Campania Segreta: Lauro

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Port'Alba

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Situato nell’omonima valle, in una zona boscosa della bassa Irpinia, deve il suo nome proprio alla pianta d’alloro, di cui sono ricchi i boschi che la circondano. La mitologia vuole che la città sia stata fondata da Ercole, che dopo aver visitato Pompei ed Ercolano, si recò qui, che all’epoca faceva parte della “ Terra di Fraconia“, dall’antica popolazione che l’abitava sin dal II millennio a. C.. Fu accolto dalla popolazione festosa, che agitava rami d’alloro in suo onore, così Fregonia mutò il nome in Lauro.


Le testimonianze più antiche sono Romane, la Villa Imperiale, un bel complesso termale dotato di superbi mosaici che sono ancora in parte intatti e visibili, risale al I secolo a. C.. Ma fu in epoca medioevale che per la sua posizione dominante su tutta la valle, che fu contesa dai vari casati dominanti il Sud- Italia. Prima Longobarda, infatti appartenne al Ducato di Benevento, poi a quelli di Salerno e Capua. Nel 1057 fu conquistata dai Normanni, con il conte di Aversa, al secolo Riccardo Drengot, ma fu Ruggero II il Normanno, ad elevarla al rango di contea e darla a Roberto di San Severino come feudo, e rimase di loro proprietà fino al 1212, quando cadde sotto il dominio dell’imperatore Federico II. Passò di mano tra molti nobili locali, per tornare un periodo anche agli stessi San Severino, ed infine agli Orsini a cui fu sequestrata. Fu venduta a Scipione Pignatelli, e poi ai marchesi Lancellotti, che ne mantennero il dominio fino alla caduta del feudalesimo.

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Questo avvicendarsi di Signorie, non differente da altri feudi della zona, è qui anche importante perché a Lauro vi è uno dei più bei castelli di tutta la Campania, e questo è dovuto soprattutto al suo particolarissimo stile, cioè un’architettura mista. In pratica, seppur in epoche diverse, tutti ci hanno messo mano, e l’effetto è a dir poco strabiliante. Costruito originariamente dai Longobardi e i Normanni, se ne hanno le prime tracce scritte nel 976, anche se comparirà in un documento ufficiale solo nel1277, quando fu annoverato nell’elenco delle proprietà di Margherita de Toucy, una d’Angiò, cugina di re Carlo I. Dopo essere stato bruciato dai Francesi in seguito ai moti rivoluzionari della repubblica di Napoli, nel 1799, fu interamente ricostruito da Filippo Lancellotti nel 1870, in uno stile misto neo Rinascimentale e neo Gotico. In esso compaiono elementi Barocchi, fregi Gotici e motivi Rinascimentali, armoniosamente miscelati e rinchiusi da possenti mura che ricordano l’origine Normanna. Le torri quadrate saltano immediatamente all’occhio, come la loggia che si affaccia sulla vallata in direzione di Nola. Sul lato opposto, su di un torrione circolare, sporge, curioso ed intricante un “ bafonetto “. Imponente è il portone principale che da sulla piazza, ed alla sua sinistra è chiaramente visibile l’ingresso alle stalle. Il maniero è visitabile tutti i sabato e le domeniche, ma è bene informarsi prima, perché gli orari possono essere soggetti a cambiamenti.

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Io ci sono arrivato da Nola, e superato San Paolo Bel Sito ed il santuario di Santa Maria a Parete, la strada comincia gradualmente a salire. Si respira un’aria più salubre, come se ci si stesse lentamente sollevando dai miasmi della piana industriale di Pomigliano e Nola. I piccoli centri abitati hanno un aspetto ordinato e pulito, i numerosi campi e giardini sono delimitati da muretti in pietra, dalla calce scrostata e numerosi rappezzi di cemento, danno a tutto il paesaggio un aspetto antico. Arrivare ed essere colpiti dal Castello è inevitabile, qualcosa che accade simultaneamente. Nel paese c’è Palazzo Pignatelli, a testimoniare altre storie ed altre avventure, che ospita un museo dedicato all’esploratore Umberto Nobile, che qui ebbe i natali, ed all’inizio del secolo scorso compì due mirabili viaggi al Polo Nord, in dirigibile. Un'altra particolarità del luogo è il “ percorso dei murales”, dovuto ad un iniziativa datata 1976, in cui furono invitati numerosi artisti a dipingere sulle case, ed anche se qualche opera è sbiadita o un po’ malandata, l’effetto è notevole, in contrasto con tutto ciò che si ci può aspettare in questa sorta di valle fatata.

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