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Campania Segreta: Mirabella Eclano

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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La cittadina, che conta poco più di 7000 abitanti, si trova nel cuore dell’Irpinia, quasi al confine con la Puglia. Il territorio è stato abitato sin da tempi antichi; ci sono tracce di insediamenti neolitici, ed in periodo Sannitico rivestì una certa importanza, tanto che il dittatore Silla, nell’89 a. C., dopo aver assediato Pompei, vi si diresse direttamente, ignorando centri come Nola ed Abellinum , la conquistò e la saccheggiò.
Divenuta in seguito una città romana, assurse nel II secolo d. C., sotto l’imperatore Adriano, al ruolo di colonia, rivestendo, grazie alla sua posizione geografica, situata sulla via Appia, un ruolo strategico nel commercio con l’Adriatico. La città di Aeclanum si arricchì di numerose opere pubbliche, quali terme, teatro e domus patrizie, la sua estensione era di 18 ettari, una grandezza di tutto rispetto per l’epoca, basti pensare che Ercolano ne misurava 4. Con la caduta dell’impero romano e l’avvento del cristianesimo, fu sede episcopale. Poi Longobarda, fu distrutta nuovamente nel 663 dall’esercito Bizantino di Costante II. Divenuto un piccolo borgo, prese il nome di Quintodecimo, poi Acquaputrida, ed infine di Mirabella, ma fu solo nel 1862, dopo la caduta del Regno delle Due Sicilie, che si chiamò Mirabella Eclano, e divenne città.

Situata in piena zona sismica, subì a varie riprese i danni causati dai vari terremoti, per ultimo quello del 1980, in cui vi furono 25 morti e più di 1000 sfollati, senza contare i danni alle costruzioni.

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Dopo Grottaminarda, svoltando sull’Appia, all’altezza della Fontana del Re, di borboniana memoria, entro nel territorio di Mirabella Eclana, tra la vallata del fiume Calore e dell’Ufita, e dopo aver attraversato il centro abitato, mi dirigo verso Taurasi. A Madonna delle Grazie c’è una necropoli Eolitica, cioè appartenente al periodo cosiddetto “ del Gaudo “, dalla più nota necropoli di Gaudo, vicino Paestum. Risalenti al III millennio a. C.,presentano tombe a forma di forno, ma dato che il sito si trova in proprietà privata, ed in quel momento in casa non c’è nessuno, riesco solo a dare una sbirciatina. Mi consola una targa che dice che tutte le armi e le suppellettili ritrovate, non sono in loco, bensì al museo di Avellino.

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Per arrivare agli scavi di Aeclanum, ritorno sulla via Nazionale delle Puglie. È una strada a scorrimento veloce, e non mi risulta facile individuare il sito, ma dopo poco,in località Passo, verso Pianopantano, scorgo uno spazio recintato, e fermata l’auto, perché è impossibile e pericoloso fare inversione di marcia lì, mi avvicino a piedi. Indubbiamente sono arrivato, lo scavo è subito dietro la recinzione ed il cartello con l’indicazione c’è, o meglio, c’era, perché è diventato completamente marrone dalla ruggine. Si può entrare con la macchina, e prima di terminare la manovra per posteggiarmi, che lascio inevitabilmente a metà, mi prende la frenesia: più in basso si è aperto uno scenario incredibile. Un’intera città si staglia sullo sfondo della vallata. Ci sono delle persone in quello che è il centro di accoglienza, una casupola all’ombra di un paio d’alberi. Gentilissimi, mi danno una brochure e poche spiegazioni. Pochi passi, attento a non scivolare sullo sterrato in discesa, e sono ad Aeclanum. La città,costruita in “ bugnato romano “ e mattoncini rossi, si presenta come un’enorme plastico di mura e colonne. I tetti non hanno resistito ai secoli, ai terremoti ed ai saccheggi, ma sono chiaramente visibili alcuni edifici. Coperta da una tettoia, quella che doveva essere una “ fullonica “, una lavanderia; le vasche, impermeabilizzate con lo stesso “ coccio pesto “ usato nella Cisterna Mirabilis ed in tutte le altre opere simili, sono intatte. Si continua la visita scendendo per una strada basolata, e sulla sinistra, circondati da mura e colonne, ci sono i mercati pubblici, al centro dei quali è ancora intatta la “ tholos “, l’edificio circolare centrale. In base ai diversi ritrovamenti è stato stabilito che vi erano numerose botteghe, tra le quali quella di un vetraio, e “ tabernae “. Alle spalle di quest’area, gli archeologi collocano l’anfiteatro, ma questo scavo non è stato ancora effettuato. Verso la vallata ci sono i resti di una Basilica paleocristiana del VI secolo d. C., probabilmente voluta dal vescovo Giuliano, capo della diocesi e feroce oppositore di Sant’Agostino. Ritornato agli uffici le persone che mi hanno accolto in precedenza, mi indicano l’area delle Terme, discosta dal resto del sito, e mi invitano a visitarla. Forse ancora più interessante di ciò che ho appena visto, qui ci sono delle stanze ancora intatte, come l’ “apodyterium”, una sorta di spogliatoio, il “calidarium” ed il “frigidarium”. Ancora vago per questa selva di mura, tronconi di colonne e archi, fino a raggiungere una tettoia sotto la quale c’è un mosaico quasi interamente restaurato. Sono letteralmente allibito dalla visita di questo splendido luogo, che prima di lasciarlo, mi fermo con il signor Marcello ed i suoi colleghi, per scambiare due parole, ma soprattutto avere altre notizie su ciò che mi ha appena incantato.

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La triste verità che avevo già intuito, perché comune a tutti i siti archeologici Italiani, più o meno importanti che siano,cioè la mancanza di fondi, diventa realtà dopo aver scoperto che solo 2000mq. di Aeclanum ,sono stati portati alla luce. Che sono state ritrovate splendide statue in marmo, custodite nei musei, ed altre potrebbero essere ancora sepolte e sconosciute, ma per il momento siamo destinati a non saperlo. – Hai visto il cartello…..?- mi dice, mesto, Marcello. Quasi un annuncio della cronica mancanza di denaro destinato alla tutela del nostro patrimonio artistico e culturale.

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