Campania Segreta: Tora e Piccilli

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

MUROLO coperina

Ci sono tracce di ominidi protostorici nell’alto casertano: l’”Homo Heidelbergensis”, vissuto tra i 400000 e i 300000 anni fa. Tora e Piccilli sono due paesini che insieme formano comune, contando poco meno di mille abitanti. Sorgono sulle pendici dell’antico vulcano Roccamonfina, definitivamente spentosi 53000 anni orsono, di cui parlai abbondantemente nel primo “mini-reportage” della rubrica Campania Segreta, pubblicato su QdN nel giugno dello scorso anno.
Il municipio è a Tora, l’antico “Castrum Thorae”. Una torre di origine normanno-sveva si erge sul borgo medievale. In località Foresta, nella piazzetta in cui sorge la chiesa di Sant’Andrea Apostolo, c’è l’accesso a questa scala che porta al sito paleolitico dal nome terrificante di “Le ciampate del diavolo”.

Questo nome dall’aspetto così tetro gli fu dato perché, quando attorno al 1820, in seguito a forti piogge, venne di nuovo alla luce la roccia su cui sono impresse chiaramente delle impronte umane. Trattandosi di lava solidificata, gli abitanti del luogo pensarono immediatamente che doveva trattarsi di esseri soprannaturali. Il Diavolo.

In seguito a studi molto più recenti, si è capito invece, più realisticamente, che trattasi delle impronte umane più antiche mai trovate. Un ominide preistorico. L’Homo Heidelbergensis, discendente dell’uomo di Neanderthal.

La roccia tufacea in cui sono impresse le impronte è “tufo leucitico bruno”, la stessa formazione di lava, cenere e pietrisco che sommerse Pompei nel 79 d.C.. Al momento della messa in posa, dell’eruzione, doveva avere una temperatura di circa 400 gradi centigradi, ma raffreddandosi, questo particolare amalgama, prima di solidificarsi completamente, attorno ad una temperatura tra i 40 e i 60 gradi, ha ancora una consistenza dolce, quasi morbida, simile a fango caldo. È in questo momento che sono passati i nostri ominidi, permettendo così, a quasi 400000 anni di distanza, di farci osservare le loro orme.

Si notano sul pendio di roccia scura, due serie di impronte, in una si vede chiaramente che l’ominide procede quasi seduto, come ad affrontare la discesa cautamente, aiutandosi anche con le mani. Tutt’attorno vi sono impronte più piccole appartenenti ad animali passati più o meno contemporaneamente.

All’occhio di un attento osservatore, o meglio guidati da un esperto, si può vedere che le cenge sono tre, confluenti poi in un unico sentiero, usato poi, in un’epoca molto posteriore, quasi ai giorni nostri, come canalette per convogliare acque piovane, e quelle del torrente Fosso Rionale verso il mulino del ‘700, oramai un rudere. Ciò sta a dimostrare, che nell’antichità, ai tempi dei nostri ominidi, si trattava di sentieri accreditati, ed è quindi il più antico ritrovamento di camminamenti umani.

Questo geosito, che conserva orme preistoriche umane ed animali, è unico al mondo. Inoltre è di enorme importanza, perché come detto sopra, presenta tracce di una attenta camminata, segno che veniva frequentemente usato all’epoca,ed è quindi la più antica testimonianza di sentiero umano al mondo.

Presumibilmente il più antico sentiero della Storia.

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