sogno: Emery. Maurizio Sarri è un “educatore”, un insegnante di calcio, che con il suo Empoli ha inflitto due severe lezioni al blasonato Benitez. Questo punto garba molto alla tifoseria. Dotato di grande carisma è riuscito a plasmare e gestire giovani talenti (Sepe, Rugani, Saponara), emeriti sconosciuti (Croce, Mario Rui, Valdifiori) e rivitalizzare talenti vicini al cimitero degli elefanti (Maccarone&Tavano). Anche questo gusta ai tifosi. Per la sua preparazione tecnica e atletica ha ricevuto notevoli riconoscimenti durante i master di Coverciano, paragonato, con i dovuti distingui, ad Arrigo Sacchi. E qui, raggiungiamo l’apoteosi, pensando al successo del Milan degli Olandesi degli anni ottanta-novanta.
I tifosi, però, sono dubbiosi. Per educare ci vuole tempo. A Empoli Sarri ha potuto costruire in 3 anni, a Napoli tutto corre velocemente, per cui che succede se gli eventi dovessero travolgere “l’educatore”? Anche Ottavio Bianchi e Albertino Bigon venivano da squadre di provincia, però, sostengono i tifosi, avevano Maradona. Con questo cambio di guida tecnica e management (ufficiale l’accordo quadriennale con Cristiano Giuntoli, il dg protagonista del miracolo Carpi) la paura è il ridimensionamento. Callejon, Inler e Albiol sembrano già sicuri di non rientrare nei futuri piani societari, mentre per Higuaìn la valigia è già pronta, si aspetta solo la telefonata giusta. Allora con quali elementi ricostruire? Con giocatori semi-sconosciuti o con talenti già affermati? Il nuovo binomio tecnico-gestionale formato da ADL sembra protendere verso la prima scelta, con la rabbia di una larga parte del tifo che precisa di “non voler partecipare al gioco imprenditoriale di De Laurentis, disertando la campagna abbonamenti e invitando il tifo ad esser compatti”. Altri, tifosi, invece, ricordano come il Napoli sia un affetto, che non si può abbandonare nelle avversità, e che “la critica deve avvenire solo dopo le prestazioni, perché il campo è il giudice dello sport”.
Certamente, Sarri saprà che dovrà abbandonare molte sue abitudini. In primis la tuta. La dirigenza impone ai suoi tecnici l’abito classico. Inoltre, tra i tifosi la somiglianza di Sarri con Pietro Savastano, il boss della serie televisiva Gomorra, ha raggiunto parossismi di ilarità e satira, con doppiaggi dei calciatori con scene e battute tratte dalla serie e formazioni -squadre di fuoco- che schierano i personaggi della serie.
Il messaggio dei tifosi è chiaro: va bene ripartire, ma “con chiarezza con gente che sputi sangue e sudore, che onori sempre la maglia”, con giocatori nuovi, ma “motivati e che seguano ‘o mister senza discutere”.
Insomma, sarà un’estate calda, con un dubbio amletico che attanaglierà il tifoso: ma il Napoli con il nuovo mister: Sarri…piglia, Sarri…crea o Sarri…cetta?