Beltane: viso di maggio” da WeSpace

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Mostre

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Manuela Vaccaro, napoletana, ingegnere aerospaziale di professione, artista per vocazione e piacere, allestisce questa performance per la galleria di vico Vasto a Chiaia.


Interessata e affascinata da sempre dalle divinità primitive e dai riti pre-cristiani, Manuela rappresenta la sua “Beltane” con una danza, nei panni di una sacerdotessa, che personifica la primavera, tra i suoi quadri, dipinti appositamente per l’occasione.

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Dal Gaelico “Bealtaine”, è un’antica festa pagana irlandese, che celebra l’arrivo della primavera, localizzato un tempo, in quelle lande nordiche, attorno al primo maggio. Astronomicamente, essendo situato tra l’equinozio di primavera ed il solstizio estivo, il giorno esatto è il 5 di maggio, anticipato in questa serata da WeSpace al 4, per motivi pratici, essendo un venerdì. La storia ci tramanda che anticamente i druidi accendevano dei falò, e vi facevano passare, nei sentieri tra essi creatisi, il bestiame, allo scopo di purificarlo e liberarlo da tutti gli influssi negativi. Seguiva, poi, la popolazione, e piano piano, si trasformava in una danza frenetica attorno ai fuochi.

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Il fuoco, presente in tante culture nordiche e non, come la notte di San Giovanni, che nei paesi scandinavi si trasformava in un vero e proprio “sabba”, osteggiato in seguito dai preti cristiani. In Italia si venerano queste divinità in Liguria, dove stanziarono popolazioni di origine Celtica, ma anche in Piemonte, e in Abruzzo, dove ad Avezzano si fonde l’antico paganesimo con il cattolicesimo, come spesso succede, e la notte del 26 aprile si accendono falò in onore della Madonna di Pietraquaria, patrona della città. La Primavera rappresenta il rinnovo della vita, nella cultura primitiva che l’artista evoca, è una festa che richiama la Dea Madre, Ecate nella cultura greco-latina, ma anche Iside, o la Cibele dei miti contadini dell’epoca romana.

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Nei suoi quadri Manuela rappresenta la dea, o, se vogliamo, la sua sacerdotessa, sempre con una capigliatura folta e riccia, ispida, da Medusa, ma i capelli non si trasformano in serpenti, bensì sono culla di fiori e vita. I colori sono il blu, il verde pallido o acceso, a volte, e spesso il dipinto principale è affiancato da due piccoli riquadri che ne richiamano le tinte, e attirano lo sguardo dello spettatore come farfalle attorno ad un grande fiore. Il fiore della natura.

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Da tutta la sua pittura traspare gioia, la gioia della primavera, sottolineata dalla sua danza quasi magica, ipnotica. La sacerdotessa che celebra la Dea. L’evento stesso è l’avvento di una stagione di rinascita e rinnovo.
La sera della performance c’è il pienone delle grandi occasioni, l’artista si muove con leggerezza nell’esiguo spazio tra la gente e le sue opere, lasciando una scia di grazia bucolica, appena percepibile sotto la veste bianca che cela solo in parte la sua irruenta femminilità, perfetta metafora di una stagione che incombe prepotente con i suoi colori ed i suoi odori. La primavera.

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