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Murcia: nuova meta per gli studenti italiani in Erasmus

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Bella città della Spagna meridionale, la settima per popolazione con i suoi quasi 500mila abitanti, è la capitale della Comunità autonoma di Murcia. Situata al centro di una fertile pianura, dista una quarantina di chilometri dal mare.
Attraversata dal rio Segura, il piccolo fiume che bagna tutta la zona, dove a un certo punto del suo percorso cittadino, vi è una scultura in ferro, rappresentante una sardina, usata anticamente per misurarne il livello, che è diventata così popolare da essere il simbolo della città. I primi insediamenti conosciuti risalgono all’epoca dei Cartaginesi, che la fondarono e la usarono come centro commerciale, tanto che i Romani la chiamarono “Carthago nova”. Poi appartenne all’Andalusia dei Califfati Arabi, fino al 1243 quando fu conquistata da Ferdinando III, che la annesse al Regno di Castilla.

Camminando per il centro storico, il “barrio” de la Merced, si incontrano tantissimi giovani, perché Murcia è fondamentalmente una città universitaria. Ad un italiano, per lo meno a me, viene subito in mente Perugia. Dalla Cattedrale, bellissimo esempio del Barocco spagnolo, con una torre campanaria seconda solo a quella di Siviglia per altezza, il Casino antico, palazzo storico aperto al pubblico, passando per strade e viuzze animate, si incontrano altri palazzi storici e qualche museo, fino ad arrivare all’affascinante plaza Santo Domingo. Qui una intrigante istallazione di arte contemporanea circonda un Ficus secolare, il resto della piazza è quasi interamente occupato dai tavolini dei molteplici bar. Si nota subito che la clientela è giovane, quasi tutti studenti, Spagnoli e stranieri.

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Mi avvicino a due ragazze, le sento parlare in Italiano, e le chiedo se sono studentesse. –Si si,- risponde Chiara, 23 anni, Napoletana- stiamo facendo l’Erasmus. –Siamo studentesse di medicina- aggiunge Paola, 24 anni, di Cagliari. Le chiedo se posso farle qualche domanda, e le invito a sedersi ad un tavolino per un caffè. Le ragazze preferiscono una birra, del resto sono le 8 di sera, ed una “marinera”, antipastino locale, composto da un grissino con su della salsa ed una acciuga. La prima domanda è banale quanto d’obbligo: - Come vi trovate qui?- -Benissimo!- rispondono in coro, e quando chiedo perché si alternano, sovrapponendosi. Sono entusiaste. Murcia è una città a dimensione uomo, tutti i dipartimenti a cui si devono recare per i loro studi sono relativamente vicini. Mi confermano la mia prima impressione, è una città universitaria, dove sono presenti tutte le facoltà, tranne Ingegneria e Architettura, che sono nella vicina Cartagena. Un’eccellenza è proprio Medicina, dove pare sia ottima Odontoiatria. Il polo scientifico è al campus de l’Espinardo, dove si fa anche il biennio di medicina, poi si passa a l’Hospital Universitario Virgen Arrixaca, che è l’ospedale top, rinomato per traumatologia, dove si eseguono anche interventi di allungamento degli arti. Eccellenza per i trapianti renali. Lavori di ingrandimento lo porteranno ad essere l’unica sede di Medicina. La domanda seguente viene da sola: -La sera che fate?-. Non ho neanche finito di proferire le ultime parole, che di nuovo, togliendosi la parola a vicenda, rispondono entusiaste. – Bar ovunque!- e – Per niente cari!- -Alle volte iniziamo ad uscire dal Giovedì sera- e poi, come un ritorno alla serietà – Ma non tutte le settimane- e subito – Aperitivo tutti i giorni, però. Costa un euro!- - Ed in discoteca?- chiedo. – Beh, quella o il venerdì o il sabato. Si fanno anche le 7 e le 8 di mattina. Qui è top!- In fin dei conti le ragazze sono sagge, si divertono, sono giovani, sarebbe strano il contrario, ma pensano soprattutto allo studio. Traggo le mie conclusioni, tenendo conto della grande somiglianza delle lingue, Italiano e Spagnolo, quindi la Spagna da sempre meta preferita dagli studenti Italiani per il programma

Erasmus, Murcia, più piccola e quindi meno dispersiva delle più gettonate Madrid e Barcellona, mi sembra stia diventando una nuova meta ambita per i nostri ragazzi.

Paola e Chiara si congedano educatamente, dividono un appartamento con altri due studenti, e si avviano sul bel viale alberato che parte dall’estremità nord della piazza. Io resto un attimo seduto, riflettendo sul fatto che ho visto solo un’altra categoria di persone, in giro: gli anziani. Quelli di mezzo, gli adulti come me diciamo, sono rarissimi. Andrò a cena, per fortuna in Spagna si mangia benissimo.

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