Tra l'Italia e il Mediterraneo si affaccia la Cina: presentazione del 6º rapporto annuale dell’ SRM

Scritto da Vittoria Ziviello Il . Inserito in Vac 'e Press

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<<Il Mediterraneo è una grande, sconfinata pianura liquida>>

F.Braudel

Si sono da poco conclusi i nuovi accordi della Via della Seta fra Italia e Cina, che includono intese di cooperazione per oltre 64 milioni di dollari da parte di << molti rappresentati delle comunità d’affari>>. Tuttavia, il processo per gli accordi della Via della Seta è incominciato da qualche anno e il Centro Studi e Ricerche del Mezzogiorno diede già a suo tempo grandi contributi in materia di accordi fra Cina e Mediterraneo.

Presso la Sala delle Assemblee del Banco di Napoli, anche quest’anno si è tenuta la presentazione del Rapporto Annuale del Centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, riguardante le relazioni economiche tra l’Italia e il Mediterraneo. SRM così prosegue la sua attività di monitoraggio dei flussi commerciali e dei rapporti del nostro Paese con tutta l’Area Med, evidenziando i punti di maggiore interesse che concernono gli importanti cambiamenti avvenuti in ambito geopolitico negli ultimi anni.

Con l’intervento di massimi esponenti del mondo imprenditoriale, bancario e istituzionale sono stati analizzati i nodi fondamentali evinti da tale rapporto. Sono intervenuti il presidente del Banco di Napoli, M. Barracco e il Vicedirettore Mazza per presentare una panoramica generale del quadro economico e politico del Mediterraneo con L’Oriente e L’America di Trump; un’America isolazionista, aperta tendenzialmente a soli accordi bilaterali, i quali potrebbero comportare la riduzione della dimensione economica dell’ Europa come appendice dell’Asia. Uno dei principali argomenti di discussione è rappresentato dal crescente interesse della Cina per il Mediterraneo, dal momento che questo costituisce un punto di passaggio verso l’America; tale interesse è stato per altro confermato dall’ offerta di Pechino per il Porto del Pireo, come accesso al Mare Nostrum. Anche il Presidente SRM, Paolo Scudieri, è intervenuto per ribadire l’importanza del nostro ruolo e dunque la necessità di intrattenere proficui rapporti con il progetto cinese della “Via della Seta” (OBOR-One Belt One Road) all’interno del mercato globale. Viene però evidenziato il problema della sostanziale inadeguatezza delle nostre infrastrutture ai fini dell’import/export, che infatti nel Mezzogiorno sono carenti.

La presentazione dei dati monografici del Rapporto è stata svolta dal Responsabile Maritime & Mediterranean Economy SRM, A. Panaro, il quale ha offerto un’analisi complessiva delle relazioni e scambi economici del cd. Mediterraneo Allargato. L‘Osservatorio marittimo e manifatturiero ha registrato un calo della crescita degli scambi esteri dell’Area Med negli ultimi 4 anni e il Mezzogiorno, in particolare, costituisce circa l’11% di questi scambi. Inoltre, un dato importante che è emerso nell’analisi dei dati è che, dando uno sguardo alle proiezioni del 2018, la Cina ha buone probabilità di confermarsi il primo partner commerciale dell’ Area Med( la quale comprende 10 paesi che affacciano sul Mediterraneo e 6 paesi del Golfo); è dunque questa un’ulteriore conferma dell’importanza dell’intrattenere maggiori rapporti .

Altro punto fondamentale discusso è quello degli scenari marittimi e portuali del Mediterraneo, che da solo costituisce il 19% del Traffico Mondiale di merci). Il commercio marittimo continua ad avere una crescita lenta ma strutturale e il Mediterraneo, come è facile immaginare, ricopre un ruolo strategico. Naturalmente, tutti quei Paesi che adottano delle politiche molto forti in ambito portuale sono da considerarsi i nostri maggiori competitors. È da ricordare inoltre che, in anni recenti, il Canale di Suez ha visto aumentare anche le merci provenienti dall’Asia e dirette verso la costa Est del Nord America; una quota di tali merci, probabilmente, viaggiava su navi di dimensioni tali da non poter attraversare il Canale di Panama. Ed ecco quindi che si evidenzia il ruolo della grande opera di allargamento del canale americano sui traffici di merci in transito nel Mediterraneo.

Ulteriori analisi sono state effettuate per quanto riguarda l’impatto economico esercitato dalle cd. Free Zone, le più importanti delle quali si trovano in prossimità di Porti (sono circa 4000 in 135 Paesi). Le Free Zone sono degli anelli di congiunzione tra il sistema manifatturiero e il sistema portuale. Altri esempi di questo tipo posso essere considerate anche le ZAL di Barcellona, ovvero delle zone ad attività logistica che possono offrire servizi alle imprese che entrano nel porto.

L‘incontro prosegue con la discussione della Tavola Rotonda , introdotta e moderata dal Direttore generale SRM, m. Deandreis con l’intervento di S. Bertasi, Responsabile Ufficio Rappresentanza di Intesa San Paolo a Pechino e Presidente Camera di Commercio Italiana in Cina, in collegamento da Pechino; P.L. d’Agata, Direttore Generale Confindustria Assafrica e Mediterraneo; E. Greco, Direttore IAI; S. Pan, Vicepresidente Confindustria per le Politiche Regionali e V. Amendola, Sottosegretario agli Affari Esteri.

È intervenuto anche l’On. Pittella, già primo Vicepresidente del Parlamento Europeo, Presidente del Gruppo S&D del Parlamento Europeo, per chiarire ulteriormente la necessità di vedere la Cina come un nostro potenziale partner, e non come nemico. Fino a questo momento, infatti, l’Unione Europea ha privilegiato l’ asse geopolitico est-ovest, che si è tuttavia rivelato fallimentare, dal momento che, di fatto, non è mai nata una vera Banca del Mediterraneo; a tal fine occorrono programmi di cooperazione con Paesi Africani, cercando così di abbandonare la politica del “favorire i vicini”.

Infine, possiamo soffermarci sulla centralità del Mediterraneo dal punto di vista logistico, argomento trattato da A.S. Bergantino, Professoressa di Economia Applicata all’ Università di Barie e presidente SIET, la quale sostiene che l’Italia potrebbe diventare la piattaforma logistica del Mediterraneo. Sono però da considerarsi due elementi fondamentali che riguardano, innanzitutto, i 3 pilastri delle infrastrutture (Pianificazione, Programmazione, Progettazione), necessari per avere una politica di investimenti sovranazionali e la necessità di una coordinazione a livello centrale, da attuarsi tramite una riforma delle autorità portuali.

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