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Napoli: tra risultati, mercato, stadio e tifo

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Il Pallonetto

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Quando nel caldo mese di agosto è stato stilato il calendario della Serie A, molti tifosi ed addetti ai lavori, avevano ipotizzato, leccandosi i baffi, che si poteva essere a punteggio pieno alla sosta, lasciando, addirittura, qualche illustre avversario alle spalle.

Un precampionato, discreto, contro squadre titolate, tra tutte il Porto, allo stadio Do Dragao, avevano fatto ben sperare, su quella che tutti, addetti ai lavori e supporter, indicavano fosse stata l’anima fragile del Napoli: la difesa. Le squadre di successo si sa si costruiscono da dietro, come sciorinato dai grandi coach del passato, presente e futuri. Ecco, quindi, il leader carismatico, Reina, che ritorna all’ovile, dopo un anno di sabatica assenza (presidenziale?), a guidare un reparto dove ritrova gli ex colleghi-amici Albiol e Maggio, unitamente a Chiriches, nazionale rumeno degli Spurs, corteggiato vanamente per due estati dalla Roma, ed il fedelissimo di don Sarri: Hysaj. Una buona quadratura, non eccelsa, ma adatta per fronteggiare gli attacchi di Sassuolo e Samp, si pensava. Invece, il campo porta in dote gli stessei pregi e difetti. Nei primi trenta-trentacinque minuti il Napoli tiene il campo con personalità e sicurezza, ma appena passato in vantaggio, si sgretola e lascia il passo agli attacchi avversari. Mentre a Reggio Emilia, la difesa non fa bene la “fisarmonica”, permettendo l’imbucata dei vari Floro Flores (core ‘ngrato) e dell’oriundo Sansone; al San Paolo, la fisicità dei Koulibaly ed Allan (assenti in Emilia) sembra dare maggior stabilità. Ma l’uscita del brasiliano, fa perdere dinamismo e copertura ad una squadra a trazione anteriore, che nelle due gare presentava lo stesso quartetto offensivo del neogalactico don Rafè (Hamsik, arretrato a mezzala, più Insigne ed Higuìn, ed a turno Mertens, Callejon e Gabbiadini) muovendo l’ordine degli addendi con i risultati euclidei che tutti noi conosciamo. Così nel giro di dieci minuti, Edèr&Muriel mortificano un flemme Albiol, agguantando il pari e rischiando di portare a casa tutto il bottino.
Tra i fischi del pubblico e tafferugli nelle curve, episodi, comunque, circoscritti e destinati ad interessare il pool reati da stadio, coordinato dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, ma anche il pool anticamorra, presieduto dall’aggiunto Filippo Beatrice, per presunti legami con una faida che ha insanguinato il centro storico, il Napoli si trova sul fondo della classifica, lasciando alle spalle solo una Juventus ancora piena per le grosse abbuffate degli ultimi quattro anni.
Si è cercato di correre ai ripari acquistando al calciomercato, nell’ultimo giorno, un centrocampista una mezz’ala: Soriano. Il risultato è stato una figuraccia, comune ad altre big europee (il Real Madrid con De Gea e il Marsiglia con Lamela) a causa di modalità e tempistiche di mercato intempestive. Inoltre, ora il Napoli deve reintegrare in rosa de Guzman, peraltro rotto, oltre ovviamente a Zuniga, che era ormai divenuto un giocatore della Samp. Il popolo imputa a De Laurentiis, che comunque ha resistito all’assalto ai big (da Higuaìn a Callejon, da Mertens ad Hamsik, su tutti) nell’aver scelto un direttore sportivo ed un allenatore troppo acerbi per palcoscenici così importanti come il Napoli. Così tra pochi investimenti, inesperienza dei nuovi output dirigenziali e tecnici, acquisti promessi e non realizzati, le prime due giornate di campionato hanno mostrato una squadra ancora indietro di condizione e non avvezza ai metodi di Sarri: a parziale giustificazione del tecnico, la necessità di più tempo per imporre il suo credo tecnico.
Nelle scorse notti, davanti al centro tecnico di Castel Volturno, sono apparsi, per di più, striscioni contestatori ironici: "Adl senza alcuna difesa: game over" e "Siamo Giuntoli alla tua sorpresa, risparmiare sulla spesa". Tra ironia e rabbia, per il mancato acquisto top, last minute, il patron azzurro si trova ad affrontare una polveriera che solo un settembre (con)vincente potrà trasformare in applausi.
Tra mercato, risultati e contestazioni, spunta una voce importante dell’attuale agenda setting del calcio Napoli è rimasta silente: lo stadio San Paolo.
La questione stadio è fondamentale per un club che vuole crescere a livello internazionale. Accettando l’idea che un nuovo impianto non sia edificabile, ci si deve adoperare affinché la struttura di Fuorigrotta riceva un restyling mirato e ben strutturato. Il presidente Aurelio De Laurentiis si vuole affidare all’architetto dello Juventus Stadium, Gino Zavanella, che sembra abbia presentato un buon progetto, con tanto di placet del presidente Uefa: Michel Platini.
Speriamo che rifatta la casa, si faccia una squadra che dia alla città i successi che tra i vicoli si cercano e si chiedono con ossessione alla società ed al suo proprietario.