Un veronese a Fuorigrotta

Scritto da Antonio Capotosto Il . Inserito in Il Pallonetto

CAPOTOSTO

A Verona via Luigi Galvani e Golosine distano meno di sei chilometri. La sede del Chievo e il quartiere dove è cresciuto Renica. Il libero del primo scudetto approdato a Napoli nel 1985 dopo tre annate nella massima serie con la casacca blucerchiata.
Alessandro però non rifiutava le accelerazioni sulle corsie esterne. Come nell'occasione del pareggio di Maradona -colpo di testa in tuffo basso- alla ventesima giornata, al 'Baciccia'. <<Guarda come corre, sembra una vettura di Formula 1>>, disse Diego a Gianni Minà la settimana successiva al trionfo tricolore in uno speciale sulla Rai ('Notte per uno scudetto'). La festa di un successo atteso da troppo tempo che aveva messo in secondo piano il primo gol in A di quel ragazzo destinato a diventare tra i più grandi giocatori italiani del dopoguerra: Baggio, nello stadio dove realizzerà uno dei gol più belli della carriera. Sul palcoscenico del San Paolo il 17 settembre '89 Roberto recitò da migliore attore non protagonista, considerato che il 'Ciuccio' vinse in rimonta con le battute di Renica (pallone sporcato da un avversario), Careca e Corradini. Nell'occasione del gol l'ex blucerchiato patì un crack muscolare: dopo quell'infortunio, non sarebbe più riuscito a giocare con continuità (otto presenze nell'annata del secondo tricolore).Nella storia del Napoli Alessandro è ricordato anche per la rete decisiva alla Juventus al fotofinish -penultimo minuto del secondo tempo supplementare- che eliminò la Juventus nei Quarti di Coppa Uefa poi conquistata in Germania davanti a tanti emigrati campani. <<L'esultanza di Renica? Di corsa da una porta all'altra, senza mai fermarsi>>, dichiarava un sorridente Ciro Ferrara in una puntata di 'Sfide' del maggio 2001. Quando il Chievo Verona era pronto per l'approdo nella massima serie. I partenopei invece erano impegnati nella lotta salvezza, nella stagione dell'ultima retrocessione del 'vecchio' Napoli.

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